Quotidiano on-line ®

5 C
Rome
giovedì, Gennaio 15, 2026
Mastodon

Referendum: il lavoro non è né di destra né di sinistra. È una questione di dignità

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Il 9-10 giugno votare 4 SÌ al referendum sul lavoro non è né di destra né di sinistra: è stare con chi lavora contro chi specula. Dopo anni di precarizzazione bipartisan, è un gesto di dignità civile per difendere salari, diritti e futuro della classe media.

Referendum: il lavoro non è né di destra né di sinistra

Il 9 e 10 giugno 2025 gli italiani sono chiamati a esprimersi su cinque quesiti referendari, di cui quattro riguardanti il mondo del lavoro. Il quinto è sulla cittadinanza ed è un tema a parte – anche se meno di quel che si pensi – che non affronteremo in questa riflessione.

Soffermiamoci sul tema specifico del lavoro. Si tratta di un passaggio cruciale, non solo per il contenuto specifico delle norme che si vorrebbero abrogare, ma per ciò che questi referendum rappresentano in termini politici e culturali: il possibile inizio di un’inversione di rotta rispetto a trent’anni di progressivo smantellamento delle tutele sociali.

Non è un mistero che le politiche del lavoro in Italia, dalla fine degli anni Novanta in poi, abbiano subito un netto slittamento in direzione neoliberale. Deregolamentazione, flessibilità, precarizzazione sono diventati i mantra bipartisan di una trasformazione che ha colpito indistintamente dipendenti, lavoratori autonomi e piccole imprese. A farne le spese è stata soprattutto la classe media, strozzata da salari stagnanti, costi in aumento e un’incertezza cronica che ha indebolito i consumi interni e quindi l’economia nel suo complesso.

Il paradosso politico è evidente: oggi a sostenere l’abrogazione di leggi profondamente lesive per i lavoratori sono le stesse sigle – il Partito Democratico e la CGIL – che nel recente passato hanno contribuito, direttamente o con il silenzio, alla loro introduzione. Un fatto che solleva più di un sospetto e spiega il senso di smarrimento, rabbia o disillusione che pervade molti cittadini, soprattutto tra coloro che si sentono traditi da quelle stesse forze che avrebbero dovuto rappresentarli.

Ma la questione va oltre le appartenenze. Proteggere chi lavora non è più “una cosa di sinistra” da almeno vent’anni, e difatti molti lavoratori – in assenza di una rappresentanza coerente – hanno scelto altre sponde politiche, spesso a destra. Questo non perché siano cambiati i loro bisogni, ma perché la sinistra ufficiale ha abdicato alla propria funzione storica, lasciando campo libero a una narrazione identitaria e securitaria che nulla ha a che fare con i reali interessi dei ceti popolari.

Per questo motivo votare “quattro SÌ” al referendum non è un gesto ideologico, ma un atto di dignità civile. Significa schierarsi con chi ogni giorno si alza all’alba per mandare avanti il Paese, con chi produce valore reale e subisce sulla propria pelle l’arbitrio normativo e la speculazione. Significa opporsi a un modello economico che ha premiato l’accumulazione finanziaria e penalizzato il lavoro, l’impresa familiare, il commercio di prossimità.

Il lavoro non è né di destra né di sinistra. È un fondamento della Repubblica. E come tale merita di essere difeso da ogni cittadino che abbia a cuore la giustizia sociale, la coesione economica e il futuro del Paese. Votare “quattro SÌ” non risolve tutto, ma è un primo passo per dire che non tutto può essere deciso altrove, nel silenzio dei tecnocrati o nel compromesso dei salotti. È un modo per rimettere al centro chi lavora e dire basta a chi specula.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

E PER I NOSTRI GADGET CLICCA SUL LINK – https://edizioni.kulturjam.it/negozio/

parole ribelli, menti libere

 

 

Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli