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martedì, Luglio 5, 2022

Il mito del “grande centro” e Calenda, il nulla che avanza: lo 0,4% a livello nazionale presentato come il vincitore

Il mito del “grande centro” va assunto come motto di spirito, come dogma, va accolto così com’è, indipendentemente dai numeri, dai fatti: è così e basta. Lo dicono loro, i centristi.

Il mito del “grande centro” e Calenda, il nulla che avanza

Uno spettro si aggira per l’Italia, quello del “grande centro” che, nel nostro Paese, torna ciclicamente alla ribalta. Cioè l’idea propinata dai soliti noti che occorra ricostituire e guidare una forza politica alternativa alla destra, alla sinistra e ai ‘populismi’.

Perchè questa necessità? La risposta è un totem della politica italiana: perchè “le elezioni si vincono al centro”. Questo principio va assunto come motto di spirito, come dogma, va accolto così com’è, indipendentemente dai numeri, dai fatti: è così e basta. Lo dicono loro.

Loro chi? I centristi e la grande stampa che li ama. Abbiamo illustri rappresentanti del progetto “grande centro” , con percentuali elettorali condominiali, che vengono intervistati ogni 3 minuti, stanno in tv tutti i giorni, indicano la via e la strategia.

Roba che se dedicassero lo stesso spazio a partiti come Potere al Popolo, Rifondazione et similia, oltre che al “grande centro” si parlerebbe già di “pericolo soviet”, ma questi son dettagli.

E dunque via all’ennesima stagione della “corsa al centro”. A rompere gli indugi sono stati, per primi, il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il fondatore di Coraggio Italia Giovanni Toti, i quali, quattro mesi fa, hanno dato il via libera alla federazione “Italia al Centro”, con l’obiettivo di agglomerare sotto tale sigla la galassia dei partiti moderati.

Giovanni toti

Forza Italia, Italia viva, Coraggio Italia, Azione e qualche piccolo gruppo che ora è nel Misto hanno l’interesse a ragionare su come ricomporre il quadro politico nazionale pescando nel bacino di voti moderati.

Ma qui arriviamo alle note dolenti: il più grosso problema per il progetto politico di centro a  resta quello dei voti. Ma và!?  Voti che mancano, così come manca una leadership forte in grado di attrarli.

Già, perchè nonostante la presenza ossessiva in tv, sui giornali e le orde di influencer che lo fanno apparire dominante sui social, Matteo Renzi ha una presa elettorale inversamente proporzionale all’afflato dei suoi fedelissimi.

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Per ottenere risultati ormai si comporta come un simbionte: si annida in agglomerati, coi simboli in disparte, e appoggia candidati costruiti in loco sui territori, poi passa all’incasso politico. Quello elettorale al momento è un miraggio.

I sondaggi, infatti, sono impietosi e il rischio di non ottenere i numeri per entrare in Parlamento alle prossime elezioni, mettendoci faccia e simboli, è estremamente concreto.

E allora tocca metterci un volto nuovo e chi è il prescelto?  Vi diamo un suggerimento: è un altro soggetto che vedete un giorno si e l’altro pure in tv e sui giornali: Carlo Calenda.

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Proprio lui, il novello leader di quest’area immaginaria, il nuovo che avanza, nonostante sia già stato dentro montezemoliano in Confindustria e Ferrari,  a Sky, poi con Monti, poi viceministro di Letta e Renzi, poi Europarlamentare eletto col Pd e poi scaricato- ma conservando la poltrona- per formare il suo “Azione”.

Appena terminate le elezioni amministrative del 12 giugno il Corriere lo ha intervistato (strano, vero?): “Calenda è soddisfatto del risultato?”

La risposta è un capolavoro che racchiude tutto quello che abbiamo detto fino ad ora, in temrini numerici: “Abbiamo un’affermazione che va dal 10 al 25%, se si considerano L’Aquila, Palermo, Catanzaro e Parma, i quattro capoluoghi di provincia in cui noi abbiamo fatto la scelta molto radicale di andare da soli”.

Ora, se invece andate a leggere i risultati reali su Youtrend, in quelle città Calenda, con il collaudato sistema renziano, ha appoggiato candidati arrivati secondi o terzi insieme ad altre liste, o non ha presentato il simbolo. Il risultato reale a livello nazionale è lo 0,4%.

Al Corriere se ne vedono bene dal farlo notare e si complimentano con lui rilanciando: “Avete dimostrato che non andate bene solo a Roma”.

Capito? Siamo di fronte a una vera supercazzola che nasconde lo scappellamento a destra, contrariamente a quello a sinistra del conte Mascetti.

Dunque, il centro politico italiano di cui tutti parlano, nei cui ranghi fioccano partitini e nuovi leader politici, ha il piccolo problema che alla base mancano elettori. Siamo nel campo della pura immaginazione.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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