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sabato 6 Marzo 2021
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Il mito di Elvira Notari, quando Napoli era la Hollywood degli anni ’20

Nella Napoli degli anni ’20 Elvira Notari è un vero e proprio tycoon: scrive, produce, dirige e distribuisce oltre 60 film di successo.

Elvira Notari e la Dora Film

Nella storia del cinema italiano la prima regista è stata una signora nata a Salerno: Elvira Notari.

Tanti sono i meriti da ascrivere a questa vera e propria pioniera dell’industria cinematografica.

Tra questi c’è anche quello di essere stata la prima ad aver esportato il proprio lavoro in tutto il mondo, prima che la censura fascista e l’avvento del sonoro ne decretasse la fine, sua e di tutto quel cinema che si esprimeva con le didascalie.

La società che produceva e distribuiva i suoi film era la Dora film. La Notari stessa l’aveva creata assieme al marito Nicola, tecnico e produttore dei metraggi cinematografici.

Quando Napoli era la Hollywood degli anni '20 2

Si tratta di film che prendevano spunto dalla musica popolare napoletana, intorno alle cui canzoni la Notari scriveva delle vere e proprie sceneggiature.

Le storie sono sempre legate all’ambiente familiare dei protagonisti che sono incastrati in fraintendimenti d’amore, degli archetipi della cultura popolare mescolati a “liason dengereuse“.

C’è una esplicitazione totale e coinvolgente soprattutto per la mimica dei volti e dalla teatralità di movimenti che sopperivano la mancanza del sonoro.

Prendiamo ad esempio la pellicola intitolata: ‘A Santanotte

 

Il film racconta di Nanninella (Rosè Angione) giovane inserviente di un caffè, figlia di un padre alcolista che la promette in sposa a Carluccio (Antonio Palmieri), mentre lei vorrebbe sposare Tore (Alberto Danza).

Carluccio farà credere a Nanninella che Tore è responsabile della morte del genitore.

Nonostante la ragazza non nutra sentimenti positivi per il padre, resta pur sempre tale e dunque rinuncia a sposare Tore.

Grazie all’aiuto di Gennarino (Eduardo Notari) si scoprirà la verità, ma purtroppo la povera Nanninella non si salverà dall’ira di Carluccio che, alla scoperta del perdurante amore della ragazza per Tore, non esiterà a colpirla a morte.

Nanninela morirà tra le braccia dell’amato Tore.

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Una scena dal film «Rovine»

Il film del 1922 fu un successo clamoroso.

Nel cast il figlio Eduardo che sarà spesso protagonista dei lavori materni, incarnando sovente lo scugnizzo napoletano, scapestrato ma di buoni sentimenti, duro e ribelle ma di gran cuore.

Intervistato nel 1963 a proposito della madre, Eduardo disse che era stata oltre che una bravissima regista e sceneggiatrice una ottima donna di casa.

Elvira Coda in Notari

Classe 1875, nata sotto il segno dell’Acquario, salernitana, Maria Elvira Giuseppa Coda, è passata alla storia con il nome di Elvira Notari, prendendo il cognome del marito Nicola.

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Elvira e Nicola Notari

Elvira Notari realizzò oltre sessanta lungometraggi tra il 1906 ed il 1929.

Il figlio Eduardo ricorda che la madre colorava a mano, insieme al padre, in un lavoro da certosino miniaturista, dettagli piccolissimi nella pellicola, come un cravattino o un mazzo di fiori.

Il pubblico faceva file lunghissime per assistere alle proiezioni di questi film.

Da alcuni erano considerati precorritori del Neorealismo, proprio per la descrizione di un habitus culturale che teneva in gran conto le emozioni e le passioni umane.

E può far sorridere il paragone, ma si pensi che alla tecnica usata in Traffic da Steven Soderbergh, ai coniugi Notari venne l’idea di colorare i sentimenti espressi come la rabbia con il rosso e la malinconia con il blu.

Il boom del cinema napoletano

“Ad esempio, il film ‘Nfama, proiettato al cinema Vittoria di Napoli, in via Toledo, ebbe una tenitura di ben 32 giorni con circa 6.000 presenze.

Il film ‘A legge, del 1921, tratto da A San Francisco, atto teatrale unico di Salvatore di Giacomo, rimase in programmazione per 36 giorni.

La folla di gente che si accalcò al cinema Vittoria costrinse gli organizzatori ad anticipare le proiezioni alle 10 del mattino”

Da Vittorio Martinelli, Sotto il sole di Napoli.

Napoli little Hollywood

Si pensi che anche all’epoca esistevano dei veri e propri multisala, che per ovviare alla presenza di una sola orchestra per accompagnare film diversi, si inventarono una sorta di sincronizzazione sfalsata.

Facevano partire il secondo film in maniera che l’orchestra potesse sincronizzare la musica con quella del primo.

Insomma i due film proiettati uno accanto all’altro avevano la stessa orchestra a servirli.

Quando nella sala uno un marchese moriva, per esempio, la sua morte veniva accompagnata da un rullo di timpani con tamburo finale, in maniera che coincidesse con la nascita del bambino proiettata nella sala due.

Anche i proiezionisti dovevano accordare spesso la velocità della pellicola al suono dell’orchestra, era tutto artigianale.

La Notari portò un’altra innovazione: quella dei cantanti in scena durante la proiezione, cosa che prima nessuno ancora aveva fatto.

La vetta e la caduta

Altro motivo di notorietà per la nostra regista ed il consorte furono i documentari su commissione da parte di italiani all’estero che chiedevano e acquistavano video-notizie dei loro paesi di nascita.

“Pionieristica era poi anche l’attività di marketing che precedeva e seguiva la produzione dei film.

La Notari si assicurava in anticipo i diritti sulle canzoni da presentare al Festival di Piedigrotta, a volte andando per intuito e fidandosi del solo titolo, senza nemmeno conoscerne ancora il soggetto da cui avrebbe poi tratto l’opera cinematografica.

Tutto questo avveniva in un’epoca in cui, in Italia, la diffusione di dischi stentava ancora a decollare.

Questa collaborazione segnava un salto di qualità per le edizioni di musica e anticipava i fasti che l’industria discografica italiana avrebbe conosciuto solo a partire dagli anni trenta.

Inoltre, nella fase di post-produzione, la Notari si occupava personalmente dei rapporti con la stampa, per pubblicità e recensioni sui giornali, e curava la realizzazione di locandine e programmi di sala”.

Giuliana Bruno, Rovine con vista: alla ricerca del cinema perduto di Elvira Notari, 1995.

Purtroppo tutte le cose belle finiscono nel 1930 la Dora film chiude i battenti per l’avvento del sonoro e le pressioni della censura fascista che non ammette la rappresentazione della povertà e non vede di buon occhio i delitti passionali.

Elvira Notari ed il marito si ritirarono a Cava de’ Tirreni nel 1940, dove lei morirà nel 1946.



Barbara Napolitano
Barbara Napolitano
Antropologa, regista e docente di cinematografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli

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