Champions, Ancelotti vince ancora: Borussia Dortmund-Real Madrid 0-2

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È il solito Madrid della Champions: a Wembley il Real ha sofferto a lungo ma con un finale brillante e un arbitraggio discutibile ha battuto 2-0 il Borussia Dortmund grazie ai gol di Carvajal al 74’ e di Vinicius all’83’.

Champions League: Borussia Dortmund-Real Madrid 0-2

È stato di puro imbarazzo il primo tempo condotto dal Real Madrid. Chi poteva aspettarsi che sarebbe stato messo sotto sul piano del gioco dal piccolo Borussia? In realtà poi di piccolo il Dortmund aveva davvero poco.

Solidità tedesca nel quartetto difensivo con il monumento vivente Hummels, dinamico e ragionato il centrocampo esperanto con Sabitzer e Can, in attacco una miscellanea di rapidità e potenza rappresentata da Sancho, Adeyemi e Fullkrug. La creatura di Terzic non ama i fronzoli e il possesso di palla fine a sé stesso, quello lo lascia volentieri agli altri. Viceversa, preferisce utilizzarlo poco e solo in verticale. Filosofie.

Quella di Terzic, applicata alla finale di Champions League si è tradotta in quello sciorinamento di gioco per cui i suoi uomini, come d’abitudine, non hanno provato paura ad osare e non ci hanno pensato due volte quando per raggiungere un compagno ben piazzato hanno usato gli spazi angusti che lasciano liberi quelli del Real, facendo viaggiare la palla radente una selva di calzettoni bianchi.

In un mondo perfetto avrebbe dovuto pagare quelle scelte coraggiose. Avrebbero dovuto, appunto, se non fossero entrate in conflitto con quell’ingrato di Adeyemi che, mandato ad un rendez vous con Courtois da uno splendido suggerimento di Hummels, non ha trovato di meglio da fare che puntare la bandierina piuttosto che la porta.

Scelleratezze di ventiduenne. Si era al 21esimo minuto e con una eternità ancora da giocare, ma intanto portarsi avanti non è mai una cattiva idea. Sarà sempre lui che si ritroverà davanti al portiere belga sei minuti dopo per l’esattezza, ma in una situazione oggettivamente più complicata.

Eppure in quel caso riuscirà comunque a fare meglio inquadrando la porta e impegnando il portierone del Real. Parlando di Courtois: poteva immaginare che già al 27esimo minuto avrebbe dovuto fare due interventi disperati e vedere il palo respingere al posto suo un tiro di Fallkrug? Neanche nei suoi peggiori incubi.

È in questa prima mezz’ora che si è avvertito palpabile quell’imbarazzo tutto spagnolo. Che non si è autogenerato dalle convinzioni mandate a gambe all’aria da un inizio complicato ma indotto scientificamente dal Borussia. Il Real Madrid crede di muoversi dove lo porta l’azione e l’estro dei suoi uomini ma è una illusione. In realtà va dove lo porta il Borussia.

Che lo porta in periferia. Stringendo in difesa i suoi quattro uomini e – prego, si accomodi – accettando con finta preoccupazione che il gioco vada a trovare di qua Vinicius, di là Rodrygo.

I risultati sono due: concedere il cross come unica soluzione e nel contempo isolare Bellingham, che di essere oggetto del tritacarne Hummels non ci pensa proprio. L’inglese si guarda bene dal frequentare certi postacci e accuratamente vi gira al largo.

Ulteriore effetto collaterale è proprio quello di andare ad asfissiare il flusso di gioco di Kamavinga e Kroos, facendo massa nei boulevard di centrocampo e isolando così Kroos e lo stesso Bellingham, che di palle giocabili in effetti ne vedranno poche per almeno tre quarti di gara.

E questo è quanto il Borussia è riuscito e ha potuto fare per tutto il primo tempo, di fatto riducendo all’impotenza il suo avversario. La convinzione di essere riusciti a trovare il modo di addomesticare il temibile Real, potrebbe aver inquinato la percezione dei ragazzi in giallonero. È un male: il Real sa come si fa. Quando ti sembra assopito e tramortito, ecco che in quel momento ti colpisce. È il cobra che riposa tra la sterpaglia, non ti accorgi che è lì. Se te ne accorgi, è perché sei stato maldestro, hai calpestato un ramo, spostato un sasso: potrebbe essere comunque troppo tardi, perché egli si è già proiettato in avanti per colpirti. E a quel punto non è l’agire razionale che ti può salvare ma solo l’istinto.

Qualcosa di importante deve aver elargito Ancelotti ai suoi uomini, nel silenzio dello spogliatoio. Tra queste, accettare la manfrina del Borussia e quindi di accettare l’invito di occupare le fasce, per farne qualcosa però. Ma anche di riempire l’area, occupare gli spazi tra le linee. E che qualcosa sia cambiato lo si vede già al 57esimo quando il Real finalmente riesce a completare una manovra di attacco e a rivolgere un tiro verso la porta di Kobel. Sarà pure un tiro telefonato quello di Carvajal – che fa, allude? – ma è l’indicatore che il vento sta cambiando.

