La prima manovra economica del governo Meloni è un bagno di realtà (rispetto alle promesse elettorali) che non cambia le cose: dopo la ‘prudenza draghiana’ oggi conosciamo ‘l’austerity meloniana’.
Il governo Meloni come un Draghi bis
Il governo Meloni si muove sostanzialmente lungo il percorso tracciato dal governo Draghi per quanto concerne non solo la politica estera ma anche la politica economica, ignorando le condizioni drammatiche di milioni di cittadini o addirittura penalizzando i ceti sociali economicamente più deboli.
In Italia, nel 2010 la povertà assoluta (non potere permettersi due pasti al giorno, non avere un tetto “decente” sulla testa, non potersi vestire “dignitosamente”, dovere rinunciare a cure essenziali) riguardava 975.000 famiglie ossia poco meno di 2.500.000 persone.
Nel 2021 (fonte Istat) i poveri assoluti erano 5.600.000 e negli ultimi due anni la situazione è certo peggiorata. Quasi la metà dei poveri assoluti si trova nelle Isole e al Sud, ma si concentra soprattutto nelle aree metropolitane, di modo che città vs campagna non è più sinonimo di centro vs periferia, come accadeva nella società industriale in cui predominava il “metodo fordista”. E’ quindi finito pure il mito del cosiddetto “industrialismo”.
Ma significativo è anche che quasi il 15% delle famiglie operaie si trovino in condizioni di povertà assoluta, a conferma della diffusione del lavoro povero, cui “fa(ceva) concorrenza” il Rdc.
Oggi pure chi lavora rischia di “non mangiare”.

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