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L’odio del liberismo straccione verso il reddito di cittadinanza

Nella fase moderna del capitalismo il profitto si regge non sul pluslavoro, ma sul furto di quote del lavoro necessario. Dunque il nostro liberismo si basa proprio su lavori i cui salari entrano in diretta concorrenza col reddito di cittadinanza.

Il liberismo straccione contro il reddito di cittadinanza

Di Fausto Anderlini*

L’odio verso il reddito di cittadinanza si deve al fatto che questa misura scoperchia il lato infame del capitalismo made in Italy.

Un lavoro autonomo che si sbatte fra il rischio reale della sottoccupazione mascherata e il sogno padronale, che per mantenersi in questo instabile interregno deve rubare sul salario sociale collettivo (evasione fiscale) e persino sul lavoro necessario del sottoccupato dipendente, cioè sul salario diretto di sussistenza.

Questa la misera realtà del capitalismo italiano e questo è anche il gruppo di riferimento della cosiddetta destra sociale, un poujadismo allo stato puro.

La regola vale per l’intero settore commerciale, per quello ricettivo e per larga parte dei servizi alla persona. Ma vale anche per il grande capitale.

Secondo la logica ricardiana della rendita differenziale, è l’attività al margine, infatti, che detta il prezzo della merce e il saggio di salario. D’onde sovraprofitti enormi per chi dispone di capitale ad alta intensità.

Nella fase moderna del capitalismo il profitto si regge non sul pluslavoro, ma sul furto di quote del lavoro necessario. Schiavismo di massa che si imbeve di una parodistica ideologia a sfondo calvinista. Calvinismo straccione, da società feudale.

Uno schifo regressivo per il quale non sembrano valere le forme classiche di redistribuzione negoziata in uso nel confronto lavoro-capitale. Mancando il luogo fisico e la massa di aggregazione che erano offerte dalla fase fordista e dalle politiche di piena occupazione.

Ci vorrebbe una lotta a carattere ‘primitivo’, una sollevazione violenta, scioperi generali e settoriali di carattere selvaggio, una ribellione che intimidisca i padroni e i lacchè del liberismo straccione.

* grazie a Fausto Anderlini

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