Prima di allora l’unico ad aver stimolato il portiere tedesco era stato Kroos ma si era trattato di un tiro da fermo. Don Carlo, avrai mica tirato una sedia addosso a Bellingham? Nasce il sospetto perché finalmente l’inglesino schifiltoso si sia deciso a battere i rioni malfamati che governa Hummels. A momenti gli riesce di segnare di testa su un cross di Vinicius, con Kobel allegramente a caccia di farfalle. Vedi che i consigli del mister vanno sempre seguiti?

Cosa stava succedendo? Quello che ci si aspettava: che il ritmo forsennato degli uomini di Terzic fosse destinato a calare. In questi casi a salire in cattedra è la qualità del palleggio, le idee, le giocate di fino. E così il Real si è acconciato la partita che avrebbe voluto fare dall’inizio.

Il Borussia ha tentato di tenere alto quel suo menare le danze ma l’ormai scarico Adejemi non è stato degnamente rimpiazzato da Sancho, spostato dalla parte opposta. Reus, entrato in quel contesto, non ha mostrato il dinamismo dei suoi compagni di reparto e così anche l’espediente di quel centrocampo ad altissima frequenza, si è inesorabilmente spento.

Ora, non è che il Real stesse poi mettendo all’angolo il Borussia, Kobel non era certo stato chiamato a fare gli straordinari come il suo omologo belga, ma la risalita della china risultava evidente. Era quindi abbastanza normale per entrambi i contendenti che si dovesse fare di necessità virtù: dove non col gioco, di estemporaneità.

Nel modo più banale, a decidere l’impasse, un calcio dal corner: il cross di Kroos trova Carvajal che una pertica non è, ma ha senso del timing. Uno a zero, il dado era infine tratto. Tante, troppe le cattive notizie per i tedeschi, al di là dello svantaggio. I non troppi minuti a disposizione per tentare l’aggancio, ad esempio.

Ma anche la sollecitudine nel dover sradicare palloni dai sapienti piedi dei madridisti, la foga da gestire dove invece servirebbe lucidità, le rinnovate forze di chi si è dato una bella sferzata di positività. Così il Real si è ritrovato con la lancetta del carburante che, se prima era sul rosso fisso, adesso indicava il serbatoio pieno almeno a metà.

Il Borussia durante quei venti minuti non ha mai dato la sensazione di poter raddrizzare gli immediati esiti. Semmai che potesse solo peggiorare i futuri.

Terzic ha provato le mosse disperate dei deboli, investendo su lungagnoni da battaglia. Carletto si è adeguato: “se si dovrà andare a contendere palloni alti, noi siamo pronti”. Cambierà poco. Solo qualcosa, perché il Borussia in preda alla disperazione ha cominciato a lasciare aperte intere praterie che il Real non ha esitato ad occupare: il tiro a segno era già cominciato da un po’, e Kobel deve raggiungere gli incroci dei pali all’80esimo e all’81esimo.

Non dovrà penare oltre perché all’82esimo finisce l’agonia dei gialloneri: Madsen violenta una delle regole più risapute del calcio modulando un passaggio in orizzontale sul quale Bellingham ha fa forse l’unica cosa giusta della sua deficitaria partita. Niente di che, ha solo servito l’assist a Vinicius per il gol del definitivo due a zero. Il maldestro cucchiaio del brasiliano, per nulla letale, ha mandato in tilt il povero Kobel che non ha potuto che alzare bandiera bianca.

Triste il destino di Terzic e dei suoi ragazzi che per la seconda volta in due cadono ad un passo dal traguardo. L’anno scorso avevano perso la testa del campionato giusto all’ultima giornata pareggiando in casa contro il Mainz, consegnando il titolo al Bayern Monaco. Stavolta avranno meno da rimpiangere e da recriminare dato l’avversario oggettivamente più forte ma scommetto un euro che la cosa non li consola neanche un po’.

Quindicesimo titolo, no dico: quindicesimo. Al Real Madrid andrebbe fatta la cortesia di consegnargli definitivamente quella benedetta coppa con le orecchie. Che se la tengano stretta, tanto è roba loro, inutile rimetterla ogni volta in palio. Carlo Ancelotti la vince per la terza volta e diventa l’italiano più famoso al mondo dopo Vannacci, sono soddisfazioni.

Gli indefessi detrattori che reputano i suoi successi esclusivamente figli di una sua presunta proverbiale fortuna, si diano pace. Nel calcio, nessun torneo si vince solo per fortuna. Essa è bizzosa e scostante: nessuno sano di mente ne può fare assoluto affidamento. Semmai si può sperare su certe fortunose contingenze. A qualcuno esse si ripropongono più spesso che ad altri, ma poi bisogna essere bravi a valutarle con lucidità, avere competenza per farle proprie e senso pratico per piegarle alle esigenze del team che si guida. E quello in cui è maledettamente bravo Carlo Ancelotti.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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