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venerdì 13 Maggio 2022
TecnèMusicaSpotify, i bot e il business degli stream comprati: il grande bluff

Spotify, i bot e il business degli stream comprati: il grande bluff

Le bio dei giovani artisti parlano solo di stream ottenuti, non di vendite, di concerti o altro. È il business dei numeri pompati artificialmente per entrare in classifica e nelle playlist editoriali e algoritmiche italiane, che è il vero scopo del comprare gli stream, perché il pubblico è totalmente passivo.

Spotify, i bot e il business degli stream comprati

Più me le studio, più le cifre di Spotify sembrano fantasiose e la mancanza di trasparenza dell’azienda non aiuta ad avere fiducia.

Allora: gli utenti italiani di Spotify risultano essere 13 milioni. Diciamo che un italiano su quattro userebbe Spotify e già mi sembra un po’ troppo. Ma diamola per buona, perché non posso obiettare, non avendo altri dati.

Spotify quando indica gli ascoltatori si riferisce sempre agli ultimi 28 giorni e non in assoluto.

Spotify quando indica gli ascoltatori singoli li divide comune per comune, cioè se uno mi ascolta a Novosibirsk, Spotify me lo dice. Se uno mi ascolta a Scandicci, mi dice Scandicci e non Firenze.

Milano ha 1.350.000 abitanti. Ora risulta che in questo mese 360.000 milanesi, un milanese su quattro abbiano ascoltato i Maneskin. Cioè tutti quelli che hanno Spotify a Milano avrebbero ascoltato almeno un pezzo di Damiano e Co.
E ci può stare in teoria, nella pratica mi sembra improbabile.

Ma mi sembra ancora più improbabile che un milanese su due questo mese abbia ascoltato Mamhood su Spotify, che totalizza 662.000 ascoltatori visto che di sicuro è impossibile perché non ci sono così tanti milanesi che usano Spotify, poiché per quanto Spotify possa essere più diffuso a Milano che nel resto d’Italia è impossibile che la percentuale sia di più del doppio.

Può darsi che indichi gli ascoltatori dall’inizio, ma nel caso di Mamhood sono comunque troppi. Ma sicuramente non ho capito qualcosa io.

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Spotify droga il mercato

Premetto che amo Mamhood e lo prendo solo come caso di scuola. Inoltre in questo momento siamo nel post Sanremo che è il momento annuale di unità nazionale e quindi fa poco testo.

Vorrei far notare che non si spiega la disparità con Roma, che suppongo sia un grande nodo, dove gli ascoltatori calano a 1 su 7, mentre a Firenze poi sono 1 su 2 virgola qualcosa. (ok, pare che la geolocalizzazione sia del tutto aleatoria, quindi se la potrebbero pure risparmiare).

Ma andiamo oltre: leggiamo la bio di Mamhood sul Spotify. Come tutte le bio dei giovani artisti parla solo di stream ottenuti.

Andiamo su un servizio che vende stream, come vedete l’enfasi è sul fatto che lo status dell’artista dipende da ascoltatori, stream e follower. E quindi andiamo a comprare gli stream. Su questo servizio la pagina degli ascoltatori mensili non è raggiungibile, ma è raggiungibile quella degli stream, grazie alla quale scopriamo che un milione di ascolti costano la miseria di seicento dollari e sono monetizzabili.

Cioe paghi seicento e spotify ti restituisce tre o quattromila euro. Wow! (Se ti sgamano ti buttano giù l’account per sempre, ma io l’ho fatto da un altro account per un periodo brevissimo e ho monetizzato quei pochi euro necessari per capire che la cosa è reale).

Ho aggiunto il costo di un pacchetto ascoltatori, che ovviamente costa molto di più perché deve comprendere almeno tre stream a ascoltatore per pezzo (la media che Spotify ritiene credibile) e soprattutto deve essere geolocalizzabile. Un milione di ascoltatori geolocalizzati costa 8.500 euro e comprende tre milioni di stream.

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Il fatto è che Spotify ha una falla grande come come una portaerei ed è il fatto che gli account gratuiti su web player si possono creare inserendo semplicemente un indirizzo mail e la mail non viene verificata.

Penso che creare un bot che generi nuovi account di Spotify sia un gioco da ragazzi.

Deve generare nuovi account perché ogni account ascolta tre volte un pezzo in media. Per uno stream sono sufficienti 30 secondi.

Se io fossi un dirigente di major che deve lanciare un nuovo artista e fatturare, sarei ben consapevole del fatto che altre aziende possono usare questo metodo e che lo useranno sicuramente per farsi largo sul mercato, perché, ricordiamocelo, è business e nel business non esiste il fair play. Se rispetti il fair play semplicemente sei morto. E’ già tanto se rispetti le leggi, nel business.

Da dirigente e business man saprei che pure per Spotify il fair play non esiste e troverei il modo di venirci incontro, se necessario.

Usare i servizi a pagamento è economico, ma non è sicuro. Prima di tutto, possono non rispettare la regola dei tre ascolti per ascoltatore e soprattutto questi possono risultare in qualsiasi parte del mondo, ma a me serve che risultino in Italia, se voglio entrare in classifica e nelle playlist editoriali e algoritmiche italiane, che è il vero scopo di comprare degli stream, perché il pubblico è totalmente passivo e la massa imita la massa.

Allora dato che questi sono bot, programmi pure abbastanza semplici, da quello che so, a me, capitalista della musica, cosa conviene fare?

Mi conviene farmi fare i miei bot e autoprodurmi i miei stream e dosarli nella maniera più opportuna. Lo fanno Salvini e Renzi su altre piattaforme, e sono ben più sotto l’occhio pubblico, perché non dovrei farlo io?

E poi Spotify chiude un occhio, perché a Spotify serve che risultino più utenti e ore di utilizzo possibili per vendere pubblicità e mantenere il suo sistema dichiaratamente predatorio in piedi. Non so voi, ma se io fossi un boss della discografia lo farei.

Se non lo fa nessuno, ehi Majors, fatemi CEO, ho un piano che vi farà volare!

Ma poi si sa che lo fanno tutti, visto che nei dissing del rap se lo rinfacciano in continuazione e molti lo confessano pure.

Quindi visto che chi gioca sporco c’è di sicuro, tutti devono farlo. C’è sicuramente una grande parte di stream che è organica, ma quelli falsi secondo me sono veramente una grande percentuale.

Questo droga incredibilmente il mercato, perché 1300 di questi stream falsi che nessuno ascolta risultano come copie vendute.

In questo periodo dell’anno siamo nel momento di unità nazionale degli ascolti a causa di Sanremo, ma presto arriverà l’estate e sarà tutto un fiorire di grandi successi che nessuno conosce, di roba che sbanca la classifica prima che ce ne sia contezza pubblica. Fateci caso.

Chiedete sopratutto ai teenager se li conoscono e scoprirete che non è per niente ovvio che sappiano di cosa state parlando. Se siete boomer farete pure la figura di quello che sta avanti forte.

The great Spotify swindle

 

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Umberto Palazzo
Cantautore e produttore, ex Massimo Volume, Santo Niente e Allison Run.

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