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martedì 30 Novembre 2021
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Reddito di cittadinanza: niente navigator e nient’altro

La deriva con relativo licenziamento della figura dei navigator rappresenta appieno il limite strutturale di un Paese che nelle parole del suo Presidente del Consiglio Draghi parla di politiche attive del lavoro mentre nella concretezza della vita quotidiana diminuiscono le occasioni di occupazione.

Di Gianluca Cicinelli.

Là-voro, qua no: niente navigator e nient’altro

Nel momento in cui il premier faceva questo annuncio, il 18 giugno scorso da Barcellona durante una tappa del suo tour europeo, La Stampa ci raccontava che i navigator “Come spiega una fonte autorevole di governo, queste figure della mitologia populista, create ai tempi del governo M5S-Lega, a brevissimo finiranno nel dimenticatoio. Verranno assorbiti, probabilmente tramite concorso, in un piano di potenziamento, rifinanziamento e implementazione dei centri per l’impiego sul quale sono impegnati ministero del Lavoro e Tesoro, sotto il coordinamento di Palazzo Chigi”. Da notare il disprezzo dell’articolista per la categoria. E comunque …

Non era vero.

Cinque mesi dopo 2500 navigator vedono rescisso il loro contratto senza alcuna alternativa di lavoro. A Roma sono scese in piazza diverse centinaia di loro, provenienti da tutta Italia, contro questa decisione.

Il quotidiano Il Manifesto ci racconta che “L’incontro tra la delegazione di questi lavoratori … con il segretario generale del ministero Andrea Bianchi non ha portato «a impegni sulla proroga o su un percorso di riconoscimento professionale» ha sostenuto Nidil Cgil. In piazza ieri si discuteva della possibilità di un emendamento alla legge di bilancio contenente la proroga”.

Draghi con il Pnrr ha già fatto invece altre scelte, destinando un fondo di 4,4 miliardi a una infrastruttura di “accompagnamento e ricollocamento”.

Ora trovare lavoro sarà più facile”, assicuravano sempre ieri in Parlamento i nemici giurati da sempre del reddito di cittadinanza, gli stessi che questa estate biasimavano chi rifiutava seicento euro al mese per lavorare dodici ore al giorno per raccogliere pomodori o negli stabilimenti balneari, dando la colpa della ritrovata dignità proprio al provvedimento di sostegno economico.

Sarebbe ironico se non ci fosse di mezzo la vita delle persone constatare che il piano per far trovare più facilmente lavoro ai percettori del RdC cominci dal licenziamento dei pochi che un lavoro l’avevano, come appunto i navigator. Se non fossi contrario a quel tipo di giornalismo, oggi sarei già in un centro per l’impiego a fare le riprese nascoste di un incontro con gli impiegati.

Sono contrario perchè l’unico risultato sarebbe di mettere in mezzo dei poveri disgraziati senza scalfire minimamente il sistema. Se dovessimo valutare con il criterio dei risultati raggiunti i Centri per l’impiego, il criterio usato per i navigator, i Centri andrebbero chiusi con enorme risparmio per le casse dello Stato.

E’ una battaglia di sinistra quella per il RdC? Assolutamente no, è una battaglia di emergenza umanitaria, a cominciare dall’estensione del provvedimento ai 5,6 milioni di poveri che non lo percepiscono a cui, a breve, si aggiungerà, secondo le previsioni di Eurostat, una parte di quel 20% di popolazione sulla soglia della povertà, ovvero quanti ancora non rientrano nel parametro matematico che segna il confine di povertà ma a cui basta un evento avverso, come una malattia, una spesa non prevista, la perdita del lavoro, per finire nel girone dei dannati della terra.

A fronte di 13 mila infrazioni accertate, quindi i controlli funzionano, l’Osservatorio su Reddito e Pensione di Cittadinanza e Reddito di Emergenza dell’Inps ci dice che tra gennaio e settembre 2021, i nuclei percettori di Reddito di Cittadinanza sono stati oltre 1,52 milioni, mentre i percettori di Pensione di Cittadinanza sono stati più di 160mila, per un totale di oltre 1,68 milioni di nuclei e quasi 3,8 milioni di persone coinvolte, per un importo medio di 547 euro.

Il piano del governo è semplice, costringere a colpi di proposte di lavoro anche di un solo mese che non si possono rifiutare la maggior parte dei percettori attivi a rinunciare.

L’Italia non è fatta di grandi città ma in maggioranza di paesi, piccoli centri mal collegati dove senza macchina –  e mantenere una macchina costa un minimo di 3 mila euro l’anno al netto del carburante – non puoi andare da nessuna parte.

E’ evidente quindi che la questione centrale del governo Draghi non è il lavoro inteso come creazione di impresa, riqualificazione e nuove opportunità ma come riduzione dell’unica spesa pubblica che permette di sopravvivere a milioni di persone in gran parte minori.

E il lavoro? Una volta le politiche del lavoro si discutevano tra governo e parti sociali, ma Draghi ha deciso di tagliarle fuori dalla concertazione, dopo aver di fatto tagliato fuori anche i partiti del suo governo dalle decisioni principali come la destinazione dei fondi del Pnrr. Tra pochi mesi ne vedremo i frutti, quando leggeremo i rapporti Caritas e Istat che annunciano un nuovo incremento dei poveri in Italia.

La Bottega del Barbieri

 

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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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