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giovedì, Agosto 11, 2022

Stai sereno: la vendetta di Letta su Renzi consumata a freddo

Al momento l’esclusione di Renzi dalla coalizione draghiana, nonostante la sua conclamata aderenza all’agenda, ha il sapore della vendetta consumata a freddo da parte di Letta.

Il capro espiatorio: stai sereno Matteo…

Di Fausto Anderlini*

Vai ‘serenamente’ al diavolo. Vendetta atroce e maramalda quella di Letta. L’esclusione di Renzi dalla coalizione, nonostante la sua conclamata aderenza all’agenda Draghi, ha il sapore della vendetta consumata a freddo, con cinica determinazione.

Costretto ad andare solo col suo misero 2% Renzi sarà probabilmente escluso dal prossimo parlamento. Impiccato alla corda del rosatellum da lui stesso malignamente escogitata a suo tempo per rendere la vita grama ai fuoriusciti dal Pd.

Con questa perentoria esclusione Letta prende del resto più piccioni con una fava. Consuma la sua rivalsa personale, gratifica con un buon pretesto la sinistra anti-renziana tornata nell’alveo, mette la sordina ai malumori destati dall’ingaggio dei transfughi forz’italici e rende infine più tollerabili le intemperanze calendiane.

A occhio e croce rinunciando a incamerare il 2% di Italia Viva Letta evita di perdere almeno il doppio di elettori che non avrebbero digerito l’empia coabitazione.
Mossa ben azzeccata, per quanto profondamente irriconoscente. Direi addirittura meschina.

Giacchè il Pd attuale, cosi come la coalizione che si appresta a varare, sono stati interamente plasmati da Renzi e dal ciclo politico temerario da lui avviato a partire dal 2013.

Matteo Renzi va “Controcorrente”, e quanno canta l’eco s’arisente

La rottamazione della sinistra post-comunista (e della stessa sinistra cristiana), la manomissione plebiscitaristica del partito e il suo drastico spostamento a destra, la fatwa lanciata contro i 5S, lo sprofondamento di ben tre governi anomali, Letta, Conte uno e Conte due, prodromici alla scesa in campo del divino Draghi, in un disegno che avrebbe dovuto disassare, in contemporanea, centro-sinistra e centro-destra (disegno riuscito solo a metà), la sfrenata torsione liberista e a-costituzionale dell’agenda politica, sociale e istituzionale; il tutto all’insegna di un veltronismo dal volto feroce e rodomontesco per nulla alieno al telos fondativo del PD.

La stessa scissione, consumata con gelido calcolo e proterva sfacciataggine, in sé giustificata dall’esigenza di impedire che l’acefalo Pd zingarettiano potesse imboccare una deleteria via del ritorno.

Cosa sarebbe Letta, questo garbato allievo dello zio maggiore, se Renzi non avesse provveduto a strapazzarlo, costringendolo all’esilio ed allestendo per lui una biografia simil-eroica da perseguitato alla quale la sua intrinseca ordinarietà mai avrebbe potuto sperare ? Non esisterebbe. Né esisterebbe questo Pd tal quale è.

Un Pd finalmente placato dopo le guerre civili, sedato in una finalmente accertata collocazione politica neo-centrista ed euro-atlantica. Un Pd ‘termidoriano’, emancipato dai radicalismi di sinistra, ma anche dalle intemperanze egolatriche dei moderati di nuovo conio, ovvero smodati. Un Pd de-renzizzato, alla fine, del tutto simile a quello prodotto dal suo malefico facitore. Solo più noioso.

Renzi, col suo adrenalinico e sputacchiante cinematismo, ha interpretato un ciclo rivoluzionario, o contro-rivoluzionario (son la stessa cosa): guerre di movimento inanellate l’una dopo l’altra, teste mozzate, congiure notturne, blasfeme desacralizzazioni, generali senza quarti di nobiltà promossi sul campo, irrisione e vituperio toscaneggiante in immodica quantità. Un giacobino de noantri del neo-liberismo, un mix fra Robespierre e Napoleone. La politica moderata di centro praticata col terrore.

Ed era destino, come è capitato ai personaggi citati, che dovesse finire male. La rivoluzione che divora i suoi figli: Renzi, Scalfarotto, Bellanova, Faraone, Rosato, la Boschi; tutti appesi a testa in giù al lampione del rosatellum.

Issato in alto da lor signori e dai corifei mediatici, come leader di nuovo conio e usato a più riprese come sicario una volta svanita la sua fortuna, è ora abbandonato da tutti come un appestato. Sino a divenire Il capro espiatorio, come tale proiettivo della propria cattiva coscienza.

In realtà Renzi era già morto appena pugnalato Conte e se ancora calca i talk show è solo perché fa spettacolo. Dead man speaking. Una plateale ingiustizia. Se i sinistri che ora si apprestano ad albergare come foglie di fico sotto la protezione lettiana, da Speranza alla Schlein, passando per Fratoianni avessero un’anima davvero nobile, smonterebbero dal carro immantinente e cederebbero il loro posto a Renzi. Candidatura honoris causa. Con inno alla gioia.

* Fausto Anderlini

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