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Il cinema di Albano e Romina, innocuo e perfetto, in realtà ci preparava alle rovine del futuro.
Albano e Romina, pensando ad Antonioni
Analizzare i percorsi del cinema a volte porta a scavare nella memoria delle proprie visioni giovanili e, non volendo, al ricordo dei nostri peggiori incubi cinematografici.
Come il Woody Allen di Manatthan, si fa il proprio bilancio intellettivo, che è più una sorta di educazione sentimentale, e si mettono insieme tutte le canzoni ascoltate, i film visti, i libri letti.
Si fa la conta di quanto cinema di De Sica uno abbia visto, quanto di Monicelli, quanti film di Fellini, quanti di Antonioni, quanti film di Totò e, senza nemmeno rendersene conto, si arriva schiantandosi, come un treno in corsa, alla materializzazione dell’orrido: i film di Albano e Romina. Anzi, di Al Bano & Romina Power.
Nel sole, 1967
La televisione di inizio anni ’80 ci ha rovinato.
I film di Albano e Romina imperversavano sulle reti private e anche se oggi sono oggetti sconosciuti, noi tutti dagli anta in su conosciamo le vicende di Carlo Carrera e Lorena Vivaldi. Nel Sole è il principio assoluto. Il momento zero, la nascita del più grande fenomeno di costume italiano: Albano e Romina.

Le vicende di un ragazzo di campagna, Albano, che fa il cameriere e lo studente, e si finge ricco per conquistare il cuore dell’altolocata Lorena, Romina. Il processo di crescita di Albano sarà lungo e tortuoso.
Il loro cinema è familiare, semplice, sognante. È la trasposizione della favola innocua in un mondo nuovo, quello del boom economico del 1970. E c’è ogni elemento di questo passaggio, di quell’attualità.
Nel sole: i titoli iniziali
Albano è un ragazzo di campagna che studierà e diventerà dottore ingegnere, scalerà la società buona, perché rinuncerà a fare il toy boy di una giovane donna ricca ma molto impegnata altrove (la donna di facili costumi!) per rifugiare in una ugualmente ricca ma casta, onesta.
Nel frattempo, i suoi amici, Franco e Ciccio, immancabile controparte comica della vicenda, nello stile dei musicarelli dell’epoca, passeranno dal misero impiego di autisti al commercio e all’imprenditoria aprendo un negozio di alimentari.
Stessa cosa farà l’anziano Nino Taranto, il burbero dal cuore d’oro, che passerà dall’insegnamento alla rivendita di televisori.
Si preparava l’Italia del domani. Tv e cibo in abbondanza, e un bicchiere di vino con un panino.
La cultura classica, l’insegnante e il lavoro sporco, cioè la manovalanza, diventavano piccola borghesia autonoma e consumista. Preparava il terreno ad una buona borghesia composta dal ragazzo di paese evoluto in dottore e la ragazza di ottima famiglia pronta a fare da sposa.
Certo non sarebbero mancati, inganni e tradimenti, ma insieme al reddito pro capite faceva un balzo in avanti anche l’ipocrisia, diventando appannaggio delle nuove classi sociali.
Il cinema di Albano e Romina, innocuo e perfetto, in realtà ci preparava alle rovine del futuro. Blade Runner a Cellino San Marco
Albano e Romina superstar
I due sembravano una coppia altrove nello spazio e nel tempo.
Ci vengono riproposti in un film in costume in cui Albano interpreta un improbabile Schubert e nel 1984 ci riprovano, viaggiando in un futuro che li immagina vecchi che raccontano la loro storia d’amore ai piccoli nipoti.
Ebbero a che fare in quel periodo anche con una sorta di doppelganger di sé stessi. Albano, passava dal buon ragazzo di campagna a dirigere miniere d’oro in Kenia, senza scrupoli, (Il ragazzo che sorride).

Romina faceva di più, dato che la sua sincera Lorena si trasformava di notte nell’inquietante serva del marchese De Sade in un film di Jesus Franco.

Alla fine i due si innamorarono davvero e grazie ad una sorta di porta interdimensionale, il cinema si trasformò in realtà e il ragazzo pugliese sposerà davvero la ragazza ricca. Solo ricca però, perché la famiglia di Romina era di quelle ben poco tradizionali, volendo usare un eufemismo.
La fine della favola
Come sia andata a finire lo sanno tutti. Le cronache degli ultimi 30 anni sono state un film nel film: Yleenia, la figlia scomparsa, la separazione, il gossip a reti unificate sui nuovi amori di entrambi, il tormentone Loredana Lecciso che ha spazzato il sogno nazional-popolare di rivedere la coppia per eccellenza riunita.
Quella riunificazione attesa più di quella tedesca del padre costituente Kohl, e vanificata per colpa dell’intrusa, in una versione aggiornata della sceneggiata napoletana: isso, essa e ‘a malament.
E poi la Felicità collettiva delle presenze a Sanremo. Quanti Festival ricordiamo con loro? Non so, abbiamo perso il conto. Ma sono stati ancora loro il grande evento del Festival di Sanremo 2020. Non Achille Lauro, non Cristiano Malgioglio con i commenti al veleno dalla controparte mediaset o il gossip su Stefania Orlando. No, sempre loro insieme: Albano e Romina.
Anzi, Al Bano & Romina Power.
Quanto il loro amore abbia prodotto in denaro e quanto quell’illusione creata da un qualche mago davvero molto bravo abbia suggestionato milioni di italiani, anche questo ora lo sanno in tanti.
Ma a pensarci bene forse anche loro erano parte di un’illusione più grande che ci ha ingannato tutti. In fondo gli uomini hanno bisogno di illusioni: Come aria che respira, tornando proprio a Woody Allen.

* Articolo pubblicato in una prima versione con differente editing nel dicembre 2022
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