Caso Soumahoro, il problema è democratico, non personale

Fa rumore il caso Soumahoro, al di la delle implicazioni giudiziarie assenti, in quanto manifestazione della patologia, il vuoto della militanza contemporanea.

Il caso Soumahoro

Il caso Soumahoro ha a che fare con la democrazia, non è una vicenda personale. É la manifestazione sintomatologica della patologia, non la sua radice. Il vuoto della militanza contemporanea, racchiusa nella visibilità di mercato, oppressa dalla ricerca di capitale sociale da mercificare in cambio di voti, definisce lo spazio assente della politica.

I partiti, come ogni corpo intermedio, nella loro rappresentazione di classe, traducevano il conflitto in un ambito dialettico. Per farlo l’impegno richiesto era abbondante. Si manifestava nel giorno per giorno. L’aspirazione personale era mediata dalla serietà del fine collettivo, che riguardava il senso dell’esistenza, della sua fragilità. Ci si interrogava sul progresso dell’umanità in termini di destino. Il momento elettorale rappresentava un passaggio accessorio della militanza. Anche i vecchi indipendenti di sinistra tendevano a calarsi nella realtà.

Da quando lo Stato ha rinunciato alla definizione dell’indirizzo politico – un tempo consapevole della dinamica conflittuale portata dagli interessi di classe – consegnandolo alle fluttuazioni del mercato, l’impegno nei partiti ha assunto un’espressione mondana. Belle frequentazioni e arruolamento nei ranghi del carisma personale. Irrompeva nel lessico corrente il concetto di successo elettorale. Al quale la vedette di turno presta il proprio tornaconto.

Un cattivo risultato elettorale non impegna più le coscienze sulle questioni del blocco sociale, dell’egemonia, della ricerca filosofica e intellettuale in grado di sprigionare significati alla lotta. Affatica le intelligenze di partito nel riconfezionamento del brand.

Tutto si riduce a questioni di comunicazione. Una manciata di saggi, lontani dall’umidità delle sezioni, ragionano su come impacchettare il prodotto perché possa accattivare i consumatori per la prossima campagna pubblicitaria. Per individuare parole d’ordine spendibili nella futura competizione di mercato, nella quale le star più seducenti venderanno le proprie militanze. Perlopiù indistinguibili l’una dall’altra.

 

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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