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Africa, l’anticolonialismo cinese in Tanzania

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La Cina, esempio di anti-colonialismo di successo,  apre una scuola di formazione in Tanzania in collaborazione con i partiti che hanno reso possibile la decolonizzazione del paese.

L’anticolonialismo cinese in Tanzania

Nel 2023, la Cina ha inaugurato una scuola di formazione in Africa, la prima, in Tanzania per la precisione.

L’Africa meridionale è stata una delle ultime prede del colonialismo storico mondiale (con la rumorosa eccezione di Israele): Mozambico e Angola diventarono indipendenti dal Portogallo solo nel 1975, la Namibia ebbe le prime elezioni solo nel 1989 e nel 1990 proclamò l’indipendenza (prima era sotto occupazione sudafricana), ci sono poi i due casi di colonialismo dei coloni (come Israele): lo Zimbabwe dove la guerra civile riuscì a porre termine alla Rhodesia razzista solo nel 1979 e il Sud Africa dove l’apartheid terminò solo nel 1991 (parallelamente allo scioglimento del muro di Berlino).

La stessa Tanzania, seppur meno drammaticamente, ottenne l’indipendenza solo nel 1964 (due anni dopo averla formalmente proclamata), lo Stato nacque dalla fusione tra Tanganica e Zanzibar e prese presto la via di un socialismo africano.

Questi territori furono occupati dal capitalismo e dal colonialismo europeo ferocemente e più a lungo di altri per via della loro ricchezza di risorse e dell’importanza geo-strategica che essi occupano.

La circumnavigazione dell’Africa fu il primo punto della creazione del sistema-mondo odierno, quello della globalizzazione capitalista; non importa se Vasco de Gama arrivò in India solo nel 1498 (ben sei anni dopo la scoperta dell’America).

La lotta egemonica per il predominio mondiale è sempre stata tra Europa e Estremo Oriente e l’isola-mondo in finale era l’Eurasiafrica, il controllo del Capo di Buona Speranza era in finale necessario per gli snodi verso l’Oceano Indiano.

In questo senso, il predominio USA è in finale da intendersi come il prosieguo dello spostamento verso il Nord Atlantico avviato nel Medio Evo (tra Norreni e poi supremazia olandese, Riforma Protestante e predominio del Regno Unito).

Aggiungo che non a caso lungamente le popolazioni dell’Africa meridionale sono state considerate “tra le più primitive della Terra”, andava giustificato un substrato colonialista, grazie al razzismo.

La Cina -esempio di anti-colonialismo di successo- apre questa scuola in Tanzania in collaborazione con i partiti che hanno reso possibile la decolonizzazione di questa zona: Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola, Fronte per la Liberazione del Mozambico , Organizzazione del Popolo dell’Africa Sud-Occidentale della Namibia, Chama Cha Mapinduzi della Tanzania, African National Congress del Sudafrica e Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe – Fronte Patriottico.

Questi partiti hanno formato un’organizzazione di sostegno reciproco e di studio dei cambiamenti in corso nel mondo: forte è il timore di tornare prede dell’imperialismo occidentale.

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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