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In Francia, studenti e sindacati sfidano l’ordine economico; in Italia, il circo mediatico incorona Silvia Salis, progressista compatibile con imprese e finanza. La sinistra televisiva predica moderazione e riproduce una linea politica allineata a Bruxelles e alla NATO.
Oggi in Francia, domani Fabio Fazio.
Mentre il tricolore francese sventola sulle barricate studentesche, a rievocare nell’immaginario Jean Valjean, la Comune, il Maggio e così via, qui da noi, in coerenza con la ripetizione indefinita degli anni Novanta, la vera segreteria del Partito democratico – lo star system mediatico – predica misura, moderazione, attenzione e presenta al pubblico un soliloquio televisivo con protagonista la sindaca delle sindache Silvia Salis.
Una combriccola di amiconi quella del giornalismo italiano, tutti sempre all’erta nel profetizzare sventure quando manciate di socialismo appaiono nella società. Si avvera improvviso un prodismo inattuale ma sempre cortese nel suo ferreo estremismo che non permette di deviare dal programma quinquennale stilato da Draghi, seguito alla lettera dai reduci mondani della Repubblica di Salò e strada maestra del prossimo capomastro del Paese.
Un fremito di euforia impaziente assale questa “vil razza dannata” quando incorona il futuro principe della rispettabilità, della presentabilità finanziaria. È tutto un flettersi denso di costernazione, un ammiccare complicità, un ridere forsennato pieno di amore negli occhi, un annuire accigliato, un serio riflettere per la profondità di giudizio, un estasiarsi d’incanto quando la gestualità si riconnette a un’innata eleganza.
Fabio Fazio, Lilli Gruber e Enrichetto Mentana siedono al vertice operativo di questo consesso piramidale. Il saggio che impartisce ramanzine morali al popolo bue è Paolo Mieli. Corrado Augias il vecchio agente in pensione che dispensa nozionismo classista. Più giù una pletora di guardaspalle da Floris a Giannini, da Formigli a Diego Bianchi, per lo più assunti da La7, che consigliano, telecomandano, insinuano.
Così si arriva piano piano al centro della questione. Il Partito democratico ha una linea politica eterodiretta da Bruxelles e dalla Nato. Quella linea è tramandata per via mediatica dallo Spettacolo. Silvia Salis la compendia con raffinatezza: sono di sinistra ma sono attenta alle esigenze dell’industria e delle imprese. Insomma Silvia Salis è una medio progressista come lo è un qualsiasi Megadirettore Galattico.
Mentre Jean-Luc Mélenchon, con i suoi sindaci barricaderi, la CGT, con i suoi cordoni di protezione a difesa degli studenti, come aveva già precisato sua maestà Macron, esprimono posizioni estremistiche, inconciliabili con i valori europei, pericolosi per la nostra civiltà di mercato. Silvietta invece sì. Lei sa stare al mondo. Lei sa come si fa.

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