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Il popolo italiano non vuole armare Kiev? Per Crosetto, alla BBC, ha torto: non si cede all’opinione pubblica. L’Ucraina «non vincerà mai», ma a luglio aveva già vinto. Brecht ironizzava su chi voleva cambiare il popolo, il ministro si accontenta di correggerlo.
Crosetto alla BBC: Kiev non vincerà mai e gli italiani sbagliano
Dopo la rivolta operaia di Berlino Est del 1953, Bertolt Brecht immaginò un governo così irritato dalla scarsa fiducia del popolo da proporre di scioglierlo e di eleggerne un altro. Era un’ironia amara contro i regimi, ma il ministro della Difesa Guido Crosetto, andato in onda sulla BBC il 17 ottobre, l’ha trasformata in un manuale di buon governo, con un perfezionamento economico: il popolo non va nemmeno sciolto, basta avvisarlo che sbaglia.
Intervistato nel suo ufficio di Roma, Crosetto ha spiegato che l’Ucraina non potrà mai vincere questa guerra e che il suo scopo è farla sopravvivere e farla finire. Il vero esercizio di civica applicata è arrivato dopo. Il ministro ha ammesso che la maggioranza degli italiani è contraria agli aiuti all’Ucraina, mentre il governo continua a sostenerla, e ha aggiunto che non si può cedere all’opinione pubblica quando si ritiene che abbia torto. Se gli elettori la pensano così, è anche perché campagne di disinformazione russe ne spostano gli orientamenti.
La logica è lineare. Il popolo italiano non vuole armare Kiev? Si cambi popolo, o almeno lo si convinca di aver frequentato cattive compagnie. In questa versione il suffragio universale somiglia a un abbonamento: la disdetta è possibile soltanto alla scadenza, e nel frattempo il fornitore sa meglio di te di che cosa hai bisogno. Brecht almeno lasciava intendere che il governo avesse un problema, qui il problema è l’elettore.
Un’intervista in tre atti
Nel primo atto il ministro ha preso le distanze da Washington: ha definito un errore totale la riduzione dell’assistenza militare americana a Kiev, sostenendo che Putin continuerà finché percepirà debolezza. Trump nega di aver interrotto gli avvisi di attacchi aerei russi, e funzionari americani smentiscono di aver chiesto di diminuire il supporto di starlink alle formze armate ucraine.
Nel secondo atto è comparsa la Russia, definita dal miniitro “il male”, perchè da quattro anni ha attraversato il confine di una ltro Stato con eserciti, carri armati, missili, bombardano ospedali, scuole…(saranno fischiate le orecchie a qualcuno a Tel Aviv? No, impossibile. Si sa che quella è autodifesa…) Crosetto ha spiegato che il bilancio russo è ormai in gran parte investito in spese militari, e si è chiesto che cosa farebbe Putin del suo milione e mezzo di soldati se la guerra finisse domani, concludendo che l’Europa si prepara a una possibile follia di Mosca. Già, perchè se uno Stato è il male, fa anche follie, no? Come categorie politiche utilizzate da un ministro della repubblica siamo a un livello, diciamo opinabile…
Interrogato su un presunto piano russo di attacchi con droni da navi portacontainer contro Italia, Francia e Spagna, ha riconosciuto che la notizia non è provata. In compenso, ha attribuito alle campagne di disinformazione di Mosca un ruolo nello spostare l’opinione pubblica.
Il terzo atto riguarda la democrazia. Il ministro ha riconosciuto che è difficile spiegare a chi fatica alla pompa di benzina che non si possono concedere sconti alla Russia. Secondo i resoconti circolati, ha aggiunto che non si può cedere all’opinione pubblica quando si ritiene che abbia torto. L’Italia ha già varato dodici pacchetti di aiuti e ne prevede un tredicesimo entro fine anno, ma secondo Il Foglio il decreto è tutt’altro che pronto. Intanto Zelensky ha chiesto all’Unione europea altri 70 miliardi per il 2027, oltre ai 90 già approvati, e la Commissione ne esaminerà il fabbisogno in una discussione prevista a novembre o dicembre.
La vittoria elastica
Colpisce la plasticità del vocabolario. A luglio Crosetto aveva sostenuto che l’Ucraina avesse già vinto, perché la Russia non era riuscita a realizzare il piano di invasione originario, mentre a gennaio aveva spiegato che Kiev ha bisogno di una difesa adeguata non per vincere né per sconfiggere un nemico. A ottobre arriva il «mai». Tre mesi, tre significati: la vittoria si è dimostrata un concetto elastico, come certi bilanci. Nel 2022, in diverse capitali, si parlava di infliggere a Mosca una sconfitta strategica; oggi il successo consiste nel fatto che il Paese esista ancora. È una definizione onorevole, ma andava pronunciata prima di spendere miliardi e di convincere un’opinione pubblica che si trattasse di altro. censoransa
Poi c’è la guerra ibrida: onnipresente, quotidiana, invisibile e, per sua natura, impossibile da attribuire. Un’accusa non falsificabile è l’ideale per chi non desidera essere falsificato. Lo stesso ministro ha dovuto riconoscere che la notizia dei droni sulle portacontainer non regge alla prova, e tuttavia la minaccia resta, perché l’assenza di prove diventa la prova della sua abilità.
Resta la parte più istruttiva, quella sugli elettori. Che una maggioranza di italiani non voglia più inviare armi a Kiev è un fatto riconosciuto dal ministro stesso. Che a spiegarlo sia Mosca è un’ipotesi, mentre il prezzo della benzina è un’esperienza quotidiana che non ha bisogno di propaganda per essere compresa. Chi governa ha tutto il diritto di sostenere una linea impopolare, purché la sostenga con argomenti e non con la presunzione che il dissenso sia il sintomo di un’infezione esterna. Il popolo, nel lessico di Crosetto, sembra un cliente che sbaglia ordinazione.
Quando i soldi finiscono e il consenso si assottiglia, le parole cambiano significato prima dei bilanci. Chi oggi chiede altri 70 miliardi lo fa sapendo che tutti applaudono e nessuno li mette sul tavolo.

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