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giovedì, Agosto 18, 2022

Diario italiano: un popolo senza identità e la vendetta della storia

L’attualità ci conferma la lunga regressione sociale del paese, un popolo senza identità spinto scientemente a diventare come gli Usa: aristocrazia finanziaria, rendita, e povertà diffusa.

Un popolo senza identità e il conto della storia

Guido Salerno Aletta, in un post sui social scriveva più o meno così: la classe padronale e sindacale (immagino la “Triplice”) vengono illuse con il deficit strutturale pensando che si crei crescita, non avendo basi produttive.

Appunto, le avevamo, smantellate negli anni novanta con le privatizzazioni prima e poi con le delocalizzazioni. Ora il panorama produttivo è striminzito, appena il 19% del Pil, superato dalla rendita (20-22%), al sud quasi inesistente, tutto chiuso.

Un popolo senza identità, conseguenza di ciò, prende il posto del proletariato (da qui i comunisti che non riescono ad intercettare con piu ampiezza i settori popolari). Dovevamo diventare come gli Usa: aristocrazia finanziaria, rendita, e povertà diffusa, quel poco che rimane della classe media maciullata dal fisco e dal raddoppio prezzi euro lira.

Ne hanno un’enorme responsabilità i comunisti, o presunti tali, che appoggiarono i governi di centro sinistra degli anni novanta, quando furono poste le basi legislative dell’attuale panorama produttivo, economico e sociale.

Ero giovane, ma avevo un ricordo nitido della Prima Repubblica e non volli partecipare a questo massacro, mi ritirai a vita privata. Il crollo del Muro di Berlino anticipava la tragedia sociale, ma intanto avvenivano sommovimenti rivoluzionari ad est. Un colosso divenne subfornitore di tutte le multinazionali, spiazzando paesi come il nostro.

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Si pensava che sarebbe finita cosi, ma la dirigenza di quel colosso, a seguito della crisi asiatica e russa del 1997, prese le misure. Andò piano, non volle farsi accorgere, fino a quando nel 2008 passò al plusvalore relativo, un miliardo e 400 milioni di persone che basavano il proprio apparato produttivo su scienza, sapere e tecnologia.

Intanto, non si fermò, e memore dell’assetto socio economico di Francia e dell’Italia stessa della Prima Repubblica, ne mutuò l’assetto sociale, processo non ancora concluso. Il paradosso è che noi lo avevamo, eravamo una potenza industriale e ora siamo in balia dei mercati mondiali sui prodotti dell’industria di base.

Per finire, qualche giorno fa, ho mandato proprio a Salerno Aletta e ad altri, un link in cui si scriveva che la produzione di alluminio ritornava a Portovesme, simbolo delle delocalizzazioni. Nel mandarlo commentavo che senza industria di base quel che rimane dell’apparato produttivo è in balia dei mercati mondiali, industria di base che avevamo specie al sud e smantellata per volere tedesco.

Dobbiamo ancora fare i conti con il Muro di Berlino, ma ormai, la stessa Germania non se la passa tanto bene. Vendetta della storia.

 

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Pasquale Cicalese
Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

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