Si moltiplicano gli appelli per non far cadere il governo Draghi. Dopo le dimissioni presentate dal presidente del Consiglio e rigettate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella la crisi di governo è nel vivo e fino a mercoledì, giorno del discorso alle camere di Draghi, non si sa quale traiettoria prenderà. Gli appelli affinché non cada il governo sono numerosi, dal mondo dell’associazionismo, ai rettori, passando per politici e sindaci. Ora, si scende anche in piazza per chiedere che il governo vada avanti fino alla scadenza naturale della legislatura, a marzo 2023.
Siamo al paradosso. Come ha scritto Tommaso Nencioni:
“Da giorni i media filo governativi (tutti) invece di informare fanno propaganda su 2 punti : fare opposizione, per il solo fatto di farla, sarebbe un atto contro l’Italia (Putin, lo spread ecc); i partiti se si mettono a piantare bandierine, cioè a rivendicare provvedimenti a favore dei loro elettori, cioè in quanto partiti, sono il male dell’Italia (la Stampa titolava “la trattativa Stato-partiti” , suggerendo l’equazione partiti uguale mafia). Tutto questo (totale controllo governativo dell’informazione, polemica contro l’opposizione rea di intelligenza col nemico, contro i partiti e contro il parlamento) è il fascismo. Poi ci verranno a chiedere il voto contro la Meloni”.
Draghi e il mandato divino
Di Paolo Desogus*
Gli appelli, la chiamata per acclamazione, le sperticate lodi giornalistiche e non ultima la singolare manifestazione indetta a Firenze contro la nascente opposizione di Conte, ebbene tutto questo rappresenta la più grande manovra populista mai realizzata da quando l’Italia una repubblica.
La mediazione parlamentare, la prassi istituzionale e la collegialità democratica sono saltate. Domina il richiamo dell’uomo della provvidenza, l’uomo forte che piace al mondo intero, il competente.
A cosa si deve tutto questo attaccamento non è comunque chiaro, ha fatto la Resistenza? È il nuovo De Gaulle? Ha la statura di Roosevelt?
Draghi è un uomo che nella vita non ha lottato per prendersi nemmeno un becco di un voto. Lui del resto non si sporca con le elezioni, il suo rapporto col popolo è sancito da un mandato divino.
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