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mercoledì 19 Gennaio 2022
AgoràAlfonso Signorini e i vipponi del Grande Fratello Vip

Alfonso Signorini e i vipponi del Grande Fratello Vip

Nonostante la voglia di mandare Alfonso Signorini in una risaia cambogiana assieme a tutti i concorrenti, vogliamo soffermarci su di una parola da lui utilizzata: “vipponi”.

I vipponi del Grande Fratello Vip

Il Grande Fratello Vip 2021 è partito il 13 settembre su Canale 5 in prima serata ogni lunedì e venerdì e continua ad essere in onda fino alla conclusione prevista per marzo 2022, come annunciò il direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri:

“La sesta edizione del reality show condotto da Alfonso Signorini si allungherà diventando così l’edizione più lunga di sempre. Grande merito di questo successo va alla conduzione di Alfonso Signorini, il cui stile detta il ritmo delle serate regalando al pubblico leggerezza, emozioni, divertimento e ironia”.

E proprio sul conduttore ci vogliamo soffermare, nonostante la voglia di mandarlo in una risaia cambogiana assieme a tutti i concorrenti. In particolare su di una parola da lui utilizzata all’avvio di quest’edizione: “vipponi”…

Alfonso Signorini e i vipponi

Il neologismo vipponi, coniato da Alfonso Signorini per chiamare a raccolta i concorrenti del Grande Fratello Vip, credo che rimarrà a futura memoria, come gli slogan degli anni Ottanta di Gerry Calà: libidine, doppia libidine, libidine col fiocco.

In fondo, sono l’equivalente postmoderno delle frasi che i sette savi avevano inciso sul frontone del tempio di Delfi, a far da specchio al proprio tempo. Del nostro, di tempo, rimarrà invece quel tormentone, a ricordarci che c’è stata un’epoca in cui non bastava essere delle persone molto importanti (Very Important Persons), ma piuttosto molto molto, very very, l’iperbole dilaga quando il maggiorativo diviene la regola, e come cantava Giorgio Gaber non basta più l’amore ma ci vuole un “plus amore”.

La sensazione è quella restituita da una celebre sequenza de ‘Il grande dittatore’ di Chaplin, in cui Hitler e Mussolini continuano ad alzare le poltrone da barbiere su cui sono seduti uno accanto all’altro, per svettare sull’interlocutore. Forse entrambi già intuivano l’ombra che ci ha infine avvolti, in cui i nomi si confondono ai nomi, le facce alle facce.

L’unica sarà allora precipitarsi su un social network per guadagnare una manciata di like, a provvisoria restituzione (obliterazione) di una caricatura di esistenza. O, meglio ancora, diventare dei vipponi.

 

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Guido Hauser
Giornalista e scrittore

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