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Far dilagare il vuoto è il modo in cui il potere vince la sua lotta. Le critiche al capitalismo attuale sono ciò che lo sostiene e lo eternizza, perché non tocca mai il suo cuore, il suo centro, la riduzione dell’uomo a merce e a consumatore.
Far dilagare il vuoto*
Vedremo sempre più una guerra tra uomini e donne, tra giovani e vecchi, tra generazioni, tra nord e sud, tra destra e sinistra.
Si moltiplicheranno i conflitti che lacerano il corpo sociale.
È il modo in cui il potere, quello vero, vince la sua lotta, il modo in cui ha riconquistato negli ultimi decenni tutta la sua forza.
Impegnati in guerre di questo tipo si lascerà alle classi dominanti il campo di azione libero.
Si continuerà a credere che i nemici delle donne siano gli uomini, e degli uomini le donne, non un meccanismo di accumulazione che sacrifica uomini e donne e li rende merci
Ed è inutile opporsi a tutta questa serie di opposizioni binarie. Perché quando ti opponi moltiplichi la frantumazione. È inutile criticare, perché la stessa critica divide quel corpo che intenderebbe proteggere.
Non c’è più un popolo, come testoni come me hanno voluto credere contro ogni evidenza.
C’è solo una massa di pregiudizi, categorie strampalate e parole che spiegano tutto e dunque non spiegano niente.
Le critiche al capitalismo attuale sono ciò che lo sostiene e lo eternizza, perché non tocca mai il suo cuore, il suo centro, la riduzione dell’uomo a merce e a consumatore.
Ma non può durare. bisogna solo lasciare che le cose facciano il loro corso. Senza più criticare, opporsi.
Anzi, bisogna favorire il discorso progressista, che è una macchina per fare il vuoto.
Bisogna lasciar fare l’esperienza del nulla.
Bisogna che il vuoto cresca, che divori tutto. L”emancipazione sarà il dilagare del vuoto e del niente.
Per il resto, bisogna abbandonare l’idea di liberazione collettiva, di sfera pubblica. Essa, per dirla con Mill, traccia un cerchio al pensiero.
L’esodo sarà fatto di percorsi solitari, erranti, forse percorsi da piccoli gruppi.
La storia non passa dalle piazze, neanche da quelle virtuali. Ma marcia, inesorabile come il tempo.
L’avvenire si annuncerà nell’inapparente, nei luoghi dove si può osare ancora pensare.
La visibilità sarà solo della cultura progressista, che domina a destra come a sinistra.
Niente di male per chi è cresciuto leggendo Derrida, che aveva il gusto del segreto.

* Per gentile concessione di Vincenzo Costa, professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.
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