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Nel pieno della 73° edizione del Festival di Cannes, zona protetta del cinema d’autore, vogliamo invece ricordare gli arditi esperimenti del cinema di genere nel nostro paese. Quando l’agente segreto più famoso al mondo, James Bond, impazzava sugli schermi, l’Italia rispondeva con degli improbabili epigoni.
James Bond chiama, l’Italia risponde
Partiamo dalle note tecniche: il regista è Alberto De Martino e la casa di produzione è l’italianissima Titanus.
Che Hollywood abbia finalmente abdicato e riconoscendo le brillanti qualità della produzione cinematografica italiana, abbia ceduto i diritti della serie James Bond alla nostra patria italica?
Molti avranno pensato questo nel lontano 1967, quando al cinema videro affisso il manifesto di O.K Connery
E poi la trama era un altro indizio probante: un agente segreto viene assassinato e Miss Maxwell si mette sulle tracce di Miss Yashuko, la fidanzata alla quale l’agente ha confidato sotto ipnosi delle informazioni.

Quindi divertimento garantito e poi c’è Adolfo Celi che ha appena partecipato a 007 Thunderball e in questo film ritorna a fare il cattivo. C’è pure M, il direttore del Secret Intelligence Service. E non manca nemmeno Miss Moneypenny.
Insomma gli attori sono quelli, più o meno e poi c’è lui, Bond, James Bond, cioè Connery, Sean Connery.
Oddio, Connery…a guardarlo meglio somiglia ma…no, non è lui!
Il Connery del manifesto è Neal Connery, nella vita reale fratello di Sean. E allora capiamo: il film è un’imitazione, piuttosto raffazzonata, un tentativo di sfruttare l’onda lunga del successo del personaggio creato da Ian Flemming.
A Napoli si sarebbe detto, un pezzotto.

007, 008, 077…
Tra il 1965 e il 1969 sfruttando un’idea semplice, cioè ricalcare il personaggio e le storie del più famoso agente segreto del cinema, in Italia si produssero decine di film di spionaggio artigianale.
De Martino ci riprovò con l’agente Malloy, interpretato da Ken Clark, americano di casa nostra, che tra i lavori più interessanti interpretati possiamo citare la partecipazione al film Tarzana sesso selvaggio (1970) di Guido Malatesta.
Il film è Missione speciale Lady Chaplin: a capo di un’organizzazione spionistica c’è una donna, Lady Arabella Chaplin, che poi è la nostra Daniela Bianchi. L’agente Malloy la tallona, scende in fondo al mare per una faccenda di sommergibili in cui lei è coinvolta, sfugge a tranelli di ogni tipo e, quando il complice di Lady Chaplin sta per ucciderla, salva l’affascinante spia.
Missione speciale Lady Chaplin, trailer internazionale
James Bond all’amatriciana
Se ci soffermiamo sulla figura cinematografica dello 007 trasportata al cinema, l’elemento da sottolineare è che, in definitiva, si tratta di un fumetto, un format, una struttura: lo si può fare con una grande produzione ma lo possiamo fare anche noi in versione domestica.
Meno scenari, meno azione, meno soldi, basta ci sia un doppio zero nel titolo, un tipo distinto in smoking e una simil Bond-girl.
James Bond e la serie su 007, l’originale, era tecnicamente già una sorta di parodia di film di spionaggio. Intanto poco c’entravano i romanzi di Fleming, fantasiosi sì, ma che non sono mai arrivati a immaginare un agente segreto che portasse lo smoking sotto la tuta da immersione.
Di fatto 007 è lo stereotipo fumettistico, sognante e irreale di un immaginario collettivo che ha trasformato un lavoro invisibile, quello dei servizi di sicurezza e i suoi impiegati, persone difficili, austere, che fanno molte volte un lavoro d’ufficio, confuso e anche pericoloso, in un caleidoscopio di avventure fatto di sparatorie, inseguimenti e soprattutto molte donne.
Insomma James Bond è il sogno dell’agente Mario Rossi che tutto il giorno stava in un ufficio ad esaminare pile di documenti. In questo senso, la serialità imitata degli agenti segreti nei falsi italiani non era lontana dal coglierne lo spirito.
C’era uno 007 tra Usa e Gran Bretagna e qui invece c’erano 077, 008 e 777. In fondo non facciamo tutti gli stessi sogni?

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