Milan-Inter ha confermato la prima impressione di quest’anno le potenzialità dei nerazzurri appaiono risicate e dietro le prime linee non sembrano esserci personalità capaci di dare lo strappo che ci si auspica.
Milan-Inter ha detto tante cose
Si è giocato il 3 di settembre, presto presto così non ci si pensa più. È la quinta giornata del campionato di serie A stagione 22-23 ed è finita 3-2 per chi ospitava.
Difficile decidere se ci è andata anche bene visto che sul 1-3 sembrava che il Milan potesse tracimare e l’Inter sbracare o se magari con un po’ di decisione in più si poteva portare a casa almeno il pareggio.
Più probabile la prima ipotesi, visto che fino a quel momento in campo c’erano solo i rossoneri a imperversare in ogni zona del campo.
A dirla tutta, anche l’effimero vantaggio dell’Inter è arrivato estemporaneo, con una invenzione di Lautaro e Correa che ha azzeccato l’unico passaggio della sua miserevole partita. Se era rimasta negli occhi di tutti la sconfitta subita nella primavera scorsa per 1-2 dopo ottanta minuti condotti in sicurezza, questa ci rimarrà per quanto il Milan l’abbia meritata e per la pochezza messa in campo dai nostri.
I cambi di Inzaghi che sono stati, dopo l’incontro con la Lazio, abbondantemente criticati dagli addetti ai lavori e anche dai non, contro il Milan sono stati stavolta tutti azzeccati.
Peccato però che fosse tardi e la partita – benchè con ancora molti minuti a disposizione – ormai persa. Hai voglia di dire che Maignan l’ha vinta da sola: si sappia, il portiere sta lì per parare, e il francese lo fa meravigliosamente.
Che la serata non potesse girare per il verso giusto si era capito da subito, con i nostri a rinculare davanti alle azioni corali del Milan, a continuare cogitabondi a far girare i pochi palloni in orizzontale e male, con copiose sbavature nel palleggio.
C’è stata una cronica mancanza di coraggio soprattutto: Pioli ha convogliato tutto a sinistra il suo potenziale offensivo con Leao e Theo a sovrapporsi a piacere e – a turno – in combutta con Tonali per strozzare la verve di Dumfries. Missione compiuta, non si ricorda una sola sgroppata dell’Olandese, che in compenso ha abboccato come un tordo alle continue provocazioni di Theo. Pare niente, ma far partire la brocca agli avversari è pure quello tatticismo.
Per il resto, il Milan cortissimo ha dato pochissimo spazio alle accelerazioni, al fraseggio, alle verticalizzazioni dell’Inter. Si è avvertita chiara la mancanza di gente di personalità, che sapesse mettersi la squadra sulle spalle e indicare la rotta. Le faticose risalite del campo si sono mortificate affidandosi, come ultima istanza, a rilanci lunghi di Handanovic dove con due “piccoli” davanti era impossibile catturare qualsiasi palla.
Quindi: costruzione dal basso nisba, lancio lungo nisba, alla fine il pallone ce lo avevano sempre loro. Chiaro che poi, data la menata, ogni passaggio diventasse un’azzardo. Si sa, gli azzardi a volte pagano ma più spesso ti tocca pagarli e così pure uno dai piedi educati come Cahla finisce che la tocchi male e quegli altri ne approfittino.
A quel punto la già volatile, ballerina sicurezza si è dileguata come Salvini davanti ad una proposta di lavoro. A quegli altri poi non è parso vero di giocare col vento a favore e il campo in pendenza favorevole.
Giroud può piacere o meno ma ci ha testicoli a chili e quando può girarla in porta non si tira certo indietro: lo ha fatto due volte l’anno scorso, vuoi che non lo faccia una volta anche quest’anno? Leao che si gioca Skriniar che ancora si sta girando intorno per capire da che parte gli è scappato via il portoghese la dice lunga sullo stato catatonico della difesa.
