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Il Campidoglio regala per 30 anni l’ex convento di Sant’Ambrogio alla Comunità ebraica per il liceo Renzo Levi. A pagare i lavori è il magnate israeliano delle scommesse online Poliavich, che in un video parla di istruzione come ponte verso Tsahal. Gualtieri e Zevi tacciono, si attende il Tar.
Ex convento di Sant’Ambrogio a un magnate delle scommesse: il regalo che imbarazza Gualtieri
Il 29 gennaio 2025 la giunta capitolina guidata da Roberto Gualtieri ha approvato una delibera che cede gratuitamente, per trent’anni rinnovabili di altri venti, il monumentale ex convento di Sant’Ambrogio nel cuore dell’ex Ghetto alla Comunità ebraica di Roma. Nessun bando pubblico, nessun canone, ottomilacinquecentomila euro di lavori di ristrutturazione promessi dal presidente della Comunità Victor Fadlun. A rendere pubblico il caso è stato per primo il giornalista Alberto Fazolo, dopo di che la vicenda si è srotolata pezzo dopo pezzo, in quella tipica progressione da rana bollita in cui l’imbarazzo cresce senza che nessuno reagisca in tempo: il Campidoglio ha scelto la linea del silenzio assoluto, l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi si trincera dietro l’ufficio stampa e l’ufficio stampa, a sua volta, si trincera dietro il nulla.
L’immobile, tre piani inutilizzati dal 2017 dopo essere stato per anni sede dello spazio sociale ex Rialto e di una fitta programmazione artistica e musicale indipendente, dovrebbe diventare la nuova casa del liceo scientifico parificato Renzo Levi. Fin qui, la cronaca amministrativa. Il problema comincia quando si va a vedere chi paga.
Il filantropo del gioco d’azzardo che sogna soldati
Il grosso del finanziamento, insieme ai fondi della storica Fondazione Lauder, arriva dalla Yael Foundation, creata nel 2020 dall’imprenditore israeliano Uri Poliavich e da sua moglie Yael. Poliavich è, senza troppi giri di parole, un magnate delle scommesse online: la sua Soft2Bet gestisce direttamente o indirettamente decine di piattaforme di gioco d’azzardo, molte delle quali prive di licenza in Italia e in altri Stati dell’Unione europea, tanto da comparire nelle liste nere dei regolatori. Lo ha documentato un’inchiesta del consorzio Investigate Europe, ripresa da Il Fatto Quotidiano. Sarebbe già una notizia sufficiente a far storcere il naso a chiunque abbia un minimo di pudore istituzionale: il Comune regala un bene storico e un’amministrazione di centrosinistra lo fa sedere, di fatto, sulle fondamenta di un impero costruito sull’azzardo di massa, settore che notoriamente non arricchisce i più deboli, li spolpa.
Ma il capitolo più scivoloso non è quello finanziario, è quello programmatico. In un video promozionale diffuso dall’emittente filogovernativa i24News per celebrare l’incontro mondiale della Fondazione a Vienna, ai primi di febbraio, Poliavich ha spiegato con notevole franchezza qual è l’orizzonte del suo investimento nell’istruzione ebraica: portare i ragazzi, tappa dopo tappa, dall’asilo fino alla scelta, a diciotto anni, di trasferirsi in Israele ed entrare a far parte di Tsahal, le Forze di Difesa israeliane. Detto altrimenti: l’istruzione come corsia di reclutamento a lungo termine. Che poi la stragrande maggioranza degli studenti romani del Renzo Levi non finirà mai sotto le armi di un esercito straniero è quasi irrilevante rispetto al fatto che il finanziatore principale del progetto lo dichiari come obiettivo esplicito, davanti a una platea internazionale, senza che nessuno in Campidoglio trovi il tempo di commentare.
Un Tar in attesa e la sinistra istituzionale romana che guarda altrove
Diverse associazioni hanno impugnato la delibera davanti al Tar del Lazio, la cui pronuncia è attesa a giorni. I ricorrenti contestano un’istruttoria a dir poco frettolosa, che non ha mai dimostrato l’effettiva necessità di un nuovo liceo scientifico nel quartiere, né valutato la congruità dei costi di ristrutturazione rispetto ai finanziamenti promessi. Il Campidoglio, dal canto suo, aspetta la sentenza come se il nodo fosse tutto lì, come se bastasse un pronunciamento amministrativo a sciogliere una questione politica più larga.
Questa vicenda, di per se imbarazzante per le modalità e e le finalità – con un assessore Pd premiato l’anno prima proprio dalla Yael Foundation – si consuma nel momento storico in cui Israele è accusata di genocidio a Gaza, prosegue la colonizzazione della Cisgiordania e occupa il confine libanese. Fino a quando la giunta capitolina potrà trincerarsi nel mutismo istituzionale sperando in un “aiuto” dal Tar?

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