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Guterres: “I palestinesi di Gaza, bambini, donne e uomini, vivono dentro un incubo infinito. Porto la voce della grande maggioranza del mondo che ne ha avuto abbastanza”.
Gli aiuti per Gaza bloccati da Israele. Onu: “Oltraggio morale”
Dopo cinque mesi e mezzo di guerra devastante nella Striscia di Gaza, che l’ha fatta sprofondare in una situazione umanitaria catastrofica, il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è recato sul lato egiziano della città di confine di Rafah, dove ha detto di essere venuto per attirare l’attenzione sul “dolore degli abitanti di Gaza, intrappolati in un incubo senza fine”.
Durante la conferenza stampa in mezzo al deserto Guterres, ha definito un “oltraggio morale” gli ostacoli all’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dove secondo le autorità egiziane sono fermi più di 7.000 camion carichi di aiuti che attendono istruzioni da Israele per entrare nell’enclave.
“Una lunga fila di camion di soccorso bloccati da un lato del cancello, e la lunga ombra della fame dall’altro lato. Questo è più che tragico, è un oltraggio morale”, ha detto il Segretario generale dell’Onu. “I palestinesi di Gaza, bambini, donne e uomini, vivono dentro un incubo infinito. Porto la voce della grande maggioranza del mondo che ne ha avuto abbastanza”.
Da Rafah a Kerem Shalom, crudeltà disumana
Non va meglio ai camion che sono riusciti ad attraversare il valico israeliano di Kerem Shalom, a est della Striscia, secondo quanto denuncia Philippe Lazzarini, capo dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, che ieri ha scritto che a un convoglio di cibo dell’Unrwa è impedito di raggiungere il nord di Gaza, dove è ormai accertata la realtà di una gravissima carestia. Ed è la seconda volta in una settimana, dice Lazzarini. Piano preordinato quindi. Stereminio per fame dopo le bombe?
Si muore anche dentro lo Shifa, il più grande degli ospedali di Gaza, segnala Chiara Cruciati sul Manifesto. Al sesto giorno di assedio israeliano, hanno perso la vita cinque feriti per l’impossibilità di ricevere cure adeguate. Non c’è cibo, non c’è acqua e i bulldozer israeliani proseguono nella distruzione del compound. Tel Aviv ieri ha aggiornato il numero di uccisi e arrestati dentro lo Shifa, tutti ‘miliziani di Hamas’ secondo l’esercito israeliano: oltre 170 i morti, 800 i sospetti detenuti. I palestinesi insistono: sono civili.
Tutto un campo di battaglia
“L’intera area è stata trasformata in un campo di battaglia – riportava ieri il corrispondere di Al Jazeera, Hani Mahmoud – Intorno allo Shifa l’esercito israeliano sta sistematicamente appiccando incendi agli edifici. E continua a operare con violenza all’interno, danneggiando equipaggiamento medico”. Immagini catturate da video girati nei dintorni dello Shifa mostrano le fiamme avvolgere le case, svuotate dai loro abitanti, cacciati o arrestati – dice la stampa presente.
Più a sud, al confine con l’Egitto, a poca distanza da dove Guterres ha lanciato il suo appello, cadono ancora le bombe. Nelle ultime 24 ore Rafah è stata colpita più volte da droni armati. Nei quartieri est della città un missile ha sfondato una palazzina in cui una famiglia di sfollati aveva creduto di trovare rifugio. Cinque uccisi, tutti bambini, sette i feriti portati all’ospedale al-Najjar. Numeri che aggiornano il bilancio delle vittime dal 7 ottobre, oltre 32.120, a cui si aggiungono quasi 74.500 feriti.

(Fonte)
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