C’era una volta l’ecopacifismo

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La volontà di dominio che si esercita sulla natura è la stessa volontà di dominio che si esplica nella guerra. Dov’è finito l’ecopacifismo? Ambiente e pace sono sempre più intrecciate.

Dov’è l’ecopacifismo?

Nei decenni scorsi, il pacifismo veniva sempre più declinato come eco-pacifismo. In Italia, per esempio, Legambiente e Associazione per la Pace si consideravano associazioni gemelle i cui gruppi dirigenti in molti casi si sovrapponevano.

Inoltre, il riferimento politico obbligato era per entrambe il PCI e, anche in quel caso, c’erano dirigenti del PCI che erano anche dirigenti di quelle associazioni.

Il dialogo fra partito e associazioni era quindi fecondo e conflittuale allo stesso tempo: era figlio di quel conflitto tra nuovi movimenti giovanili e sinistre partitiche europee (anche est-europee) iniziato a partire dalla fine degli anni Sessanta sullo sviluppo, l’industrialismo, la pace, l’ambiente, il rapporto tra lavoro e tempo libero, le nuove alienazioni ecc…

Pace e ambiente sono intrecciate per due motivi:

1) la guerra sempre più è guerra per il controllo dell’acqua e dell’energia, nonché per il controllo armato dei flussi di disperati che la desertificazione e le guerre stesse creano, in un mondo che si avvia verso una crisi climatica spaventosa;

2) la volontà di dominio che si esercita sulla natura è la stessa volontà di dominio che si esplica nella guerra e la riflessione sull’uomo moderno e postmoderno nel suo rapporto con la natura e i suoi simili non può che essere intrecciata, a partire dal grande tema novecentesco della tecnica.

Di tutto questo non c’è più traccia nel dibattito pubblico degli ultimi tempi né, tantomeno, in quello di questa guerra. E la cosa amara è che tutte le varie espressioni della sinistra partitica europea – di quello che ne rimane – non sanno dire una parola su questi temi, sono completamente afone.

Trovano vigore e bellicosa baldanza – è il caso di dirlo – solo nel proporre come unica soluzione al conflitto l’invio di armi alla parte aggredita.

Io sono un residuo del secolo scorso ma se in questo momento avessi una qualche responsabilità politica, risponderei cosi al Presidente del Consiglio:

«Cara meloni, un mondo pacifico è certamente un mondo senza condizionatori perché utilizzare per raffreddare le nostre case un apparecchio che contribuisce a riscaldarle allo stesso tempo è proprio la cosa più stupida che possa fare l’uomo in questo momento sul pianeta. E, sappia, caro Presidente, che proprio di questa stupidità si nutre la bestia della guerra. Cordiali saluti, Claudio Bazzocchi».

* Articolo per gentile concessione di Claudio Bazzocchi dalla sua pagina Fb

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