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venerdì 21 Gennaio 2022
In EvidenzaRenzi con il "reddito di criminalità" tocca il grado zero della decenza

Renzi con il “reddito di criminalità” tocca il grado zero della decenza

Oltre alla condizione di disagio e incertezza sul futuro, i percettori del satanico RdC devono sorbirsi i continui attacchi dei media a reti unificate e l’odiosa morale di Renzi che lo ha definito reddito di criminalità, facendo una precisa scelta di campo.

Il “reddito di criminalità” è la scelta di campo di Renzi

Chiariamolo subito, il RdC può sicuramente essere migliorato, come tutto. Ma definire reddito di criminalita una misura di sostegno a debolezze e fragilità di chi fatica ad andare avanti tutti i giorni, con una dignità che spesso le classi dirigenti di questo paese, invischiate in vicende molto poco edificanti (è un eufemismo), non conosceranno mai.

Addirittura il premier Draghi, l’unto dal signore tra i neoliberisti, ha sempre riconosciuto, almeno formalmente, il ruolo di argine alla sofferenza del RdC durante la pandemia. Solo una classe politica che ha perso il senso della realtà, può scendere a un tale livello espressivo su una questione così delicata.

D’altronde il pensiero del leader di Italia Viva sul punto è chiaro, quest’estate l’aveva manifestato senza giri di parole: per lui la gente “deve soffrire”.

La morale educativa da Matteo Renzi parte dal presupposto di voler abolire il reddito di cittadinanza per “riaffermare l’idea che la gente deve soffrire, rischiare“, “spaccarsi la schiena come i nostri nonni“.

Matteo Renzi e la sofferenza come stimolo sociale

Secondo molti, questo starebbe a significare come il senatore di Rignano Flaminio non abbia la minima idea di quanti in Italia vivano senza diritti, sottopagati, senza futuro, per anni.

Invece è probabile che lo sappia fin troppo bene e la sua sia una scelta di campo: tra sfruttatori e sfruttati Renzi si erge a paladino dei primi.

D’altronde, retorica per retorica, a parti invertite, vorremmo capire Renzi dove ha rischiato, sudato, spaccato la sua di schiena, perchè a quel che le cronache riportano, nel suo curriculum vitae, oltre alla partecipazione a un quiz televisivo in giovane età, vengono riportati solo incarichi politici, aiutato da una famiglia molto inserita proprio in ambito politico.

Siamo alla morale per i paria dell’Alberto Sordi, Marchese del Grillo di “io so io,voi nun siete un cazzo” .

Renzi elogia la sofferenza. Quella altrui...

Il dato grave di tutto ciò non è l’attacco di Renzi e di tutti quelli che evocano la sofferenza come strumento di stimolo sociale. Il neoliberismo è sempre stato questo, solo chi era in malafede poteva guardare, anche a sinistra, i Marchionne o le svolte blairiane come un progresso anche nel campo delle sinistre.

Il neoliberismo ha da sempre celebrato la necessità dello smantellamento dei corpi intermedi, del posto fisso, dello statuto dei lavoratori e del welfare state nell’illusione che questo avrebbe creato nuove opportunità e ricchezza.

Quello che preoccupa è che nel panorama politico italiano non ci sia nessuna forza sociale che abbia come obiettivo quello di proteggere le classi popolari, alleviare la loro sofferenza, incrementare la redistribuzione, individuando come problemi reali coloro i quali hanno accumulato patrimoni immensi e controllano giornali dettando l’agenda politica del paese.

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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