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martedì, Luglio 5, 2022

La premiata ditta Stoltenberg (nomen omen), e Johnson: armiamoci e partite

Azzardo del segretario Nato uscente Stoltenberg e dello scombinato premier britannico a rischio di cacciata: la guerra in Ucraina durerà anni. Dichiarazioni ritenute quasi universalmente irresponsabili, salvo da qualcuno dentro il Pentagono e il Consiglio nazionale per la Sicurezza americano che probabilmente le hanno ispirate.

Ma il dissenso alla guerra alla Russia sulla pelle dell’Ucraina sta crescendo anche negli Stati Uniti. Charles A. Kupchan, ex consigliere dei Presidenti Bill Clinton e Barack Obama, si dichiara per la soluzione diplomatica della guerra in tempi brevi per evitare altre catastrofi planetarie. Il punto di Pietro Orteca per Remocontro*.

Stoltenberg e Johnson fuori misura

“La guerra in Ucraina potrebbe durare per anni, avverte il capo della Nato”. Questo è il titolo col quale ieri la BBC ha aperto il suo sito on line, sottolineando che la previsione di Jens Stoltenberg è stata fatta durante un’intervista, concessa al giornale tedesco “Bild”. Gli ha fatto eco, con un articolo sul Sunday Times, il premier inglese Boris Johnson. Anche lui ha parlato di prepararsi a una lunga guerra: “Tutto dipenderà dal fatto che l’Ucraina possa rafforzare la sua capacità di difendere il suo suolo – ha detto – più velocemente di quanto la Russia possa rinnovare la sua capacità di attaccare”.

Armiamoci e partite

Bene, di diplomazia o dell’idea di trattative, manco l’ombra. Il gioco, insomma, è “a somma zero”. Uno deve vincere e l’altro deve perdere. E, per raggiungere questo risultato, l’Occidente è pronto a pagare costi elevatissimi. Specie per quello che riguarda l’economia, con i forti rincari dei prezzi dell’energia e del cibo.

È questo il senso delle parole pronunciate da Stoltenberg nell’intervista alla Bild, nella quale, tra le altre cose, ha sostenuto che con l’aiuto militare degli alleati l’Ucraina potrà riconquistare il Donbass.

Come si vede, dentro la Nato e, per la proprietà transitiva, dentro il Pentagono e il Consiglio nazionale per la Sicurezza americano, c’è ancora radicata una scuola di pensiero che ritiene possibile battere la Russia sul campo. Ergo, quello che si pensa a Bruxelles vale fino a un certo punto. O l’input (sarebbe meglio dire la direttiva) per le trattative parte da Washington, oppure non se ne fa niente.

E così un personaggio esangue, come Stoltenberg, si permetterà di continuare a lanciare proclami, manco fosse Otto Von Bismarck al Congresso di Berlino. A questo punto facciamo una dovuta riflessione.

 

Ragioni ucraine, torti russi, cattive intenzioni attorno

Gli ucraini hanno ragione su tutta la linea e i russi hanno torto. Il problema è come rimettere le cose a posto, senza insistere con una guerra i cui effetti collaterali sono stati clamorosamente sottovalutati. Non si è capito che questa crisi si è sovrapposta ad altre emergenze, che avevano già scosso il pianeta.

Ora, la somma delle catastrofi non è aritmetica. È logaritmica. Le cose cambiano troppo velocemente e non riusciamo a prevederle, per cui la vecchia politica non vale più. E nemmeno la vecchia economia. Torniamo al deficit diplomatico della crisi ucraina. Chi segue la vita politica ed economica americana sa che in questa fase il dibattito sociale è infuocato.

L’argomento principale è senz’altro l’economia, a cominciare da un’inflazione indomabile, che percepiscono tutti immediatamente.

Rischi americani

Se si mettono assieme altre due o tre questioni, Biden è perso. È sprofondato nei sondaggi. Chiudiamo il cerchio: gli elettori stanno cominciando a stancarsi della crisi ucraina? Ancora no. Ma nella classifica delle priorità, non occupa di sicuro i primi posti. Il sostegno a Kiev è sempre stato bipartisan, ma ora alcuni intellettuali di un certo calibro, cominciano a farsi domande sulla strategia “armiamoci e partite“ della Casa Bianca.

In passato abbiamo citato interventi di “spessore”, come quelli di Niall Ferguson, John Mearsheimer, Richard Haass tanto per citarne alcuni. Oggi segnaliamo l’analisi di Charles A. Kupchan, professore di Relazioni internazionali alla Georgetown university ed ex consigliere dei Presidenti Bill Clinton e Barack Obama.

La riflessione di Kupchan è apparsa su uno dei siti più prestigiosi di analisi e di informazione, Politico.

Fine negoziata del conflitto

“Una fine negoziata del conflitto in Ucraina – secondo lo specialista di affari diplomatici – è l’obiettivo giusto. Quello che deve arrivare prima possibile, piuttosto che dopo. L’Ucraina probabilmente non ha la potenza di combattimento per espellere la Russia da tutto il suo territorio. Lo slancio sul campo di battaglia si sta spostando a favore di Mosca.

Più a lungo continua questo conflitto, maggiori saranno la morte e la distruzione, più gravi saranno le interruzioni dell’economia globale e dell’approvvigionamento alimentare e maggiore sarà il rischio di un’escalation verso una guerra su vasta scala tra la Russia e la Nato. L’unità transatlantica sta cominciando a logorarsi, con Francia, Germania, Italia e altri alleati a disagio per la prospettiva di un conflitto prolungato, soprattutto sullo sfondo dell’aumento dell’inflazione”.

Le sorti del pianeta lasciate a chi?

Ma il vero messaggio che Kupchan rivolge all’Amministrazione Biden è di “metodo più che di “merito”. Non si possono mandare armi e aiuti in quantità così esorbitanti e poi, quasi pilatescamente, affidare alla sola responsabilità degli ucraini la scelta se trattare o non trattare. Biden sbaglia. Questa è la crisi più pericolosa per il pianeta, dopo quella dei missili di Cuba. E la Casa Bianca deve fare delle scelte coraggiose, come quella di trattare con un nemico che non sopporti.

Cosa si sono detti Biden e Zelensky?

* Remocontro

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