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lunedì 11 Ottobre 2021
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Se pure a sinistra piangono la Merkel siamo alla frutta

Un grave lutto sta attraversando l’informazione e la politica europea in queste ore: a reti unificate piangono la Merkel e la fine della sua stagione governativa. E ritroviamo anche grandi pezzi di sinistra in questa litania.

Se pure a sinistra piangono la Merkel…

Sì, siamo arrivati alle vedove di sinistra della Merkel, questa macchina-paranoica come l’avrebbe chiamata Deleuze, la destra peggiore che si traveste da moderata parlando come al bar, compiendo scempi che altri non avranno mai la forza politica di fare osservando la realtà.

E solo i greci dovrebbero saperlo meglio di noi eppure dal “there is no alternative” di tatcheriana memoria alla Sindrome di Stoccolma per i tecnocrati psicocratici è stato un attimo per questi nostri presunti compagni invecchiati malissimo delle grandi battaglie ideologiche del tardo Novecento.

Compagni che davanti alla crisi economica e poi sanitaria del nuovo secolo hanno scelto il paradigma illusorio della sicurezza delegata a politiche di stabilità regressiva coniata dalla cancelliera rispetto alla voce contraria e propositiva che li connaturava fino all’utopia quando erano giovani e belli.

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Li riconosci perché sono incattiviti dalle proprie rinunce fatte per principio di cautela, dall’aver abdicato alle loro idee per quell’istinto di sopravvivenza del “capitale egoista“, eppure si dicevano anticapitalisti, no global eccetera.

Tirano un colpo al cerchio e uno alla botte con i più giovani, per esempio elogiando linguaggi emergenti come la trap che invero ignorano per non prendersi del boomer e poi castrando ogni legittima pretesa di desiderare una realtà diversa con un linguaggio autoctono. Una realtà che prima volevano cambiare e ora che sono in carne dopo tanti sacrifici tirano a far campare.

Sanno lottare ormai solo per quella vita tranquilla che non volevano neanche o forse sì, eccome ma se ne vergognavano, eppure ci sono finiti dentro indistinguibili dal resto della società che osteggiavano in quanto specchio speculare di se stessi se non per quando “la gente” si fa pubblico delle loro memorie antagoniste, con cui ammansiscono le generazioni entranti limitandone l’agire.

Cazzi dei più giovani abitare le macerie che ha lasciato la loro generazione e ricostruire un immaginario in cui per pietà dei genitori e dei nonni non daranno pane al pane sui libri di storia che non scriveranno, perché nati dalla parte sbagliata della storia.

Ometteranno che l’impatto della Merkel sull’Unione Europea assomigli più a quello di Hitler che a quello dei padri fondatori sostituendo la finanza speculativa e l’austerity ai panzer e i cannoni (e questo lo sostiene persino il Der Spiegel), ometteremo che la Grecia sia una Polonia in cui non si è sparato un solo colpo e che il “cimitero marino” del Mediterraneo sia l’adattamento al secolo nuovo dei campi di concentramento.

Se pure a sinistra piangono la Merkel siamo alla frutta

Questi figli vogliono fin troppo bene ai padri e le madri, sono loro che se ne volessero davvero al mondo che i figli abiteranno si leverebbero di torno col camper che millantavano per la pensione, tanti piccoli Veltroni in Africa a lavarsi la coscienza. Ma anche per questo ci vuole un po’ di residuo coraggio.

Piangono per la Merkel, mortacci loro! (Non una parola invece su chi ha ancora l’età per credere a un mondo diverso eppure abdica persino all’immaginazione. Mi pare più la traccia di una questione privata o di lavoro psicologico incompiuto, che una questione politica. Auguro loro e sinceramente di vedere oltre la preservazione dal panico dello status. Dove cresce pericolo cresce anche salvezza, scriveva un poeta tedesco)

 

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Luca Buonaguidi
Scrittore e psicologo, ha pubblicato libri di viaggio, di musica e di poesia.

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