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martedì 17 Maggio 2022
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Enrico Mazzone, la Divina Commedia e la Finlandia: una correlazione imprescindibile

Le interminabili notti e i lunghissimi giorni dei paesi nordici, ispiratori silenti nel mondo di Enrico Mazzone, l’autore di Rubedo, colossale e visionario lavoro che celebra Dante: la più grande opera d’arte su carta che sia stata mai prodotta.

Enrico Mazzone, la Divina Commedia e la Finlandia

Pensando alla Lapponia il mio pensiero, con fantasie squisitamente infantili, mi riconduce ad un grande uomo dalla barba bianca ed il vestito rosso. La sera del 17 gennaio è accaduto, invece, che un giovane e talentuoso artista mi abbia telefonato da Kemi, una località finlandese ad un’ora e un quarto di treno dalla più rinomata Rovaniemi, e mi abbia raccontato, con descrizioni similmente fiabesche, della sua intervista rilasciata a Timo Tikkala, Presidente della Società Dante Alighieri.

La ‘Kemin Dante-seura ry’ è una società composta da circa 60 soci che si impegna a promuovere e tutelare la conoscenza della lingua e della cultura italiana in Finlandia.

La correlazione tra Enrico Mazzone, la Divina Commedia e la Finlandia è imprescindibile.

Pittore figurativo, Enrico Mazzone ha vissuto dal novembre 2015 all’aprile 2020 al ritmo lento delle interminabili notti e dei lunghissimi giorni dei paesi nordici, ispiratori silenti nella sua creazione di Rubedo.

La remota Groenlandia ha suggerito l’Inferno dantesco e l’Islanda e la Finlandia gli hanno consentito di vivere d’arte. Rubedo è la più maestosa narrazione grafica della Divina Commedia, sviluppata su un gigantesco rotolo di carta di m 97X4 e l’uso di circa 6.000 matite, consumate nella tecnica pittorica della ‘puntinatura’. Un’opera catartica, totalizzante, immersiva.

Di seguito l’intervista con Timo Tikkala trasmessa in streaming, in una versione ridotta.

Enrico Mazzone, la Divina Commedia e la Finlandia una correlazione imprescindibile

 

Chi è Enrico Mazzone?

È un essere umano, devoto allo spirito di ricerca ed alla sintesi di tale ricerca attraverso l’Arte. Difficile quantificare in termini odierni chi sia un Artista e di cosa si occupi. I limiti ed i paletti imposti in secoli di storia, avvenimenti e scienza portano a declinare la figura in diversi modi, più fluidi e meno profondi.

Tutti siamo Artisti se vogliamo guardare il lato estetico e la forma, come tutti siamo alla ricerca di una più ampia spiritualità, essendo a corto di contenuti universali. Trovo quindi riduttivo o esagerato definirmi Artista e più sincero presentarmi descrivendo cosa mi piace: viaggiare per avere esperienza e disegnare per tramandare questo mio flusso.

Quando hai capito che l’Arte da passione sarebbe divenuta professione?

Onestamente di recente. Mi sono impegnato perchè ciò avvenisse prima, cercando di stupire con i miei disegni attraverso una carica emotiva che non ho mai voluto raccontare troppo. Oggi continuo a essere timido, ma meno rispetto agli anni dell’Accademia Albertina di Belle Arti, proprio per cercare di utilizzare canali più diretti.

Grazie a questa chiave di maggiore sintesi e semplicità i miei desideri sono diventati tangibili e la mia attitudine di Artista si è trasformata in attitudine di ricercatore. É questo infatti il mio lavoro: ricercare e lo faccio spostandomi dalla mia zona comfort.

Non sono invece in grado di quantificare il mio risultato dalle entrate economiche, non ne ho e trovo necessario tornare ad essere più umano, adeguandomi ai tempi di un lavoro e meno ai ritmi da ‘Artista’.

Se potessi incontrare un Artista del passato, chi vorresti conoscere?

Qualche anno fa avrei risposto Salvador Dalì, le avanguardie sono riuscite a tirare su diversi progetti interessanti. Certo, c’era la guerra che ha fatto una forza leva. Superato l’entusiasmo dell´Accademia, dai tempi del Liceo osservo sempre con grande emozione l’immenso lavoro di Albrecht Durer, incantato dal dettaglio e dall’accuratezza della sua simbologia iconografica. Bruegel, Cranach e Bosch a seguito.

Hai abitato per cinque anni in Finlandia, quanto hanno influenzato la tua vita?

Fortemente! E senza dubbio mi hanno spogliato di quelle poche certezze che mi sono costruito dai 20 anni in su. Mi hanno dato linfa, scorza, struttura, sudore, dolore ed euforia, insomma gli ingredienti che ben dosati donano ad un uomo la curiosità e la forza di prendere le proprie responsabilità.

Perché hai voluto scrivere il libro ‘Dalla Galaverna alle Malebranche’?

Limitando il mio stesso entusiasmo devo dire che è stata l´editrice Francesca Pavan, che ringrazio, a chiedermi di scriverlo. Non era il mio obiettivo principale, ma ho accettato di buon grado per dare un contributo, riscoprendo durante la stesura quanto fosse necessario rimettere le idee in ordine e soprattutto dare un ordine cronologico ai fatti. So che l’ho scritto per non dimenticare, spesso capita se non si ha la forza di portare avanti un discorso in itinere (non sarei qua se non l’avessi scritto, dico sorridendo).

