www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
La risoluzione 2803 dell’Onu legittima l’occupazione israeliana di Gaza, subordinando il diritto all’autodeterminazione palestinese a riforme indefinite. Nessun meccanismo di responsabilità o riparazione per le vittime: il diritto internazionale trattato come ostacolo.
Gaza sotto tutela: quando l’Onu legittima l’illegale
La risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata il 17 novembre 2025, si presenta come un capolavoro di contraddizioni. Dal punto di vista del diritto internazionale, è un documento che oscilla tra farsa e aberrazione giuridica: promette il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, ma lo vincola a un indefinito percorso di riforme dell’Autorità nazionale palestinese, ente che curiosamente la risoluzione non nomina.
Il risultato è chiaro: trasformare un diritto inalienabile, sancito dalla Carta dell’Onu e dalla Corte Internazionale di Giustizia, in una chimera da raggiungere “quando sarà possibile”. Tradotto in termini concreti: uno Stato palestinese rimandato sine die.
Il Consiglio di Sicurezza sembra ignorare che i suoi poteri non possono derogare al diritto internazionale cogente. La Commissione di diritto internazionale dell’Onu ha più volte ribadito che atti vincolanti di organizzazioni internazionali non hanno validità se contraddicono principi inderogabili.
Ma nella risoluzione 2803, questo principio sembra sospeso: si legittima un ordine internazionale che ribalta il diritto a favore dell’occupazione esistente.
Un’amministrazione “internazionale” che ricorda il colonialismo
La creazione di un’amministrazione fiduciaria internazionale su Gaza, affidata al cosiddetto Board of Peace (BoP), è il culmine dell’ipocrisia. Un organo ibrido con poteri vaghi e ampi, presieduto dal presidente Donald Trump, si sovrappone all’occupazione israeliana senza contestarne l’illegalità e rischia di cristallizzarla nel tempo.
Nessun meccanismo di responsabilità paragonabile a quelli di Unmik in Kosovo o Untaet a Timor Est è previsto: la trasparenza diventa opzionale, la legalità, una questione di buona volontà.
La risoluzione autorizza anche la creazione della International Stabilization Force (ISF), con formula classica di “tutte le misure necessarie”, ma sotto il comando del BoP. Gli Stati membri devono solo riferire periodicamente al Consiglio di Sicurezza, senza alcuna verifica stringente.
Nel frattempo, la demilitarizzazione della Striscia di Gaza resta unilaterale e il ritiro israeliano subordinato all’accordo con il suo esercito, che può mantenere una presenza indefinita. Tradotto: occupazione legittimata e militarmente garantita.
Omessi crimini e vittime senza giustizia
Non sorprende che la risoluzione ignori del tutto i crimini internazionali commessi negli ultimi due anni: nessun riferimento ai rapporti della Commissione d’inchiesta Onu, alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 2024 o alle indagini della Corte Penale Internazionale. Le vittime della guerra a Gaza non hanno diritto a riparazioni: chi ha devastato la Striscia resta impunito. In una volta sola, il Consiglio di Sicurezza consegna il monopolio della violenza e dell’impunità, mentre il diritto internazionale è relegato a fastidioso intralcio burocratico.
Il caso di Gaza segue di pochi giorni una decisione altrettanto controversa sul Sahara occidentale (risoluzione 2797), in cui gli Stati Uniti hanno di fatto sancito la sovranità marocchina, ignorando il diritto all’autodeterminazione del popolo Sahrawi. La continuità non è casuale: il Consiglio appare sempre più un organo condizionato dagli interessi dei membri permanenti, pronto a ignorare leggi, principi e Carta Onu pur di favorire gli alleati più forti.
In sostanza, il diritto internazionale è trattato come un ostacolo, la pace giusta come utopia, e l’autodeterminazione dei popoli come accessorio da sospendere a piacimento. Gaza, oggi, non è solo sotto occupazione: è sotto una tutela internazionale che la legittima e la istituzionalizza, certificando l’impotenza della comunità globale e la mercificazione della legalità.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Israele perde la guerra dell’immagine: la disfatta della Hasbara
- Dietro la moda, la fabbrica: Firenze svela il volto nascosto del lusso
- Centrali in fiamme e propaganda in farsa: il fronte ucraino crolla, i social insabbiano
- Gaza, la tregua come finzione: la guerra continua sotto silenzio
E ti consigliamo
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













