I giornali di oggi, vicini a certi club, scriverebbero “Prova di forza”, “vittoria di carattere”,noi siamo più obiettivi: col Torino ci è andata bene.
L’interista esistenzialista: col Torino c’é andata bene
Quando Nicolino alzó la testa, vide l’amico Marcellino che scattava alle spalle del suo marcatore. Allora fece un rapido calcolo goniometrico, una sommaria triangolazione topografica, la valutazione della traiettoria da disegnare incrociando i dati della velocitá della palla e della distanza tra lui e Marcellino.
Calció d’effetto, con l’interno del piede, in modo che la palla disegnasse un arcobaleno sulla testa dei difensori del Torino e morisse, serenamente, sul piede atteggiato di piatto dell’amico. Ma qualcosa non deve essere tornato nei suoi balenanti conteggi perché quella palla arrivó un pó lunga rispetto al destinatario.
Forse aveva impresso alla sfera un giro in più? Si preoccupò invano: quello ne aveva di risorse! Capì immediatamente che con il “piatto” non sarebbe riuscito a collidere con la palla, cosí allungò il collo del piede, saltando leggiadro come in un grand-jetez di Nijinski. La toccó il giusto: quella, stimolata verso altr’una direzione, andò a esaurire la sua inerzia, lemme lemme, nell’angolo in basso a sinistra dello sciagurato portiere dalle fattezze di Rasputin: 1-0 e fine dello spettacolo.
Spettacolo – ma si fa per dire – che era iniziato giusto un quarto d’ora prima, quando un Inzaghi in stato di grazia aveva azzeccato i cambi. Certo, niente sfracelli, ma improvvisamente la squadra aveva cominciato ad attaccare grazie agli avvicendamenti di Mikitarian e Bellanova per Chalanoglu e Dimarco. Si era al minuto 75 e prima di quello, il niente piú assoluto, il deserto dei proponimenti, il “nulla da segnalare” dal fronte occidentale. Prima ancora, erano entrati senza costrutto alcuno, Bastoni per Dumfries e Dzeko aveva lasciato il posto a Correa che come al solito si era rivelato utile come Repetto negli 883.
Che la partita contro il Torino arrivasse nel momento piú sbagliato era abbastanza chiaro a tutti, dopo due scoppole della portata di quella del derby e contro il Bayern. Un avversario difficile, certo, ma comunque abbondantemente alla portata per una qualsiasi Inter, fosse anche in stato di depressione nera.
Ecco, diciamo un avversario “rognoso”, scomodo senz’altro. Aggiungi pure che al Torino, di quando in quando, non disdegna di farci qualche scherzetto a domicilio. Quel di “quando in quando” si era verificato nel 2015 e 2016, quando i granata ci avevano battuti in casa per due volte di seguito, 0-1 la prima volta, 1-2 la seconda. Insomma, non c’era da fidarsi. Altro ingrediente che faceva sperare male, erano quei loro dieci punti in classifica frutti di un inizio campionato niente male, con unica sconfitta contro la super-Atalanta, ma di fatica.
Juric poi quando puó farti ballare la pizzica non si tira certo indietro: ha in due anni messo insieme una squadra che conscia dei suoi mezzi fa di necessitá virtú. Ti lascia giocare palla con i difensori, ti invoglia a cercare le fasce che peró poi ti intasa. Non trovando sbocchi di lí, ti fa convogliare il gioco verso il centro, ingolfandoti in un centrocampo affollato dai centrali e dalla difesa che gioca altissima ma sempre ben abbottonata.
E cosí ieri ti ha imbrigliato pure l’Inter per 75 minuti buoni, concedendo il primo tiro in porta solo al 65esimo. Tiro poi: una girata di Dzeko con l’intensitá di una loffia. Invece il Torino fin lí, ne aveva fatti di tiri in porta: ne ho registrati almeno tre, poi ho smesso di contare. A quanto pare avere in casa una concorrenza credibile fa bene ad Handanovic che, opportunamente, ha messo da parte le parate col mirino laser e si é abbassato a più volgari parate: quelle in cui si proietta il corpo in direzione della palla. Ben fatto Handa: magari se ci pensavi prima…
Ne é durata di fatica trovare il bandolo della matassa, con le poche certezze che l’Inter al momento ha. Si ha voglia, in dirigenza, di ammonire i ragazzi a comportamenti piú urbani in campo: ieri ci hanno provato, ma Brozovic deve avere ottenuto una dispensa speciale perché manco dieci minuti dopo l’inizio santiava che neanche Gennaro Mosconi.
La sensazione é che la squadra sia divisa – se non spaccata – sulla filosofia di gioco: é probabile che ci sia una certa parte che predica ed auspica un atteggiamento spregiudicato, contrapposta ad un’altra che invece invita ad una morigerata prudenza. Questo spiegherebbe i continui scazzi che platealmente si manifestano in campo. Se cosí fosse, sarebbe ora che l’allenatore si adoperasse a far ritornare la serenitá. É urgente, la cosa non puó continuare ancora per molto senza perniciose ripercussioni sull’andamento dell’annata.
E insomma ho fatto un gran parlare perché poi troppo da parlare non ce n’é. Male, malissimo, troppo male per essere vero il governo del gioco, con passaggi elementari e scolastici, sempre indietro o in orizzontale, spesso si é ricorso alla palla spazzata via alla viva il parroco. I rilanci lunghi di Handanovic verso le punte si sono sprecati. Anche le poche volte che il Torino si é scoperto, alla veloce ripartenza si é preferita la manovra ragionata, perdendo giocate e tempo prezioso.
Dalle sconfitte meritate non si é imparato poi troppo a quanto pare: scottata da quelle contro Bayern e Milan, si é presentata in campo tremebonda e troppo preoccupata di prendere gol alla prima occasione concessa. Risultato? Ha finito per concederne comunque, rinunciando nel contempo a tentare una qualsiasi giocata propositiva.
A riprova di questo, quando poi la squadra si é accorta che la partita stava scivolando via verso uno squallido zero a zero e avendo ormai poco da perdere, ha cominciato ad osare, a rischiare, a crossare, a mettere palloni tra le linee e sul povero Lautaro che quelle giocate le stava chiedendo dall’inizio della partita, invano. Sono – solo a quel punto – arrivate certe occasioni, ma neanche troppe. Gli attaccanti hanno potuto gestire palloni di fronte alla porta, il Torino ha dovuto giocoforza schiacciarsi in difesa. Non ci si poteva pensare prima?
I giornali di oggi, vicini a certi club, scriverebbero “Prova di forza”, “vittoria di carattere”, elogiando il modo in cui quei punti sono stati ottenuti. Ma noi interisti amiamo la decenza: “é andata bene” oggi é il massimo che possiamo dire.
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