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Due anime in eterno conflitto abitano il PD: una liberal e pro-sistema, l’altra ostinatamente di sinistra. Marcia con Israele e con la Palestina, con Calenda e con Conte. Un partito bifronte che, come le rette parallele, non si incontra mai… ma non si separa.
Il PD e il doppio vincolo del Doktor Faust
– Fausto Anderlini*
Dunque la minoranza PD farà una manifestazione in proprio, con Renzi e Calenda, decisamente avversa all’antisemitismo, cioè pro-Israele, e parteciperà nel contempo a quella indetta da PD, 5S e AVS, intrisa di slancio umanitario pro-palestinese. Con Israele e con la Palestina, a corrente alternata.
Capita così su ogni argomento: sempre due linee in gioco nel PD. Come a proposito dei referendum alle porte. Pro e contro, dentro e fuori.
Felice intuizione quella di Delrio, che parla di equivicinanza delle due manifestazioni. Sorta di coesistenza pacifica che, per molti aspetti, ricorda (attingendo alla geometria democristiana) l’ossimoro moroteo delle convergenze parallele.
Un’equivicinanza che è necessariamente un’equidistanza destinata a perdurare all’infinito, come le rette parallele, magari con qualche momento elastico, apparentemente convergente o divergente.
È che due anime, per prendere a prestito il Faust di Goethe, albergano nel PD, perennemente guerreggianti, con la precisazione — a complemento del vate tedesco — che l’una dall’altra non vuole né può separarsi. Terra e destino, che qui sono incarnati da una coscienza reale e da una immaginaria, cioè utilmente falsa.
Quella di un partito di centro, pro-sistemico, liberal-liberista, occidentalmente europeista, ovvero russofobico, mercimonioso, affamato di potere quanto insufflato di fanatismo suprematista.
E quella di un partito che ancora si professa ostinatamente di sinistra, temendo il baratro ideale e il disassamento politico, e che non rinuncia ad essere egemone di un campo alternativo, anche perché è da lì che trae la sua legittimazione sistemica. Diritti civili e un generico orientamento sociale come brand.
Coscienza d’essere destra e falsa coscienza d’essere di sinistra. Un intimo e inestricabile connubio. Cosa assai diversa dal rapporto fra realismo e idealismo tipico di un partito ideologico, com’era, ad esempio, il PCI.
E neppure si tratta della dualità weberiana delle due razionalità, secondo lo scopo e secondo il valore: elementi distinti di un’unica personalità unitaria (individuo o partito).
Il caso PD è proprio quello di due partiti perversamente e inestricabilmente affratellati sotto lo stesso logo. Appartamenti con un pianerottolo in comune, equivicinali in quanto appartenenti allo stesso manufatto.
Quello prosaicamente descritto dall’ing. Veltroni. Della famiglia Rossi ma anche Bianchi. Fino a che il manufatto sta in piedi, le due anime non si lasceranno mai.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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