Pd, Meloni e l’illusione del prestigio: ‘Non sono Pasquale’

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Il PD accusa Meloni di isolare l’Italia dall’Europa che “conta”, proponendo di guidare o almeno seguire Macron, Merz, Tusk, Starmer e Zelensky. Ma quanto è realistica questa pretesa di fare la “mosca cocchiera” dietro leader già sconfitti? Un’Italia che, come il “non-Pasquale” di Totò, non è il bersaglio, ma nemmeno protagonista.

Non sono Pasquale

Fausto Anderlini*

Il PD, per una volta all’unisono, denuncia la renitenza della Meloni a far recitare un ruolo dinamico nel pentagramma dei “volenterosi“, mettendo l’Italia fuori dal concerto delle nazioni europee che “contano”.

Fosse per loro, l’Italia dovrebbe prendere la guida del gruppo o mettersi quantomeno in coda. Dietro Macron, Merz, Tusk, Starmer e Zelensky (gli ultimi due neanche facenti parte dell’Unione).

La Meloni starebbe così minando il prestigio internazionale del Paese, mai così in basso da quando Draghi prese il treno per Kiev in compagnia di Macron e Scholz, con il turibolo della potenza che emetteva nuvole d’incenso a ogni curva.

E qui vien da chiedersi perché mettersi in coda a Trump col freno a mano tirato non sia almeno più realistico che fare la “mosca cocchiera” a cinque sbandati, suonati come pungiball.

Replicanti con la loro sicumera da grandi leader quel tizio che, nella gag di Totò, prende un sacco di botte da un energumeno (alla Putin) che cerca un tal Pasquale, ma ride trionfalmente, tanto non è Pasquale.

Ma soprattutto vien da pensare a dove sarebbe l’Italia se Letta, Draghi e altri emuli di Biden non avessero rinunciato a vincere (o pareggiare) le elezioni pur di non trovarsi ancora tra i piedi Conte e i 5 Stelle.

La risposta vien da sé: al posto del mancato Pasquale. Beata sia la provvidenza! Altro che “campo largo“, più si sta alla larga da questa manica di imbelli meglio è.

 

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini

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