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Ricordando le reazioni al precipitoso disimpegno americano da Kabul, si è tornato a parlare di ‘Sindrome afghana’ per Kiev dopo che il Pentagono ha dichiarato che i rubinetti piangono: ci sono solo 1,6 dei 25,9 miliardi chiesti dalla Casa Bianca. Biden, al telefono con molti dei leader occidentali ha provato a rassicurarli: “gli Stati Uniti continueranno a onorare l’impegno di sostenere l’Ucraina”. Ma come?
‘Sindrome afghana’: dopo il no del Congresso a Kiev Biden prova a rassicurare gli alleati
Le Cancellerie di mezzo mondo sono entrate in fibrillazione, dopo il voto del Congresso Usa che sabato notte ha bloccato una tranche da sei miliardi di dollari di aiuti destinati a Kiev.
Il Presidente Joe Biden, secondo il New York Times, si è attivato diplomaticamente per rassicurare gli alleati e ha parlato al telefono con i primi ministri di Canada, Giappone, Regno Unito e Italia; col Cancelliere tedesco Scholz, col Ministro degli Esteri francese, con Ursula von der Leyen e con Michel (UE), col Segretario generale della Nato Stoltenberg e con i Presidenti di Polonia e Romania.
La questione del finanziamento bellico è diventata un infuocato palcoscenico elettorale negli USA, in vista delle Presidenziali del prossimo anno. E così, per non andare allo ‘shutdown’, cioè alla chiusura di molte agenzie governative, i Repubblicani hanno rinunciato a inserire, nel testo del documento di previsione contabile, i fondi per la lotta all’immigrazione in arrivo dal loro ‘fronte sud’ (il Messico). Mentre, dall’altro lato, pure al Senato dove hanno la maggioranza, i Democratici, hanno accettato che venissero eliminati gli stanziamenti per l’Ucraina.
Quella votata è una legge-proroga, che vale fino a metà novembre e che lascia la porta aperta ai buoni propositi di una nuova proposta di finanziamento per le forze di Zelensky.
Il problema per Biden è sempre lo stesso: come continuare a giustificare gli enormi esborsi di denaro pubblico, per sostenere una guerra senza alcun piano definito per chiuderla? Cioè, la famosa frase della Casa Bianca, che afferma di voler aiutare Kiev militarmente “fino a quando sarà necessario”, ha un senso strategico? O significa, soltanto, andiamo avanti, mettiamo i soldi in questa macabra ‘slot-machine’, tanto, prima o dopo qualcosa succederà.
Crescono i dubbi americani
Scrive il New York Times, notoriamente vicino alle posizioni Democratiche: “Ucraina e Russia hanno combattuto intense battaglie da giugno, quando Kiev ha lanciato una controffensiva sostenuta da miliardi di dollari in aiuti militari concessi dagli alleati della Nato. Ma, da allora, relativamente poco terreno è passato di mano”. E ancora: “Gli ucraini hanno conquistato il villaggio di Robotyne, il mese scorso, dopo settimane di combattimenti. Da allora ci sono state segnalazioni di altri piccoli progressi. L’Ucraina deve farsi strada attraverso chilometri di territorio e campi minati prima di raggiungere la città fortificata di Tokmak, 15 miglia a sud-ovest di Robotyne. Successivamente, il prossimo obiettivo (la chiave strategica n.d.r.) dovrebbe essere Melitopol. A 31 miglia da Tokmak”.
Insomma, come sottolinea Piero Orteca per Remocontro, (fonte dell’articolo, n.d.r.) “prima ancora di arrivare al bersaglio principale della loro controffensiva, gli ucraini devono ancora avanzare di almeno 60 chilometri. Tra campi minati, trincee, reticolati, trappole esplosive, colpi d’artiglieria, raffiche di mitragliatrice, missili, mortai e bombe di aereo. E dopo tutto questo, arrivati alla periferia di Melitopol, dovrebbero ricominciare a combattere per una nuova Stalingrado del Terzo millennio.”
E conclude: “Facile ora capire perché parte degli alleati (a crescere), e sicuramente anche gli ucraini, corrono il rischio di ricadere in una ‘sindrome afghana’. Non è la prima volta che gli americani lasciano qualcuno con la guerra in casa, da Kabul, all’Iraq e prima ancora.”

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