Matteo Piantedosi, ovvero la malapianta alle stesse dosi

Un bolso burocrate prefettizio come Matteo Piantedosi è perfetto per stornare ingenti forze repressive dai compiti d’ufficio per difendere iper-liberismo economico e diritto di evasione da un lato, legge e ordine dall’altro.

Matteo Piantedosi, la malapianta

Di Fausto Anderlini*

Sempre la solita solfa. Come un disco rotto che ripete la stessa musica. La destra non perde né il pelo né il vizio e il suo pilota automatico è sempre attivo attorno allo stesso chiodo fisso.

Ogni licenza concessa all’individualismo proprietario e violenta normazione repressiva verso ogni devianza che lo contesta o trascende. Iper-liberismo economico e diritto di evasione da un lato legge e ordine dall’altro.

Se per certi periodi si concede a un’anarchismo eversivo per nulla selettivo è solo per creare quel vuoto d’ordine necessario per chiamare in esercizio la restaurazione autoritaria armi in pugno. Appiccare incendi per poi presentarsi come pompieri. Una tecnica riproposta tal quale da ormai più di un secolo.

Solo due anni fa, vigente lo stato d’emergenza pandemico proclamato dal Conte due la destra sfilava coi no vax, soffiava sul disagio dei ristoratori e strizzava l’occhio all’insofferenza del mondo giovanile verso i divieti aggregativi.

Oggi, salita al potere, dichiara l’amnistia per i reati anti-profilassi, cioè anti-sociali, si abbandona al più sfrenato laissez faire ed enrichissez vous in materia economico-fiscale, mentre chiude i porti e accerchia i rave giovanili con inusitato dispiegamento di forze.

Un bolso burocrate prefettizio come il Piantedosi è perfetto per lo scopo pronto a stornare ingenti forze repressive dai compiti d’ufficio per assediare un capannone dismesso dove si celebra una controcultura dionisiaca ormai regola da quasi mezzo secolo nell’universo giovanile. Solo i ricchi possono far baldoria nei dancing di Briatore e Santanchè.

Fascismo in pillole anche a scopo di distrazione di massa, ma c’è da dubitare che possa ottenere altro scopo se non quello di una devianza sociale finalmente riabilitata. La libertà individuale e di gruppo, come godimento sociale auto-sostenuto, essendo in sè ben più potente e pervicace del gregarismo connesso all’individualismo proprietario.

Il primo movimento oppositivo al fascio-liberismo è a insaputa dell’agente sovversivo adunatosi per caso in uno sperduto rave party in un capannone dismesso del modenese. Nei pressi di un argine dove un tempo, in giornate grigie e umide le forze regie precedute dalle squadracce fasciste lanciavano le cariche contro folle di laceri braccianti. Una parodia grottesca, per quanto disgustosa.

*grazie a Fausto Anderlini

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