La sfida del suo Barcellona con l’Inter è stata caricata così tanto da Xavi che alla fine è riuscito a galvanizzare anche gli avversari.
Xavi, sai chi ti saluta tantissimo?
Quella che insisteva sul Camp Nou era un’atmosfera di tregenda, di aspra resa dei conti. Ad assistere allo scempio che i ragazzi di Xavi avrebbero fatto dell’Inter, un catino completo in ogni ordine di posti anzi gremito, anzi di più. Roba da cuori forti e se non reggi cambia mestiere, please.
Hai presente la tensione che devono aver provato i soldati del 7th Reggimento di Cavalleria del tenente colonnello Custer mentre attendevano l’assalto di Cheyenne e Sioux riuniti sotto l’egida di Toro Seduto? Come poi sia finita, in quel di Little Bighorn, lo sappiamo più o meno tutti. Tifavate per gli Yankees? Spiacente, le storia va in un’unica direzione, mica cambia come più piace a noi. Con buona pace di quel mio amico, che al termine della centesima visione del film dedicato a quell’evento storico, “l’assalto di Fort Apache”, perplesso, osò un “peccato, stavolta li vedevo in forma!”.
Cosicchè ieri sera c’era l’aria dell’ineluttabile nella sfida Barcellona-Inter, valida per la quarta giornata del girone C, visti i tanti assalti portati in passato a favorevole compimento dagli Azulgrana. Compreso quell’uno a zero che ci consegnò la finale dell’epica, per i nostri colori, Champions League edizione 2009-10, ma che sempre di sconfitta si tratta.
In soldoni, a Barcellona si è vinto una sola volta nella storia, e si era nel 1970, quando contro le squadre spagnole vinceva chiunque. A posteriori, motivi di essere positivi ce ne erano pochini: il fatto che si potesse contare su due risultati su tre e le poche, vaghe speranzelle regalate dalla buona ma non trascendentale prova contro il Sassuolo.
Consolidata la preferenza del mister di Mhkitarian rispetto ad Asllani: avrà fatto storcere il naso a qualcuno ma poi si è rivelata azzeccata quando già al nono minuto l’Armeno salvava sulla linea una palla indirizzata in porta da Lewandoski.
Azzeccata e altrettanto consolidata pure la preferenza di Onana rispetto ad Handanovic: il camerunense, col suo stile molto naif, si barcamena tra interventi approssimativi e parate quasi decisive, un po’ saponetta, un po’ calamita.
In generale non infonde sempre la sensazione di sapere cosa sta facendo ma intanto calcia bene e proprio un suo rilancio porterà in vantaggio l’Inter: si vede che ce lo faremo bastare.
Il Barca aveva impresso la sua filosofia sin dall’inizio con quel pressing asfissiante e furibondo non appena ad un qualsiasi avversario pervenisse la palla, paralizzando qualsiasi abbozzo di ripartenza. Non solo tikitaka però: che se vi piace così tanto il pallone, tenetevelo pure, avrà sintetizzato Inzaghi, a noi interessa la ciccia, altrochè: piuttosto intensità e tanta tecnica.
E insomma gli ingredienti da mettere sul ring, pardon sul campo, i catalani ce li hanno messi proprio tutti, non esclusa la caciara sotto forma di continue provocazioni uomo su uomo. Non c’era da buttargli la croce addosso, in verità, poiché in tutto quel passarsi sterilmente il pallone, l’Inter aveva trovato il modo di fare una visitina a Ter Stegen con una puntatina di fino di Dzeko che indirizza la palla sulla traversa, con il successivo cagionato battieribattimaledettoilmondo che non sortiva miglior esito, ma in compenso faceva incazzare parecchio i catalani.
Il portone del fortino crollato al quarantesimo grazie al tarantolato Dembelè non ha scosso più di tanto Onana e a dirla tutta, neppure gli altri ragazzi in nerazzurro. La verità, è che sembrava la solita partita in cui, sui tre fischi ci si dovesse rammaricare di aver sprecato tutto lo sprecabile in fatto di occasioni di gol.
Quando si è cominciato a sospettare che sarebbe stata dura, durissima con il morale del Barca a mille, Bastoni ha tirato fuori dal cilindro una traiettoria che nessuno aveva codificato e ha messo in porta Nicolò, che però, atteggiato di sghimbescio, ha trovato la coordinazione per scaraventare la sfera in rete.
Come stanno le coronarie? Il pareggio ha fatto più male al Barca di quanto il vantaggio avesse fatto male all’Inter, infatti a quel punto anche il gioco dei catalani ha smesso di fluire come prima. Neppure il pressing è rimasto sostenuto come nel primo tempo, Barella e Calhanoglu hanno quindi gongolato a profusione: l’Italiano tampona, collega e costruisce, il turco vede il Toro e lo serve confidando sulle sue abilità di biliardista.
L’argentino ha poi ringraziato di tanta premura, mandato la sfera a baciare un palo e poi l’altro e questi lo hanno premiato imprimendo alla palla l’effetto giusto perché entrasse, invece di uscire.
Ah, la volubilità delle sfere! Vanno un po’ dove cavolo gli pare, se è vero come è vero che Lewandoski raggiunto da una di queste in area nerazzurra l’ha calciata un po’ così, in disequilibrio e con la gamba momentaneamente atrofica, innocuamente indirizzata verso chissà dove finchè questa non ha incocciato nello stinco di Bastoni finendo lemme lemme nel sacco, amen, si vede che doveva andare così.
Nell’orgasmo del pareggio al Barca non gli salta l’uzzolo che a provarci riuscirà a portare a casa la posta piena? Eh, vedi a volte la presunzione: tutti sotto ad attaccare e che, a difendere ci vado io? Il contropiede che quei vanitosi sprovveduti subiscono è al fulmicotone e a Gosens non gli viene chiesto altro che seguire l’azione con gran mulinare di gambe.
Quello e anche quello di calciare decentemente, cosa che in effetti fa, per il due a tre. Quando sembrava che il finale di Fort Apache potesse essere riscritto ecco che l’ultimo colpo di coda, anzi di testa rimette le cose in bilico definitivamente. Il forte ha tenuto, l’assalto è sospeso ma l’esito della battaglia è stato favorevole: vedrà il suo epilogo, incrociando le dita di mani e piedi contro le sparute forze del Viktoria.
La banalità del secolo: il calcio è strano. Un risultato finale per il quale avresti firmato con il sangue alla fine, per come si è concretizzato, finisce persino di sembrarti stretto e ti fa recriminare fino alle lacrime.
La foto di Asslani che calcia sul portiere il gol del possibile 3-4 è quella che si spera di non dover tirare mai fuori con rimpianto all’indomani dell’incrocio con il Viktoria Plzen. Pur con tutti gli scongiuri del caso, tutti quelli che sanno di Inter e la seguono da tempo ragionevole, ben sanno bene che è proprio quello il tipo di partite che la nostra squadra soffre.
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