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martedì, Luglio 5, 2022

Il reddito di cittadinanza sta mandando fuori di testa gli imprenditori

L’incredibile campagna mediatica contro sussidi e reddito di cittadinanza sta toccando vette parossistiche. La possibilità che si possa avere una scelta che vada oltre la disperazione non è contemplata nell’orizzonte imprenditoriale nostrano.

Reddito di cittadinanza: nemico pubblico numero uno

Partiamo subito dalla conclusione di questo articolo poiché le premesse sono note a tutti: il reddito di cittadinanza non sta affatto risolvendo i problemi di povertà dei percettori ma sta avendo un effetto positivo imprevedibile: sta permettendo alle persone di evitare il ricatto dello sfruttamento- dell’accettare lavori al limite dello schiavismo -se non oltre – per pochi spiccioli, e questo non sta andando assolutamente giù a una classe imprenditoriale divenuta isterica che sta manifestando, con attacchi continui e forsennati ai sussidi, la propria natura da padroni delle ferriere.

Una classe dirigente come quella italiana, fatta in larga parte di ereditieri – di patrimoni familiari, aziende, titoli, corsie preferenziali – fa la morale a chi è aggrappato a qualche sussidio come il Rdc che dura al massimo18 mesi, si aggira in media sui 500 euro (checché ne dicano nei numeri buttati a caso per far colpo nei dibattiti) e con il quale, grosso modo, ci puoi fare solo la spesa e comprare medicine per tutti i vincoli d’uso che ha.
Siamo al vampirismo sociale esibito e rivendicato.

Solo per questo il Rdc andrebbe difeso strenuamente da qualsiasi forza politica che si dica vicina ai lavoratori.

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L’estate della logorrea a reti unificate

Mai come quest’anno assistiamo a una vera e propria canea sulla presunta mancanza di lavoratori disposti a “mettersi in gioco” per far ripartire il paese, giovani che non vogliono lavorare, fannulloni che preferiscono il divano e il sussidio e che coi loro comportamenti  frenano la grande ripresa nazionale dopo il lockdown.

Sul banco degli imputati, ovviamente, il Reddito di cittadinanza, sotto il fuoco incrociato di Confindustria e gran parte della politica, insieme al blocco dei licenziamenti e a qualsiasi cosa che possa lontanamente assomigliare a una minima tutela dei lavoratori.

Con l’estate poi, il settore turistico, che detiene una certa centralità nel tessuto economico del paese, parliamo di un comparto che con l’indotto, di cui fanno parte ristorazione e trasporti vale circa il 13% del PIL italiano, è particolarmente sensibile all’argomento, vista una certa elasticità storica nell’applicazione del CCNL verso gli stagionali.

Il turismo  impiega “il salariato dei servizi privati: commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazioni di autoveicoli e motocicli, trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione.” Parliamo di circa il 25% del totale del lavoro dipendente, circa quattro milioni e mezzo di salariati e di due milioni di proprietari delle suddette attività.

Ed è qui che si verificano gli abusi più plateali con lavoratori pagati 4 euro l’ora, l’uso e l’abuso di lavoro nero, di turni e ritmi massacranti, di part time e lavoro intermittente diffuso. Eppure tutto questo non viene minimamente toccato dalla logorrea a reti unificate che piange l’assenza di mano d’opera.

La nuova frontiera padronale: esseri sfruttati al lavoro è solo una percezione

Si tratta della solita battaglia ideologica che vorrebbe da parte delle classi dirigenti produttive che qualsiasi vincolo legislativo al libero mercato venisse rimosso. Una mano d’opera bisognosa, a basso costo, intercambiabile, sempre disponibile.

Indirettamente – ma non troppo- questo è stato sostenuto anche da Draghi, al vertice di Porto, quando ha dichiarato che la legislazione del lavoro protegge i garantiti e pregiudica l’efficienza e la crescita.

E dunque siamo sempre li, al costante attacco ai lavoratori e ai loro diritti, alimentata non solo dalle associazioni delle imprese, ma anche dalla politica che coltiva da anni il mito dell’imprenditore buono portatore di progresso, i cui interessi particolari debbono essere eletti a istanze generali per il bene del paese e dell’economia nazionale.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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