www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
L’Eurofestival, un tempo considerato baracconata trash trasmessa in seconda serata, oggi genera ‘hype’, tendenza, e occupa le cronache dei media. È il segno dei tempi in cui il mercato trionfa su tutto e gli artisti vengono trasformati in spazi pubblicitari.
L’Hype dell’Eurofestival
Dopo la settimana in cui l’hype social italiano è stato equamente diviso tra i vaticanisti di Leone IV e gli eliogermanisti alla serata dei David di Donatello, questa settimana è il turno dell’Eurofestival. O meglio, dell’Eurovision song contest.
Per i meno avvezzi, l’hype è un termine anglofono che significa letteralmente “montatura” o “gonfiamento” e si riferisce alle tendenze del web, quelle che generano più discussioni. È una catena: più un contenuto genera discussioni, più genera contatti, condivisioni, più consente agli algoritmi la raccolta dei dati, che è la funzione principale per inquadrarci come consumatori.
In pratica, siamo i protagonisti di una compravendita dove il prodotto siamo noi che a nostra volta reclamizziamo un prodotto.
Ora, tornando all’Eurofestival, il fatto che sia generatore di hype, è il segno dei tempi. E qui divento il classico boomer noioso.
Già, perchè chiunque abbia memoria del tempo passato, nemmeno troppo, ricorderà che fino a un tot di anni fa questa manifestazione era considerata un baraccone piuttosto comico, una specie di grande sagra che andava in onda in replica a notte fonda, in cui i protagonisti erano improbabili artisti di enclavi esotiche dell’Europa a noi meno conosciuta: roba di mazurche dalla Dalmazia, canti folklorici tirolesi, improbabili band hardrock dalla Romania.
Insomma, per i cultori del cinema, eravamo ai livelli di “Tutte le polke di Ted Striker”.
E infatti se uno va a leggere i nomi dei vincitori che si sono succeduti, dal 56 ad oggi, al 90% si tratta di carneadi. Sono rarissime le eccezioni: gli Abba nel 74, Celine Dion nell’88 (parliamo di fama, non di gusti o qualità). L’Italia ha vinto con Gigliola Cinquetti e Toto Cutugno in ere preistoriche, prima dell’avvento dei Maneskin.
Per il resto una serie di cantanti ignoti anche ai loro parenti e infatti, fondamentalmente, della kermesse, non era mai fregato niente a nessuno.
Ma ecco che negli ultimi anni (non so, 10,15, 20?) si è cominciato a dare sempre più rilievo alla manifestazione, allungarla sempre in più serate, dirette tv, articoli, cronache, ma la qualità dei partecipanti è rimasta la medesima perchè il mercato si è sovrapposto a tutto in ogni ambito, e la distanza coi gusto del pubblico si è accorciata sempre più, sino a sovrapporsi, rendendosi indistinguibile.
Gli artisti sono stati trasformati in spazi di raccolta pubblicitaria e il
“baila baila baila, corazon” ha conquistato la centralità del discorso musicale.
Ed ecco allora che l’intera home di Repubblica e degli altri quotidiani può essere tranquillamente dedicata alla finale dell’Eurofestival, senza che a nessuno sembri strano, lasciando in fondo alle cronache cose fastidiose come le repressioni nelle università, i massacri a Gaza, le minacce di Macron d’inviare truppe in Ucraina…
Oppure può accadere che a vincere sia un improbabile gruppo ucraino, come un paio di anni fa, in pieno delirio da estasi bellica propagandistica, e vederli poi in giro su tutte le tv nazionali. Sapete poi che fine hanno fatto? Vi ricordate il nome?
E quest’anno c’è già il caso del cantante baltico che prendeva in giro l’Italia e non voleva cantare ‘Bella ciao’ (mica è una tassa?I) e poi l’attesa su Lucio -topo Gigio – Corsi… insomma, storie già scritte.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Israele senza maschera: la trasparenza del genocidio
- L’embargo USA contro Cuba: una reliquia della guerra fredda che danneggia solo il popolo
- L’Eternauta: un capolavoro del fumetto e della memoria
- “Israele contro Hamas”: il bestseller perfetto secondo le regole della narrazione
E ti consigliamo
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- Musikkeller, un luogo-non luogo
- Breve guida per riconoscere il “coatto”
- Achab. Gli occhi di Argo sul carcere
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente













