India e Pakistan, la strategia elettorale del nazionalismo militare di Modi

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India e Pakistan hanno sfiorato la guerra dopo l’attentato del 22 aprile in Kashmir. Modi ha reagito con raid e retorica nazionalista, rafforzando consenso e vincendo le elezioni locali in Assam. Welfare mirato e propaganda patriottica trainano il successo del BJP.

India e Pakistan, tra guerra e propaganda

Nelle scorse settimane, India e Pakistan sono precipitati in un breve ma intenso conflitto armato, innescato dall’“Operazione Sindoor”, una serie di attacchi missilistici condotti da Nuova Delhi in risposta all’attentato del 22 aprile a Pahalgam (Kashmir indiano), costato la vita a 26 turisti indù.

Il confronto ha incluso raid aerei, scontri lungo la Linea di Controllo e accuse reciproche di violazione degli accordi bilaterali. Il cessate il fuoco è stato raggiunto il 10 maggio, grazie alla mediazione di Cina, Stati Uniti e altri attori internazionali.

Modi ha capitalizzato lo scontro

Il governo di Narendra Modi, interprete di un’agenda nazionalista hindutva, ha capitalizzato politicamente la crisi. Presentando la risposta militare come legittima difesa della comunità indù e della sovranità nazionale, ha amplificato il senso di insicurezza verso Islamabad.

Secondo l’analista C. Uday Bhaskar, questa narrazione consolida l’immagine di un’India forte, impegnata in una politica di “tolleranza zero” contro il terrorismo, con chiari ritorni elettorali. Modi, pur consapevole della minaccia nucleare reciproca, ha accusato il Pakistan di ricatto atomico, promettendo una vigilanza costante e una risposta “a modo nostro” a eventuali nuovi attacchi.

Nelle ore successive all’offensiva, il primo ministro ha sfruttato i media e i social per rafforzare l’immagine di fermezza. In un discorso televisivo ha dichiarato che “terrorismo e commercio non possono coesistere, acqua e sangue non possono fluire insieme”, annunciando la sospensione unilaterale del Trattato delle acque dell’Indo.

Una mossa simbolica che ha rafforzato il messaggio di una leadership risoluta. Il BJP ha organizzato raduni patriottici, enfatizzando la necessità di una risposta militare e attaccando l’opposizione come debole e inefficace nel garantire la sicurezza nazionale.

In questo contesto si sono svolte, il 2 e il 7 maggio, le elezioni locali in Assam. L’affluenza ha raggiunto il 78,66%, e il BJP, insieme agli alleati della National Democratic Alliance (NDA), ha ottenuto una vittoria travolgente: 301 seggi su 397 nei Zilla Parishad e 1.445 su 2.188 negli Anchalik Panchayat. Un incremento netto rispetto al 2018, che ha visto l’opposizione, in particolare il Congresso Nazionale Indiano, subire un tracollo, fermandosi a 72 e 481 seggi rispettivamente.

Tuttavia, ridurre il successo del BJP al solo fattore bellico sarebbe semplicistico. Oltre alla retorica patriottica, il partito di Modi ha saputo attrarre consensi grazie a programmi di welfare mirati nelle aree rurali, come Orunodoi (sussidi alle famiglie), Nijut Moina (sostegno all’istruzione infantile) e Mahila Udayamita (incentivi per l’imprenditoria femminile). Secondo Juri Baruah (The Times of India), questi programmi, uniti a un ampio piano di assunzioni nella pubblica amministrazione, hanno consolidato il voto tra la classe media inferiore e i giovani laureati, diventando una leva decisiva nelle zone rurali.

L’opposizione, al contrario, è apparsa frammentata e priva di una proposta credibile. Il Congresso, pur criticando l’agenda Hindutva del governo, non ha saputo offrire un messaggio alternativo che rispondesse ai bisogni concreti dei cittadini. L’AIUDF ha perso la maggioranza dei suoi rappresentanti, mentre il Raijor Dal, nuova forza guidata da Akhil Gogoi, ha ottenuto risultati marginali, dimostrando l’incapacità dell’opposizione di frenare l’ascesa del BJP.

Il risultato in Assam evidenzia l’efficacia di una strategia che fonde welfare e nazionalismo. Il radicamento locale del BJP fornisce al governo Modi una solida base per le future consultazioni statali e nazionali. Questo rafforza il modello centralizzatore già consolidato dalla revoca dell’articolo 370 e dalla soppressione dell’autonomia del Jammu & Kashmir, rafforzando una visione politica autoritaria e accentrata, nella quale anche l’escalation militare assume un valore simbolico.

Diversi commentatori hanno evidenziato come il conflitto abbia attivato un “effetto rally around the flag”, ovvero la tendenza dell’elettorato a stringersi attorno alla leadership in tempi di crisi. Gideon Rachman, sul Financial Times, ha osservato che la gestione della crisi è stata letta da Nuova Delhi come una conferma del proprio modello di deterrenza militare, nonostante il ruolo determinante della diplomazia statunitense nel cessate il fuoco. In definitiva, Modi ha ottenuto il massimo ritorno politico da un conflitto breve, senza subirne costi rilevanti.

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