La parola d’ordine è “non fermarsi”, andare avanti costi quel che costi, lo dice Confindustria: la ripresa è a rischio. Quale ripresa? La loro, ovviamente.
Di Giorgio Cremachi.
L’importante è non fermarsi
Niente rinvii del Campionato proclama la Lega serie A, a volte e non a caso chiamata la Confindustria del calcio. Il valore economico impone di giocare, anche se tanti calciatori sono positivi e le partite saranno falsate o impossibili.
È la fotografia della stupidità del sistema del governo Draghi.
Il solo punto fermo di questo sistema è quello di non decidere nessun fermo di nulla. Poi ci sono sempre più arzigogolate prescrizioni, scritte in burocratese e fatte apposta per non essere capite e attuate.
Del resto i tranquillizzatori ufficiali, invece che spargere giusto allarme per la pandemia, diffondono la certezza che tutto andrà sempre meglio. La variante Omicron, grazie anche ai vaccini, è dieci volte meno mortale delle precedenti, ci dicono.
Ma se i contagi sono dieci volti superiori, la strage è la stessa. Con i 170000 contagiati di oggi un tasso di mortalità dello 0,3% vuol dire almeno altri 500 morti. Se tutta la popolazione italiana si prendesse il Covid, con questo indice di mortalità sarebbero almeno altre 150000 vittime.
Siamo governati dai tecnici e dai manager, ma sembra che la razionalità dei calcoli e delle previsioni sia loro estranea.
Non ci si deve fermare è il mantra, ma a questo ritmo di positivi tra un mese il paese si fermerà comunque. A meno che tra un po’ qualche governante scopra che si può andare a lavorare anche infetti. In fondo muoiono solo tre persone su mille.
Bisogna convivere con il virus e se qualcuno non riesce a conviverci, beh pazienza . Ma perché non facciamo Presidente della Repubblica il capo degli industriali di Macerata, che questo l’aveva già detto un anno fa? Oggi rappresenta il sistema paese.

In Cina per due contagi hanno fermato alcuni milioni di persone, da noi neppure il calcio può saltare una giornata. E decine di migliaia di tifosi si trasmetteranno allegramente l’infezione, dopo aver esibito il green pass naturalmente.
Poco meno di due anni fa, mentre la prima forma del virus cominciava a dilagare in Lombardia, il sindaco Sala lanciò la campagna Milano non si ferma. Si sa come è andata.
Dopo due anni siamo ancora lì, neppure lo smart working si può fare davvero, perché Brunetta non vuole e gli altri acconsentono. Investimenti per mettere in sicurezza scuole e trasporti non sono stati fatti, tutto il sistema dei servizi e la sanità sono stressati come i primi giorni della pandemia. E i tamponi e le mascherine sono ancora un problema.
Ma il calcio non si ferma, simbolo di un paese nel pallone.

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