Spielberg torna agli alieni: capolavoro sfiorato o occasione sprecata?

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Spielberg torna agli alieni con Disclosure Day: spettacolare, ambizioso e sorretto da una straordinaria Emily Blunt. Tra tensione, denuncia contro la guerra e riflessioni sull’umanità, convince quasi sempre, ma un finale prevedibile e meno incisivo ne limita il risultato.

“Disclosure Day”: Spielberg è tornato. Non è andata malissimo…

Dopo quasi 50 anni da Incontri Ravvicinati e quel capolavoro di E.T., il buon Steven Spielberg torna a parlare di alieni. E lo fa con un cast da urlo (Emily Blunt, Josh O’Connor, Colman Domingo) e una scia di aspettative lunga come un’autostrada . Il risultato? Un film che a me è piaciuto ma ha sicuramente qualche problema.

La trama: senza spoiler (più o meno)

Siamo sull’orlo della Terza Guerra Mondiale (sì, un classico per rilassarsi) e un gruppo di informatici con la coscienza sporca decide di rivelare al mondo la verità: gli alieni esistono e il governo li ha nascosti per 80 anni . Il nostro Edward Snowden di turno è Daniel (Josh O’Connor), che ruba uno zaino pieno di chiavette USB (perché nel 2026 la tecnologia top secret è ancora analogica) . Nel frattempo, Emily Blunt è Margaret, una meteorologa che in diretta TV inizia a parlare in lingue aliene e a manifestare poteri strani . Perché? Non lo saprete fino alla fine, ma Spoiler: è la prescelta. E Colman Domingo? Interpreta l’uomo che li guida, una sorta di Morpheus con meno filosofia e più telefonate. È sempre al telefono!

I lati positivi.

Emily Blunt è una furia, in senso buono: tiene in piedi il film da sola, semplicemente fantastica. Vi innamorerete di lei. La sua interpretazione è talmente potente che quando non è in scena, lo schermo si spegne. Si mangia letteralmente tutti i colleghi, incluso Firth.

Spielberg sa ancora come si fa: visivamente è un tripudio. Le inquadrature, gli inseguimenti, quella patina da vecchia scuola che sa di film in 35mm. Per due ore e mezza sei incollato alla poltrona, anche se non hai capito chi insegue chi e perché. Ve lo dice uno che vorrebbe film di non più di 2 ore e serie di 25 minuti. Spesso mi viene voglia di usare un fucile a canne mozze e sparare contro lo schermo! Succede quando ti stai divertendo.

L’ultimo atto.

Il finale è un po’ scontato, pure le azioni dei cattivoni sono prevedibili e Colin Firth ti fa cascare le.braccia, o qualcosa di sferico. Gli ultimi dieci minuti sono…boh! Non voglio fare spoiler.

Il film è un atto di denuncia sulla guerra e sull’umanità. È un film sul nostro rapporto con Dio, per chi ci crede. E c’è una scena, in cui vengono mostrati alcuni vecchi filmati, che è un pugno sullo stomaco ma anche dannatamente reale.

Il verdetto.

È un film che farà, fa, discutere. Chi lo amerà e chi lo considererà una delusione “cosmica”. In fin dei conti mi è piaciuto, l’ho visto volentieri e Emily Blunt sembra davvero di un altro mondo. Spielberg non è certo Vanzina per cui si va sul sicuro. Il finale lascia l’amaro in bocca perché mi aspettavo di più.

Consiglio: andate a vederlo ne vale la pena. Ma aspettatevi un film che inizia come The Bourne Identity e finisce come… Disclousure Day.

  • Voto: 7
  • Emily Blunt: 10

Si è capito che mi piace Emily Blunt?

 

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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