Un esercizio di memoria, ma anche una stesura che mi aiuta a capire ciò che è avvenuto in modo ordinato e razionale. Probabilmente per evincere ed equilibrare un periodo nel quale ho agito d’istinto e di impulso, ho riportato tutto quanto avvenuto per bilanciare la mia storia e ancora mi serve per studiare a ritroso alcune idee che sono rimaste sospese.

Parliamo della Divina Commedia, puoi raccontarci come è nata quest’opera?

Rubedo nasce per caso, cogliendo lo spunto dell’attimo in cui l´idea si è manifestata. Non ho studiato o letto interamente il Testo per operare letteralmente, ho faticato per capire i diversi segnali e dettagli, non ho voluto che nulla risultasse scontato o semplice.

Mi sono messo più volte alla prova in situazioni difficili da gestire: la posizione scomoda nel disegnare sdraiato per giornate interminabili, la tecnica puntinata in un foglio di dimensioni mastodontiche, la pazienza, la solitudine e la difficoltà del compimento mi hanno permesso di andare ancora più a fondo, abbeverando la sete di superare i miei stessi limiti e soverchiare le mie certezze. Mi sono trovato a mio agio dopo i primi due anni, confidente ad uscire dalla mia piattezza e questo ancora mi dà coraggio.

Enrico Mazzone, la Divina Commedia e la Finlandia una correlazione imprescindibile

Potresti dire qualcosa sulla tua tecnica?

Mi sono sempre interessato di incisioni e litografie, guardando ai Grandi Maestri del Rinascimento Nordico e Fiammingo. A mio parere la puntinatura è il metodo per iniziare a praticare con pazienza la sottile arte della figurazione del dettaglio.

Le luci e le ombre, i volumi e i chiaroscuri possono essere espressi al meglio con questa modalità di disegno. All’Accademia Albertina non mi è stato possibile partecipare al corso di incisione, perché non complementare al mio piano di studi, così ho cercato di emulare la tecnica utilizzando fogli di carta spolvero, dalla grana approssimativa ed imperfetta. Ricordo dei fogli che erano riciclati da tanti tipi di carta e che a me facevano venire in mente libri antichi e ingialliti dal tempo.

Provai ad immaginare così fortemente di riprodurre incisioni antiche e bestiari medievali che un po’ alla volta è venuto spontaneo trovare nella scalfittura di puntini una tecnica affine alla morbidezza del foglio. Sentire il suono della matita appuntita sulla carta ha iniziato a darmi un senso di profondo rilassamento, trovando nel gesto ripetitivo un vero e proprio atto di preghiera. Disegnare Rubedo è stato infatti un atto trascendentale e di meditazione, tanto che i puntini battuti dalla matita sul foglio hanno scandito il mio tempo, tra i silenzi delle giornate memorabili, nel buio e nella luce.

Foto d a Finestre sull’arte

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Intanto rieccomi in Finlandia, dopo due anni in cui ho cercato di fare chiarezza sull’opera. Non penso di essere arrivato ad una formula che sia in grado di soddisfarne la deontologia e sinceramente percepisco che non esiste la sintesi per scoprire “qualche formula segreta” durante il percorso creativo e di epifania.

Sono grato a chi ha accolto con molta curiosità, empatia e soddisfazione l’operato: direi che i cinque anni passati in solitario, la storia che incornicia il disegno, il mio vissuto personale e le mostre con opere minori hanno contribuito a creare una solida struttura in grado di sapermi mantenere forte in questi tempi di collasso generale. Ciò non toglie la voglia di riprendere a lavorare su alcuni progetti che ora sono reali e concreti.

Prendendo spunto da diversi contenuti riflessivi, penso di essere pronto a lavorare sull’Apocalisse di San Giovanni. La scorsa estate sono stato ripetutamente in visita al Cimitero Monumentale di Staglieno di Genova, dove il Monumento alla Tomba Pizzorni (opera dello scultore Vittorio Lavezzari, 1906), unitamente ad altre statue, mi hanno dato stimoli su come affrontare il tema della Rivelazione Giovannea.

Ho in mente di riprendere da dove ho chiuso il mio primo quinquennio finlandese, che mi ha colpito per la veridicità del simbolismo che porta con sè: il Kalevala (il poema epico finlandese). Vorrei andare più a fondo nella comprensione narrativa e operare con un’installazione land art degli elementi trascritti nel testo.

Tematicamente i progetti non mi mancano, in Finlandia grazie alle società Dante Alighieri svolgerò tirocini e lezioni didattiche nelle scuole, creando laboratori di disegno e Storia dell’Arte. Inizio a sentirmi realizzato grazie alla sostenibilità che mi permette di operare nei luoghi che ho scelto, guardando alla mia Italia con fare complice, ovvero servendo il mio Paese senza però servire al mio Paese.

Un ringraziamento al Presidente della Società Dante Alighieri di Kemi, Timo Tikkala, e ai membri del Comitato: Eeva-Liisa Tähtinen, Sirpa Alatervo, Antti Mäki, Toomo Klint, Elina Kelhä, Leena Klint, Maija Peltomaa, Tuula Mäkinen, Luciano Trodella, Kauko Kemppinen.

 

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Barbara Giardiello
Barbara Giardiello
Giornalista pubblicista. Dopo una breve esperienza politica assume una posizione di osservatrice, con particolare attenzione verso le pari opportunità.

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