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lunedì 29 Novembre 2021
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La democrazia secondo Pericle: Qui ad Atene facciamo cosi

Sono trascorsi 2500 anni quando Pericle, nel 461 a.C., fece il suo discorso agli ateniesi su come la democrazia venisse applicata ad Atene.

La democrazia secondo Pericle

Pericle, figlio del nobile Santippo, fu il protagonista dell’età d’oro di Atene; colui che realizzò pienamente la democrazia dandole anche un fondamento teorico. Non a caso il termine stesso di democrazia comparve per la prima volta nell’età che da Pericle prese il nome.

Idea centrale di Pericle fu che l’assemblea di tutti i cittadini ateniesi, l’Ecclesia, avesse il diritto di decidere il destino di Atene senza altri limiti che quelli imposti da se stessa. Egli riteneva la democrazia la forma più evoluta di governo, per cui Atene, madre della democrazia, poteva e doveva considerarsi scuola della Grecia.

Sul piano culturale Pericle incentrò la celebrazione della democrazia intorno al concetto di kleos, cioè la fama che si riverbera nel tempo, dando luogo ad una memoria. Mentre precedentemente il kleos era raggiungibile solo dagli aristocratici, o da chi avesse i mezzi necessari per far celebrare le proprie gesta attraverso canti, monumenti e opere in suo ricordo, la democrazia offrì al cittadino comune la possibilità di consegnare il suo nome alla storia attraverso la partecipazione attiva all’assemblea.

Pericle sosteneva orgogliosamente: “Noi spieghiamo a tutti la nostra potenza con importanti testimonianze e molte prove e saremo ammirati dagli uomini di ora e dai posteri senza bisogno delle lodi di un Omero o di un altro” (Tucidide II,41,4).

Il discorso di Pericle (Thuc. II, 34,8 – 42,1)

L’orazione funebre pronunciata da Pericle nel 461 a.c. per i caduti della guerra del Peloponneso, come ci è stata tramandata da Tucidide.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene
chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private,
ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri,
chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di
rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro
che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono
nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Tucidide, La guerra del Peloponneso. La traduzione di Studia Humanitatis [34,8-41,1]

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