Il Perú golpista dichiara persona non gradita l’ambasciatore messicano, mentre l’Onu condanna l’aumento della violenza politica nel paese.
Il Perú golpista contro l’ambasciatore messicano
Di Abdala*
Il Governo golpista peruviano ha dichiarato persona non grata l’Ambasciatore del Messico, Pablo Monroy, spingendo così il Ministero degli Affari Esteri messicano a richiamare il diplomatico in patria per salvaguardarne la sicurezza e l’integrità fisica.
La decisione dei golpisti peruviani è stata presa dopo la concessione dell’asilo politico alla famiglia del Presidente legittimo Pedro Castillo, deposto da un colpo di Stato eseguito dal Parlamento in mano alle forze di destra e sostenuto dalle Forze Armate.
Nel frattempo, la moglie di Castillo, Lilia Ulcida Paredes Navarro, e i loro due figli minorenni hanno ottenuto un salvacondotto e hanno abbandonato Lima, giungendo a Città del Messico sotto la protezione politica del Governo di Andrés Manuel López Obrador.
Mentre il Governo golpista dichiarava persona non grata l’Ambasciatore del Messico, causando così un peggioramento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani annunciava l’imminente visita a Lima di una missione dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
Le Nazioni Unite, infatti, sarebbero allarmate “dal comportamento violento e dalle continue violazioni dei diritti umani da parte della Polizia Nazionale e delle Forze Armate”, ha affermato il Coordinamento Nazionale, aggiungendo che, fino a ora, nessuna istituzione si è impegnata a far chiarezza o ad aprire inchieste sui 23 cittadini assassinati dalla forza pubblica durante le manifestazioni in sostegno del legittimo Presidente Castillo.
La missione dell’UNHCR, terminata la visita, ha espresso seria preoccupazione per l’aumento della violenza nel Paese andino, criticando le continue violazioni dei diritti più elementari quali, per esempio, il diritto di riunione pacifica, criticando altresì la decisione del Governo golpista di inviare unità delle Forze Armate in supporto alla Polizia Nazionale per reprimere le manifestazioni o, di nuovo, l’imposizione del coprifuoco in diverse regioni peruviane.
Ha fatto eco il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani, chiedendo l’eliminazione dello stato d’emergenza, la restituzione delle libertà individuali sospese dal regime, il diritto di organizzarsi liberamente in sindacati e partiti senza subire violenze.
“Non possiamo tornare alla metodologia autoritaria della violazione sistematica dei diritti umani e al ‘terruqueo’ (ossia l’anticomunismo estremo, N.d.R.) delle organizzazioni sociali e politiche”, ha affermato il Coordinamento Nazionale.

* Abdala, informazione sull’America Latina
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