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Il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto palestinese-israeliano, evidenzia il sostegno di Biden a Tel Aviv, nonostante i diversivi mediatici, con i rifornimenti di aiuti militari che quotidianamente arrivano. E il genocidio persiste.
Le responsabilità statunitensi nel genocidio palestinese
– Federico Giusti*
Biden nulla fa per porre fine al genocidio palestinese tanto che perfino centri studi di geopolitica come l’Ispi sono costretti ad ammettere che il perdurare di una guerra tanto cruenta quanto disumana è responsabilità degli Usa che non vogliono applicare le risoluzioni dell’Onu e porre il veto per i rifornimenti di aiuti militari che “quotidianamente arrivano ad Israele”.
I rapporti tra Israele e Usa sono particolarmente stretti se a governare è una amministrazione democratica come quella Biden, a partire dalla guerra del 1973, anno della crisi petrolifera, il sostegno militare ed economico statunitense è andato crescendo in maniera esponenziale.
Il sostegno di Biden va analizzato e compreso soprattutto dopo il documento sulla Guerra globale approvato dal Congresso Usa nel dicembre 2023.
Israele ha un ruolo nevralgico nell’area mediterranea e medio orientale, poi ci sono anche ragioni interne legate alla scadenza delle Presidenziali, oltre il 70% degli ebrei Usa è schierato a favore di Biden e possono contare su una vasta rete mediatica e ingenti risorse economiche a disposizione (si parla di 3 miliardi di dollari di dollari per la campagna elettorale democratica).
Ma gli Usa sono anche il paese ospitante le più grandi comunità ebraiche antisioniste, organizzate attraverso associazioni contro le quali si stanno accanendo le autorità universitarie per delegittimare l’operato degli studenti filo palestinesi.
Siamo davanti a una sorta di merce di scambio, da una parte il sostegno economico e politico delle lobby sioniste a favore di Biden, dall’altra aiuti militari ad Israele e sostegno internazionale alle politiche di progressiva espulsione dei palestinesi dalle loro terre.
La Resistenza palestinese, nonostante 33 mila morti, continua ad esistere e in alcuni ambienti internazionali è forte la preoccupazione che perseverando nei bombardamenti a tappeto contro Gaza si ottenga solo il risultato di rafforzarla facendo durare anni un conflitto militare che Israele pensava invece di liquidare in poche settimane.
Un eventuale successo elettorale dei Repubblicani e di Trump cambierebbe forse gli scenari, di certo ad oggi il Presidente Usa vuole assicurare la “capacità di Israele di ottenere piattaforme e munizioni” e al contempo devono rispondere alla richiesta di aprire un secondo fronte militare nel sud del Libano contro Hezbollah portando attacchi militari in profondità all’interno del Libano e nella zona di confine con Israele dove decine di migliaia di persone sono state sfollate nelle ultime settimane.
In queste ore esponenti del Governo di Israele hanno annunciato l’apertura di un nuovo tavolo con gli Usa ove discuteranno ” anche della necessità di riportare le comunità settentrionali di Israele alle loro case, sia che ciò avvenga attraverso un’azione militare o un accordo”.
E intanto gli Usa e i loro principali alleati continuano a negare aiuti economici alle Nazioni Unite, all’UNRWA, accusata senza prove di appoggiare Hamas. Alcuni dipendenti UNRWA , si contano sulle dita di una mano su migliaia di unità, avrebbero, stando a fonti israeliane, aiutato la Resistenza palestinese ma a tal riguardo si attendono ancora documenti che attestino la veridicità della accuse.
Questa accusa ha portato Israele a bloccare 7000 camion al confine con l’Egitto e i paesi Nato a sospendere ogni aiuto alla associazione che si occupa di rifugiati palestinesi che stanno morendo “come mosche”, di fame e senza medicine.

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