La crisi Volkswagen seppellisce il modello tedesco: torna il conflitto di classe?

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La crisi della Volkswagen segna il tramonto del modello tedesco della cogestione tra imprese e sindacati. Tra concorrenza cinese, caro energia, dazi e riarmo, la Germania rischia una profonda ristrutturazione industriale e il ritorno del conflitto di classe.

Le conseguenze della crisi della Volkswagen. La fine della logica della cogestione e la ripresa di una conflittualità di classe in Germania

La grave crisi del gruppo automobilistico di Wolfsburg rappresenta il punto di rottura del modello di relazioni industriali sul quale è stata costruita la stabilità sociale e la forza industriale della Germania nel dopoguerra. Un modello fondato sullo scambio tra elevati livelli salariali e di tutela sociale e la condivisione, con le organizzazioni sindacali, di una parte consistente delle decisioni di politica industriale, in cambio della garanzia di alti livelli di produttività e di un sostanziale azzeramento della conflittualità operaia.

Questo modello, ideologicamente definito di “cogestione“, poggiava su un’elevata capacità produttiva del sistema industriale tedesco e su una crescita tendenzialmente costante della domanda dei prodotti industriali tedeschi sui mercati internazionali.

La crisi della Volkswagen rappresenta il punto di approdo di un intreccio di fattori: la crescente pressione esercitata dai nuovi produttori mondiali, primi fra tutti quelli cinesi; i dazi statunitensi sulle importazioni di automobili; la debolezza della domanda europea, non più compensata dagli elevati livelli delle esportazioni; la crisi degli approvvigionamenti energetici della Germania; e, infine, il punto più delicato e inevitabilmente destinato a modificare l’espressione sociale dei rapporti di classe: una struttura di governance che da anni rende estremamente difficili le decisioni più drastiche e trasforma le rigidità dei rapporti industriali derivanti dal modello di cogestione in elevati costi di produzione.

I processi di ristrutturazione produttiva che la Germania sarà inevitabilmente costretta ad avviare implicheranno la fine di questo compromesso sociale tra la più grande classe operaia europea, il padronato tedesco e le strutture finanziarie che ne controllano il capitale. Le riconversioni militari alle quali Berlino sta lavorando, nell’ambito del proprio programma di “riarmo”, pur finanziate con risorse pubbliche, non potranno infatti compensare i livelli di accumulazione del capitale e di reddito da lavoro garantiti finora dal gigantesco sistema industriale tedesco dei beni di consumo e dei beni strumentali.

Un processo di ristrutturazione capace di consentire il superamento di una crisi industriale di queste dimensioni, affrontato secondo la logica liberista e capitalista che caratterizza gli attuali rapporti di forza, tenderà inevitabilmente a smantellare l’intero impianto sul quale la classe lavoratrice produttiva tedesca ha fondato le proprie sicurezze economiche e la propria solidità sociale. Il risultato potrebbe essere una profonda frattura sociale, tale da riaprire in Germania uno scenario segnato dal ritorno di una vasta conflittualità di classe, con tutte le conseguenze politiche, sociali e culturali che questo potrebbe determinare nel sistema politico tedesco e, in misura tutt’altro che secondaria, nell’intero panorama politico europeo.

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Franco Bartolomei
Franco Bartolomei
Risorgimento Socialista ( https://www.risorgimentosocialista.it)

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