Quando l’elettore di sinistra guarda a destra

La sinistra (quella definita “radicale”) non entra in parlamento non perché è litigiosa, perché è autoreferenziale, perché è frammentata eccetera. Quelle sono conseguenze.

L’elettore di sinistra che guarda a destra

Di Turi Comito*

La sinistra non entra più in Parlamento semplicemente perché – in un raro caso di spiegazione monocausale per un fenomeno umano – pur esistendo un elettorato di salariati, di marginali, di “ultimi” questi non si sentono attratti da valori di giustizia sociale ma dalla ideologia individualista declinata in mille modi (nazionalista, liberista, qualunquista) tipica del piccolo borghese.

Il progresso economico (Pasolini e molti altri prima e dopo di lui in Italia e fuori dall’Italia lo hanno detto) ha cambiato lo status mentale delle popolazioni occidentali.

Mano a mano che i bisogni primari sono stati soddisfatti, gli interessi degli ex marginali non sono stati quelli di garantire il progresso umano basato su principi che non erano solo quelli di un maggiore distribuzione della ricchezza materiale ma quelli di un stabile rapporto tra la giustizia sociale e le libertà individuali.

Al contrario vi è stato un allontanamento sempre maggiore proprio da quei principi e un progressivo avvicinamento ai principi propri dell’individualismo ideologico, fino al paradosso che vede morti di fame piangere per le dipartite di gente straricca con la testa coronata o, peggio, urlare al furto se si parla di mettere tasse maggiori sui patrimoni dei parassiti finanziari.

Quelli che dicono che sono stati i partiti a “tradire” il popolo di sinistra o non si rendono conto o vogliono ignorare che è il “popolo” di sinistra che per primo ha negato la sua stessa esistenza: ha eletto prima dentro quei partiti gente come loro e poi ha perfino deciso di rivolgersi altrove.

Per esempio presso partiti di destra. Quando tanti anni fa D’Alema diceva che la Lega era “una costola del Pci” era perfettamente informato del flusso gigantesco di ex compagni che aderivano a quella fognatura razzista che era la Lega di allora. (Al confronto quella di oggi è un partito di internazionalisti).

Massimo D’Alema: vi dico qualcosa di sinistra

Per di più i partiti nazionalisti (o come nel caso leghista, territorialisti) conservatori o reazionari o fascistoidi che, en gros, hanno nella trinità del dio, patria e famiglia la loro stella polare, normalmente, a differenza dei partiti liberisti (radicali/renzicalendiani) o social liberisti (PD), hanno una certa attenzione per le fasce disagiate della popolazione.

Pur restando graniticamente ancorati al potere economico forte, cioè al capitale (che sia finanziario o industriale), propongono e realizzano misure politiche che tendono a dare risposte ai ceti (non classi, ceti) meno abbienti.

Sì spiega così il sindacato di destra (Ugl) o i caf e i patronati vari direttamente collegati a partiti conservatori/reazionari e le politiche pubbliche che tendono a garantire un minimo non trascurabile di diritti di cittadinanza.

D’altra parte il fascismo (anche grazie alla sua componente interna di “sinistra” che poi diede vita alla cosiddetta Destra sociale nella Repubblica e i cui eredi oggi pare abbiano stravinto), era campione in queste politiche di integrazione sociale.

Dunque è inutile piangersi addosso perché la sinistra è ormai un lontano ricordo e pare destinata a scomparire presto pure dai ricordi perché è litigiosa, non unita e altre amenità del genere.

È morta la sinistra perché il suo “popolo”, il suo elettorato di riferimento è radicalmente cambiato. Non c’è più. E se c’è non è interessato a discutere di “cambiare il mondo” e avvicinarsi il più possibile all’utopia della giustizia sociale e delle libertà che non si escludono ma si fondono. Gli basta, eventualmente, il reddito di cittadinanza.

MEME (NTO) (26-09-2022)

*ripreso da Turi Comito

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