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Il Tplf lascia Mekelle, Abiy nomina un governo provvisorio senza data per il voto, l’Eritrea rompe con Addis Abeba e le accuse incrociate coinvolgono Egitto e Sudan. Nei campi profughi si muore di fame, ma la crisi fa notizia solo ora che minaccia Suez.
Pretoria in macerie, Mekelle sgomberata
Il Fronte popolare di liberazione del Tigray ha lasciato Mekelle il 4 ottobre, undici giorni dopo l’offensiva del 23 settembre che ha riacceso la guerra, e il 16 ottobre il premier Abiy Ahmed ha nominato un governo provvisorio per la regione, con il compito di portarla al voto entro sei mesi. notiziegeopolitiche
Il Tplf ha parlato di spostamento temporaneo della propria amministrazione, mentre Addis Abeba lo accusa di aver fatto saltare l’accordo del novembre 2022 con un attacco che il movimento descrive come guerra difensiva. Il decreto del 16 ottobre affida la regione a cinque nominati, tra cui il generale che comanda la milizia tigrina schierata con il governo, limita il mandato all’ordinaria amministrazione sotto la guida federale e non indica alcuna data per le elezioni.
Il Tigray non ha partecipato al voto nazionale di giugno, vinto dal Prosperity Party di Abiy. Il Tplf ha respinto la nuova amministrazione come illegittima.
Il fronte si è già allargato. Le forze federali sono entrate ad Axum; la milizia filogovernativa sostiene che le truppe eritree si siano ritirate verso il confine con gravi perdite, e Asmara smentisce. L’Eritrea ha rotto le relazioni diplomatiche dopo l’espulsione di dieci suoi diplomatici e ha chiesto all’Onu di condannare quella che definisce una dichiarazione di guerra. Addis Abeba accusa Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere una coalizione di sette gruppi ribelli, e i tre governi negano. A Zalambessa, sul confine, gli abitanti vivono da una settimana senza acqua né luce tra due eserciti, mentre Human Rights Watch segnala vittime civili nei bombardamenti nel sud.
Nei campi per sfollati un funzionario locale ha riferito all’AFP di 1.309 morti per fame e mancanza di medicine in tre anni; la guerra del 2020-2022 aveva ucciso, secondo l’Unione africana, almeno 600mila persone. ratopati
Il mare perduto e la pace a rate
Pretoria è stata un cessate il fuoco travestito da trattato: congelava le questioni vere, dai territori contesi al disarmo, e le affidava alla buona volontà di chi non ne aveva. Ora Addis Abeba applica un metodo già visto: nel 2020 la Camera della Federazione annullò il voto regionale tigrino e sei giorni dopo arrivò un commissario federale. Oggi arriva un governo provvisorio che garantirà elezioni libere e trasparenti, con un generale di milizia nell’esecutivo e senza una data. notiziegeopolitiche
Sullo sfondo c’è la geografia. Priva di sbocco al mare dal 1993, l’Etiopia considera l’accesso al Mar Rosso una necessità economica e di sicurezza, e Asmara teme che Addis Abeba voglia prendersi Assab con la forza.
L’Egitto, rivale sul Nilo, lavora per impedire che l’Etiopia consolidi una posizione dominante. Una crisi estesa fino al Mar Rosso minaccerebbe le rotte dirette a Suez, e infatti Rubio ha telefonato ad Abiy per ricordare ai Paesi del Corno d’Africa il rispetto della sovranità dei vicini, argomento su cui Washington vanta un’esperienza profonda, anche se non sempre esemplare. Etiopia-Eritrea, l’escalation minaccia il Mar Rosso. Cosa c’è in gioco per l’Italia – Formiche.net +4
I campi profughi, dove si muore per mancanza di pane e antibiotici, non hanno un porto, non figurano nelle stime dei container e non spostano i premi assicurativi. Per questo la crisi è diventata una notizia soltanto ora, che minaccia i noli e non più i bambini.

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