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Il governo israeliano insiste: “Avanti fino a Rafah“. L’attacco alla città sul confine tra Gaza e l’Egitto in cui sono ammassati centinaia di migliaia di sfollati, rischia di far esplodere Il Cairo, sempre più in crisi.
Idf verso Rafah, Egitto in allarme
Il ministro della Difesa israeliano Gallant ha lasciato pochi dubbi sulle intenzioni del gabinetto di guerra: “Raggiungeremo anche i luoghi dove non abbiamo ancora combattuto, nel centro della Striscia di Gaza e nel sud, e soprattutto nell’ultima roccaforte rimasta ad Hamas, Rafah“
Ma la bomba Netanyahu con la complicità statunitense rischia di colpire l’Egitto come “vittima collaterale”. La massa di disperati palestinesi che premono sul confine del Sinai, le operazioni militari Usa in Siria e Iraq, il crollo del traffico nel Canale a causa del conflitto nel Mar Rosso con lo Yemen, vanno a colpire un Paese in ginocchio per la crisi economica che sta portando la popolazione alla fame.
Il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry si è incontrato col collega francese Stephane Sejourne ammonendo sul pericolo reale di un conflitto più ampio in Medio Oriente se non sarà raggiunto subito un cessate il fuoco a Gaza, sottolineando come il pericolo che un’avanzata israeliana sulla città di Rafah spinga centinaia di migliaia di palestinesi a riversarsi nel Sinai dando inizio a una nuova Nakba, a cui difficilmente l’Egitto potrebbe non reagire.
A questo si aggiunge che il traffico che attraversa Suez – prima del 7 ottobre ci passava il 12% del commercio globale – è diminuito del 40% perché molti mercantili ora scelgono la rotta lunga ma sicura aggirando l’Africa. Una perdita di introiti da pedaggi in termini di miliardi, ma anche una diminuzione delle importazioni di carburante, cibo e materie prime necessarie all’industria egiziana.
Al Cairo cresce l’insoddisfazione per la politica degli Stati uniti a favore di Israele, mentre il presidente al-Sisi deve tenere conto anche dell’instabilità in Libia e Sudan alle sue porte, e lo segnala inascoltato. Debolezza politico diplomatica Usa che, unita al sostegno quasi incondizionato a Tel Aviv, potrebbe sfociare in scontro militare aperto con l’Iran che l’Egitto non vuole assolutamente.

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