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Cinque decreti in quattro anni, stesso copione: dopo i saccheggi di Milano arrivano fermi e arresti differiti per i minorenni. Il modello che esclude resta intatto, e il voto si compra vendendo paura a chi ha poco da perdere.
Cinque decreti in quattro anni: l’unica cosa che producono è il nemico
Il vertice convocato a Palazzo Chigi nella mattina di lunedì 19 ottobre per rispondere ai due giorni di saccheggi a Milano rischia di produrre il quinto intervento penale d’urgenza del governo Meloni in quattro anni, dopo quelli su rave, Caivano, aggressioni ai sanitari e sicurezza, con strumenti che in buona parte esistono già: l’arresto in flagranza differita dal 2003 e le norme speciali sui minorenni dal 2023.
Meloni ha riunito Mantovano, Piantedosi e Nordio per valutare l’estensione ai minorenni dell’arresto in flagranza differita e del fermo preventivo, misure su cui gli stessi tecnici temono profili di incostituzionalità. Il confronto con il Quirinale è considerato imprescindibile. La Lega chiede di introdurre il reato di danneggiamento di gruppo e il divieto di aggregazione per chi compie violenze di gruppo, mentre Forza Italia vuole l’arresto dei minorenni nei casi di devastazione e saccheggio e un’accelerazione sulle norme che li rendano più facilmente imputabili tra i 14 e i 17 anni.
Il ddl sicurezza varato a luglio è all’esame del Senato, e un’altra stretta, con il fermo preventivo, era già arrivata a febbraio dopo il corteo per Askatasuna.
Giovanni Donzelli ha attribuito i disordini a una sinistra che coccola centri sociali, collettivi e maranza, mentre Piantedosi ha assicurato che il governo non si farà intimidire. Secondo le varie ricostruzioni giornalistiche però, i gruppi che hanno saccheggiato Milano non appartenevano a organizzazioni, collettivi o centri sociali, ed erano per lo più minorenni di origine italiana e di seconda generazione provenienti da periferie e hinterland. Il decreto Caivano è del settembre 2023, e tre anni dopo gli arrestati milanesi sono per l’80 per cento minorenni.
Per comprendere tutto ciò occorre aggiugnere dettagli fuori dalle cronache: a Milano il maxi-studentato sull’area del villaggio olimpico chiederà 1.065 euro al mese per una singola, contro un mercato di poco superiore ai 700. La manovra ha alzato da 200 a 300mila euro l’imposta forfettaria per i super ricchi stranieri che trasferiscono la residenza in Italia, a prescindere dal reddito. Cosa vuol dire?
Il nemico che abita al piano di sotto
Sono le tessere di un unico disegno: un centro cittadino che diventa vetrina per patrimoni mobili, l’alloggio dei giovani ridotto a prodotto finanziario, un fisco generoso soltanto con chi può spostare la residenza dove gli conviene. Il corollario è un’amministrazione dell’ordine pubblico che promette di risolvere con il codice penale i problemi creati dal codice tributario e dal mercato immobiliare. Cinque decreti in quattro anni dimostrano soprattutto che i precedenti non hanno funzionato, e nessuno si chiede se l’inasprimento fosse la cura o la causa.
La narrazione di guerra che regge l’impianto ha un difetto di manutenzione. L’invasione da est, quella da sud, quella delle piazze occupate dai “sinistri” funzionavano finché il nemico stava altrove. Stavolta gli invasori sono cresciuti qui, e un nemico così non si respinge in mare né si spedisce a Gjader. Resta la parola maranza, che ha il vantaggio di mescolare classe, età e origine in un unico bersaglio senza spiegare nulla, e lo svantaggio di mostrare, sotto il cappuccio, un figlio di questo Paese.
Resta da capire il cortocircuito per cui le vittime del modello non lo abbandonano. I dati richiedono cautela. Nel 2022 Fratelli d’Italia ottenne il 34,6 per cento tra gli operai, e la Supermedia Youtrend/Agi lo indicava come il partito più radicato nelle fasce socioeconomiche basse, oltre il 31 per cento. Ma il CISE sulle Europee del 2024 mostra un partito che cresce dal 10 per cento nella classe sociale più bassa al 36 in quella più alta, perché disoccupati, lavoratori poco qualificati e meno istruiti sono i più lontani dalle urne. Il quadro è doppio: gli esclusi veri si astengono, mentre la promessa di sicurezza seduce chi ha ancora qualcosa da perdere e teme di scivolare più in basso.
In questa economia politica la sicurezza è la merce che si vende a chi non può comprarne altre: un manganello al posto di un affitto calmierato, un taser al posto di un salario. Funziona perché il bisogno di protezione è reale, e il governo lo intercetta senza dover dimostrare che la protezione arrivi, come insegna Gjader.
A spingere c’è anche la concorrenza a destra. Futuro Nazionale di Vannacci ha superato Forza Italia nel sondaggio di Termometro Politico di inizio ottobre, e quando si è inseguiti da qualcuno più duro ogni emergenza è l’occasione per dimostrare di non essere da meno.
Per ora i consensi reggono, con Fratelli d’Italia al 27,7 per cento nel sondaggio SWG del 12 ottobre. Prosperare sul disagio senza curarlo si rivela dunque redditizio, finché dura. Ma un nemico che ha sedici anni, abita in periferia ed è cresciuto qui non si deporta: resta, cresce, e un giorno vota oppure non vota. Quando la paura non basterà più a convincere chi è rimasto, nessun decreto sarà abbastanza rapido.

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