Bakhmut è il fronte caldo di questi giorni: le unità ucraine sono bersagliate a ritmo serrato, inclusi i reparti che si erano liberati dal fronte di Cherson; la Wagner non avanza in città, ma infligge perdite pesanti e tiene inchiodati moltissimi uomini.
Il fronte di Bakhmut
Di Francesco Dall’Aglio*
Era già da un po’ che il fronte di Bakhmut era in fermento, con una pressione costante da parte della Wagner e soprattutto dell’artiglieria russa sulle unità ucraine che tengono la città e i dintorni e che stanno subendo perdite altissime.
Da qualche giorno una fotografa ucraina, Viktoria Hamaza, che fino a quest’estate sembrava più impegnata a farsi selfie per Instagram che altro, sta pubblicando foto molto forti di ciò che succede in uno degli ospedali da campo di Bakhmut dove, a suo dire, nell’arco di due giorni sono arrivati circa 500 feriti ucraini.
Anche le chat dei militari, per quello che valgono, segnalavano difficoltà crescenti per ciò che riguarda rifornimenti e, soprattutto, rimpiazzi, che giungono con estrema difficoltà perché le linee sono sotto tiro costante dell’artiglieria russa che, come abbiamo capito, ha imparato molto bene a usare i droni per correggere la mira in tempo reale.
Bakhmut è diventata un buco nero che inghiotte unità ucraine a ritmo serrato, inclusi alcuni reparti che si erano liberati dal fronte di Cherson; ed è vero che la Wagner non avanza in città, ma infligge perdite pesanti e tiene inchiodati moltissimi uomini. Il massimo risultato col minimo sforzo.
Un simile livello di perdite non è evidentemente sostenibile e stamattina il settore sud del fronte ha iniziato a sgretolarsi. In un’area in cui il progresso si misura solitamente in metri al giorno, in meno di 24 ore sono finiti sotto controllo russo Ozarianovka, Zelenopillya e Andriivka, e si sono riaccesi i combattimenti per Opytne, il sobborgo meridionale di Bakhmut, che ora è parzialmente sotto controllo russo.
È possibile che l’avanzata a sud sia stata opportunistica, sfruttando magari qualche manchevolezza ucraina; ma è anche possibile (come ho indicato sulla mappa) che questo sia il segnale di un’offensiva non in direzione di Bakhmut da sud, ma verso Chasiv Jar, l’hub logistico da cui passano tutti i rifornimenti e i rinforzi per l’area e che nei giorni scorsi è stato oggetto di attacchi pesanti da parte dell’artiglieria e dei missili russi. O potrebbe essere una finta, per stornare forze ucraine dalla città ed avanzare lì. È ancora presto per capire.

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

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