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giovedì, Luglio 7, 2022

Dal calcio allo smartworking, l’importante è non fermarsi: lo dice Confindustria

La parola d’ordine è “non fermarsi”, andare avanti costi quel che costi, lo dice Confindustria: la ripresa è a rischio. Quale ripresa? La loro, ovviamente.

Di Giorgio Cremachi.

L’importante è non fermarsi

Niente rinvii del Campionato proclama la Lega serie A, a volte e non a caso chiamata la Confindustria del calcio. Il valore economico impone di giocare, anche se tanti calciatori sono positivi e le partite saranno falsate o impossibili.

È la fotografia della stupidità del sistema del governo Draghi.

Il solo punto fermo di questo sistema è quello di non decidere nessun fermo di nulla. Poi ci sono sempre più arzigogolate prescrizioni, scritte in burocratese e fatte apposta per non essere capite e attuate.

Del resto i tranquillizzatori ufficiali, invece che spargere giusto allarme per la pandemia, diffondono la certezza che tutto andrà sempre meglio. La variante Omicron, grazie anche ai vaccini, è dieci volte meno mortale delle precedenti, ci dicono.

Ma se i contagi sono dieci volti superiori, la strage è la stessa. Con i 170000 contagiati di oggi un tasso di mortalità dello 0,3% vuol dire almeno altri 500 morti. Se tutta la popolazione italiana si prendesse il Covid, con questo indice di mortalità sarebbero almeno altre 150000 vittime.

Siamo governati dai tecnici e dai manager, ma sembra che la razionalità dei calcoli e delle previsioni sia loro estranea.

Non ci si deve fermare è il mantra, ma a questo ritmo di positivi tra un mese il paese si fermerà comunque. A meno che tra un po’ qualche governante scopra che si può andare a lavorare anche infetti. In fondo muoiono solo tre persone su mille.

Bisogna convivere con il virus e se qualcuno non riesce a conviverci, beh pazienza . Ma perché non facciamo Presidente della Repubblica il capo degli industriali di Macerata, che questo l’aveva già detto un anno fa? Oggi rappresenta il sistema paese.

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In Cina per due contagi hanno fermato alcuni milioni di persone, da noi neppure il calcio può saltare una giornata. E decine di migliaia di tifosi si trasmetteranno allegramente l’infezione, dopo aver esibito il green pass naturalmente.

Poco meno di due anni fa, mentre la prima forma del virus cominciava a dilagare in Lombardia, il sindaco Sala lanciò la campagna Milano non si ferma. Si sa come è andata.

Dopo due anni siamo ancora lì, neppure lo smart working si può fare davvero, perché Brunetta non vuole e gli altri acconsentono. Investimenti per mettere in sicurezza scuole e trasporti non sono stati fatti, tutto il sistema dei servizi e la sanità sono stressati come i primi giorni della pandemia. E i tamponi e le mascherine sono ancora un problema.

Ma il calcio non si ferma, simbolo di un paese nel pallone.

Dal calcio allo smartworking, l'importante è non fermarsi: lo dice Confindustria

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