Zero intercettati su ventinove: Kiev senza scudo antimissile

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Zero missili balistici russi intercettati su 29 nell’ultimo attacco a Kiev: la carenza di intercettori Patriot, aggravata dalla guerra all’Iran, lascia l’Ucraina scoperta. Trump risponde con la promessa di una licenza di produzione che non arriverà prima di anni.

Zero su ventinove: la matematica del disastro aereo ucraino

Ventinove missili balistici lanciati contro Kiev nella notte tra il 5 e il 6 luglio 2026. Abbattuti: zero. Non è un dato riportato da fonti russe compiacenti: lo ammette direttamente il colonnello Yuriy Ignat, portavoce dell’Aeronautica militare ucraina, ripreso da Ukrainska Pravda, il quale definisce “un eufemismo” parlare di basso tasso di intercettazione. La formula più onesta sarebbe: tasso di intercettazione pari a zero. Il bilancio umano di quella notte è di ventidue morti tra Kiev e la regione circostante, quasi novanta feriti, palazzi sventrati nei quartieri Podilskyi e Darnytskyi. Numeri che raccontano, meglio di qualunque comunicato diplomatico, cosa significhi davvero la parola “carenza” quando si applica ai sistemi antimissile.

Il quadro tecnico, per quanto già ripetuto fino alla nausea nei resoconti degli ultimi mesi, merita di essere sezionato con precisione, perché la superficialità con cui viene raccontato rischia di appiattire una distinzione cruciale. L’attacco del 6 luglio ha combinato 68 missili e 351 droni: contro i vettori aerodinamici — missili da crociera Kh-101, Kalibr, sciami di droni Shahed — la difesa ucraina ha funzionato quasi alla perfezione, ovviamente secondo i bolelttini di Kiev, neutralizzando oltre il 90% dei bersagli. Contro i 23 missili balistici Iskander-M e derivati del sistema S-400, più sei missili antinave Zircon e Oniks riadattati contro obiettivi terrestri, il risultato è stato invece secco: nessuno intercettato. Non è un problema di radar, di addestramento o di postazioni mal disposte sul territorio. È un problema aritmetico,: mancano gli intercettori PAC-2 e PAC-3 dei sistemi Patriot, gli unici in grado — quando disponibili — di agganciare un vettore che rientra in atmosfera a velocità ipersonica con una finestra di reazione di pochi minuti.

La fabbrica che non tiene il passo della guerra

Qui la vicenda smette di essere un bollettino di guerra e diventa un caso di studio sull’industria bellica occidentale. Lockheed Martin, secondo i dati citati dal Wall Street Journal e dal Centre for Information Resilience, ha consegnato circa 620 intercettori PAC-3 nell’ultimo anno, contro i circa 500 dell’anno precedente: un incremento del tutto insufficiente se paragonato al fabbisogno reale. L’azienda ha promesso di triplicare la produzione fino a duemila unità annue, ma non prima del 2030 — una data che, nel calendario di una guerra combattuta notte dopo notte, equivale a un secolo. Nel frattempo la Russia produce, secondo le stime ucraine, circa 120 missili balistici al mese, contro una produzione occidentale di intercettori PAC-3 stimata attorno ai 50-65 esemplari mensili. Fate voi il rapporto tra domanda e offerta, e capirete perché ogni notte a Kiev somiglia sempre di più a una roulette russa condotta con armi vere.

A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunta la guerra contro l’Iran degli scorsi mesi, che secondo fonti citate da Euronews avrebbe prosciugato quasi un terzo delle scorte mondiali di intercettori Patriot, con gli Stati del Golfo che ne avrebbero impiegati oltre milleduecento nelle proprie difese. È il paradosso più amaro di questa fase del conflitto: le stesse capacità industriali occidentali che dovrebbero proteggere Kiev sono state parzialmente dirottate su un altro fronte, aperto e chiuso a piacimento da Washington, mentre l’Ucraina resta in coda insieme ad altri venti Paesi in lista d’attesa per un sistema la cui produzione richiede, nella migliore delle ipotesi, oltre due anni.

La sparata di Trump e il conto salato della realtà

Di fronte all’appello accorato di Zelensky al vertice Nato di Ankara — “decisioni ferme”, ha chiesto il presidente ucraino, evocando lo scenario di una capitale ridotta progressivamente in macerie — la risposta della Casa Bianca ha avuto il consueto tono da spot pubblicitario improvvisato: Trump ha annunciato che concederà a Kiev la licenza per produrre autonomamente i Patriot, aggiungendo con la sua caratteristica nonchalance un “fateli voi stessi” che il Kyiv Independent non ha esitato a definire, correttamente, privo di qualunque coordinamento preventivo con lo stesso produttore, Lockheed Martin.

Tradotto in termini operativi: un annuncio propagandistico che, anche nella più ottimistica delle ipotesi, non produrrà un solo intercettore utilizzabile prima che siano trascorsi anni di sviluppo industriale — tempo durante il quale i cieli di Kiev continueranno a essere attraversati, indisturbati, da vettori balistici russi lanciati con cadenza quasi quotidiana.

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Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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