Perché vegan in 7 semplici punti

Essere vegan sembrerebbe una moda radical chic, poco più che un fenomeno di costume passeggero. In realtà ci sono diversi motivi per cui questa scelta etica dovrebbe essere sposata su larga scala. Riassumiamoli in 7 semplici punti.

Vegan: perché?

Quali sono i benefici di una vita da vegano. A beneficiarne infatti non sono solo gli animali, sottratti ad un inevitabile destino di morte, ma anche l’ambiente e gli uomini.

Tralasceremo in questo articolo l’argomento etico, che sarà affrontato prossimamente, preferendo invece porre l’attenzione sui problemi legati all’ambiente e alla salute.

Ambiente

  1. Riscaldamento climatico

    Sembrerà strano, ma la principale causa di riscaldamento globale è causata dal consumo di carne.

    A sostenerlo è il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, secondo cui l’industria della carne è responsabile del 18% dei gas a effetto serra, più di tutti i trasporti terrestri, aerei e marittimi messi insieme.

    Il nemico numero uno è il metano che per l’85% proviene dalla digestione degli animali da allevamento, mentre il restante 15% proviene dai rifiuti (escrementi) di questi stessi animali.

    A tal proposito, la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha specificato che il metano è 72 volte più potente della CO2 in termini di effetti serra per un periodo di 20 anni.

    Smettere di consumare carne dunque equivale a rimuovere almeno 5 milioni di veicoli dalla circolazione.
    Nello specifico, i consumatori di carne contribuiscono ad una emissione di gas a effetto serra che equivalgono a guidare un’auto di medie dimensioni per 4.758 km.

    Di contro, le emissioni annuali di un vegano biologico equivalgono a guidare un’auto di medie dimensioni per oltre 281 km (94% in meno).

    Perché vegan in 7 semplici punti

  2. Foreste

    Nel mondo ci sono 7,5 miliardi di abitanti, eppure produciamo circa il doppio di cibo, destinato a nutrire gli animali.

    Tutto ciò mentre ogni 5 secondi, 10 milioni di persone muoiono di fame ogni anno, 923 milioni sono affamati in tutto il mondo.

    Almeno l’80% delle colture globali di soia e oltre il 50% di tutte, sono destinate al pascolo del bestiame, e per consentire loro di mangiare, ogni anno viene distrutto circa il 70% della foresta pluviale amazzonica.

    Essa viene sostituta dalle piantagioni di soia, principale alimento degli animali da allevamento, causando tra le altre cose, l’estinzione di almeno 100 specie animali.

    Il Rapporto ONU – “Lunga ombra del bestiame” evidenzia che la deforestazione rilascia tanta CO2 nell’atmosfera pari a 8 milioni di persone che volano.


  3. Oceani

    Anche gli oceani soffrono a causa dell’aumento dei gas serra. Su tutti, il corallo, primo anello della catena alimentare sottomarina.

    L’acidificazione degli oceani dovuta all’aumento dei gas serra nell’atmosfera è infatti la principale causa di morte dei coralli secondo l’Organizzazione per la ricerca industriale e scientifica del Commonwealth (CSIRO).

  4. Acqua

    Un rapporto delle Nazioni Unite afferma che entro il 2025, il 2/3 della popolazione mondiale vivrà in aree dove l’acqua scarseggerà sensibilmente.

    Secondo un altro rapporto, pubblicato dall’Università della California a Davis, 370 litri di acqua sono necessari per produrre un pasto vegano completo, 1250 litri di acqua sono necessari per produrre un piatto di pollo.

    Per mangiare una bistecca, si consuma in media 60 volte più acqua rispetto a una torta di grano, riso o soia.
    Ci vogliono 100.000 litri di acqua per produrre I kg di carne bovina, mentre da 1.000 a 2.000 litri di acqua sono sufficienti per produrre I kg di grano, riso o soia.

    In sintesi, il 70% dell’acqua potabile del mondo viene utilizzato dal settore agricolo e la maggior parte degli animali da allevamento per la carne.

    Evitare di consumare carne anche solo per un giorno fa risparmiare 5000 litri di acqua (l’equivalente di cento docce – 3 mesi di doccia).
    FAMINE + FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura).

  5. Salute

    Diversi studi epidemiologici e clinici hanno dimostrato che il consumo di alimenti a base vegetale è un vero toccasana per la salute.

    Studi sostengono che i vegetariani vivono in media dai 10 ai 12 anni in più rispetto ai carnivori. Uno studio di follow-up di 12 anni su 6.115 vegetariani e 5.015 onnivori britannici ha mostrato una mortalità precoce per tutte le cause inferiore del 20% nei vegetariani (mortalità per cancro ridotta del 39%).
    William Castelli, direttore del Framingham Heart Study.

    I vegetariani hanno inoltre il 24% in meno di probabilità di avere malattie cardiache, mentre i vegani in meno del 57%.

    Perché vegan in 7 semplici punti

  6. Antibiotici

    Gli animali di allevamento vengono bombardati di antibiotici, che ingeriamo quando consumiamo carne.
    L’80% delle intossicazioni alimentari inoltre deriva dal consumo di carne, il restante 20% deriva dalla salmonellosi legata al consumo delle uova.

    Ciò è dovuto dal fatto che la carne è un alimento ovviamente soggetto a decomposizione o per essere crudi, a putrefazione (un veleno per l’organismo).

    La putrefazione è l’origine di tutte le malattie dell’uomo, perché intasa, costipa ed avvelena, non certo le cosiddette infezioni batterico-virali.

  7. Osteoporosi

    Ogni mammifero produce del latte bilanciato per soddisfare il fabbisogno nutritivo della propria specie.

    Il latte vaccino contiene tre volte più proteine e quasi 4 volte più calcio del latte umano ed è fatto per far crescere rapidamente un animale dalle ossa enormi e 4 stomaci, per alimentare un vitello che da 40 kg alla nascita raggiunge il peso di 900 kg in due anni.

    Eppure, siamo l’unica specie animale che consuma latte dopo lo svezzamento e assume quello di un’altra specie.
    Contrariamente a quanto si pensi, i latticini non aiutano affatto a contrastare l’osteoporosi, anzi, è vero esattamente il contrario.

    L’osteoporosi non è dovuta a una scarsa assunzione di calcio, ma a un’eccessiva perdita di calcio a causa di un’assunzione eccessiva di proteine.

    La nutrizionista Nathan Pritikin ha evidenziato che le donne africane di Bantu, la cui dieta è povera di proteine e costituite solo da un terzo della quantità giornaliera di calcio raccomandata negli Stati Uniti non hanno mai carenza di calcio o fratture ossee.

    La tesi trova conferma anche in uno studio condotto dall’Università di California pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition (2001).

    I ricercatori hanno scoperto che le donne che hanno assunto prevalentemente proteine da fonti animali, hanno avuto una perdita ossea 3 volte maggiore e quasi 4 volte più alta rispetto a coloro che hanno ottenuto la maggior parte delle loro proteine da fonti vegetali.

    Occorre inoltre precisare che l’elevato contenuto di calcio nel latte vaccino, oltre ad indurire le ossa, per mancanza di osseina, inibisce quasi completamente l’azione del magnesio, indebolendo così il nervo e le cellule muscolari.

    Inoltre il latte vaccino è troppo ricco di fosforo e, per questo motivo, può essere responsabile di un iperparatiroidismo relativo.

    Uno studio di M. Tember e A. Tamm “Assorbimento del lattosio e infarto del miocardio” (British Medical Journal, 01/09/8)

 


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About Simona Mazza

Giornalista free lance, scrittrice attiva su tematiche sociali e politiche. ->
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