Già, la difesa: ancora tanti, troppi gol incassati. Vale ancora la scusa dell’ancora non perfetto stato di forma? Bastoni è l’ombra di sé stesso, Skriniar è, si spera solo al momento, rallentato e distratto. Non sarà che le ombre delle squadre interessate a quei due gli stiano un po’ annebbiando le idee? Si è salvato, come sempre quest’anno, il solo De Vrij, che guarda caso è stato il primo ad essere ritirato via dal mercato estivo.
Più avanti, ad anestetizzare Darmian è bastato un qualsiasi Calabria (no, dico: Calabria) e l’ex portalavatrici Messias: certo, si sono anestetizzati pure quei due del Milan, ma la ciccia si distribuiva da tutt’altra parte. In mezzo, già detto di Cahlanoglu, Barella ha provato a tenere in piedi la baracca, Brozovic ha corso come sempre tanto e, come poche altre volte, a vuoto. Correa vabbè, che te lo dico a fare.
Lautaro è purtroppo l’unico ad avere quella personalità che serve a far girare le partite dalla propria parte, ma predica nel deserto quando non ha vicino un attaccante di peso con il quale scambiarsi cortesie e oneri. I subentrati hanno dato un certo impulso ma l’assedio è stato portato con la forza dei nervi, senza un vero progetto.
Personalmente, per il nulla che conta, assente Lukaku io non avrei esitazioni a schierare Dzeko, se non altro per dare centimetri all’attacco. Poi infatti segna il gol del 2-3 che dà un senso agli ultimi venti minuti. Ma andiamo, vuoi che io ne sappia più di Inzaghi? Dimarco fa pure lui quello che può, mette traversoni appena può ma non è che spacchi la difesa avversaria. (Loro invece mettono Kjar, nazionale danese).
Nemmeno Mihkitarian lo fa: sa di essere un gregario in termini di impiego e quelli non trascinano le squadre. Noi un gregario Armeno, loro mettono Origi, ex Liverpool, per dire. E Insomma, manca come il pane quello là, il solito, quello che abbiamo fatto scappare per via dei tanti tentennamenti di una dirigenza che sta dall’altra parte dell’emisfero.
Il nome fatelo voi. Non voglio banalizzare il concetto: chiaramente non è solo la mancanza del condottiero a cagionare l’inizio balbettante dell’Inter. Chi dice che rispetto all’anno scorso la rosa sia comunque migliorata, consideri che il quasi nuovo arrivato Lukaku ha fin qui deluso e non ha ancora fornito l’apporto in fatto di gol e di giocate: con Conte aveva fatto la differenza, ma era incastonato in un certo tipo di gioco.
Insomma, quell’apporto può essere che non arrivi mai, come già col Chelsea. Viceversa, il Milan prende De Katelaere e quello ti gioca la partita da veterano, pur non facendo sfracelli. Pioli oggi ha una squadra che ha chiari i suoi limiti ma anche molto chiaro i giocatori su cui contare: conta su Leao che come ha dimostrato oggi, ti crea un’occasione da gol dal nulla.
Su Theo che strappa e crea superiorità, su Giroud che non segnerà a ripetizione ma che da solo tiene impegnate le difese. Ha, con i colpi di mercato dell’ultima ora creato una vera e propria squadra B, dalla quale pescare a piene mani. Senza contare che prima o poi tornerà Ibrahimovic che anche se non segnerà come negli anni migliori è uno che ha spalle grosse come un centro commerciale.
Come per l’incipit, la buona notizia è che la scoppola è arrivata presto, altrettanto presto la si potrà metabolizzare e quindi riscattare. Facile da dire, è difficile invece intravvedere come questa squadra potrà nel breve tempo che c’è tra l’oggi e la sosta per i mondiali cambiare ritmo, migliorare le sue prestazioni: Inzaghi ha un bel lavoro da fare.
Onestamente, le potenzialità sono risicate e dietro le prime linee non sembrano esserci personalità capaci di dare lo strappo che ci si auspica. Ma intanto il calciomercato si è chiuso e le distrazioni archiviate: da qui in avanti si faranno i conti con quello che si ha in casa: sembra una buona notizia, ma magari non lo è, visto che le altre si sono rinforzate più dell’Inter, almeno sulla carta. Ma per fortuna nostra i campionati non si vincono completando l’album delle figurine.
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